Home / Tasse e tributi / Tassazione atti giudiziari: come funziona il pagamento dell’imposta di registro?

Tassazione atti giudiziari: come funziona il pagamento dell’imposta di registro?

tassazione atti giudiziari

Ogni tipo di atto giudiziario può prevedere un costo. Si chiama tassazione degli atti giudiziari e rappresenta uno degli adempimenti previsti quando si ha a che fare con la Giustizia.

Dai decreti ingiuntivi, alle sentenze fino ai provvedimenti di esecuzione immobiliare, i balzelli da corrispondere allo Stato si applicano in molti casi e comprenderne il reale importo non è sempre facile.

Si tratta dell‘imposta di registro, cioè la tassa che viene applicata sulla registrazione della sentenza o della stessa pronuncia di un giudice.

E’ indispensabile tenere presente che l’Agenzia delle Entrate, in questi casi, ritiene il pagamento obbligatorio per entrambe le parti in causa.

 

 

L’avviso avviene, pertanto, attraverso una missiva, di colore verde, che giunge sia al soggetto che ha vinto la causa che alla parte soccombente. In generale è, però, chi ha perso la causa che deve pagare l’imposta di registro, tranne per determinati casi.

Tassazione atti giudiziari: chi paga?

Naturalmente l’aspetto del pagamento dell’imposta di registro è una dei più importanti che si pone al termine di un processo. La Legge prevede che il versamento avvenga in maniera solidale ed è di fondamentale importanza; solo dopo aver corrisposto quanto dovuto, infatti, la registrazione dell’atto avviene regolarmente.

In sostanza, nonostante sia il soggetto che ha perso la causa a dover corrispondere l’importo, nel caso in cui quest’ultimo non riesca a pagare, sarà l’altro a versare l’imposta, con la possibilità di rivalersi in un secondo momento.

Insomma una normativa chiara e che prevede degli effetti specifici. Ma come è valutata la tassazione degli atti giudiziari?

I criteri di applicazione dell’imposta

Un procedimento ben preciso prevede la registrazione dell’atto giudiziario e la tassazione applicata. Sono i cancellieri, oltre al segretario del Tribunale, ad avere l’obbligo di registrare la sentenza comunicando il tutto, nei tempi previsti, all’Agenzia delle Entrate. Il procedimento può partire entro dei termini temporali ben precisi, ma che cambiano a seconda della tipologia di causa da registrare.

 

 

Per le cause civili, ad esempio, la richiesta di registrazione deve avvenire entro cinque giorni dalla sentenza come anche per i decreti ingiuntivi. In caso di causa penale, con tanto di risarcimento danni della parte soccombente, la richiesta può essere avanzata entro i cinque giorni mentre, per i decreti di trasferimento di procedure esecutive, il tempo trascorso dalla sentenza passa a venti giorni.

Ricevuta la richiesta, nei limiti precedentemente specificati, l’Agenzia delle Entrate può provvedere ad emettere l’avviso di liquidazione con l’invito al pagamento dell’imposta, entro un limite di due mesi dall’emissione.

Il pagamento avviene attraverso un modello F23 da parte della parte in causa. Riguardo questo aspetto è importante tenere presente che, spesso, è lo stesso avvocato ad adempiere al pagamento. Richiedere al proprio legale di provvedere al versamento facilita notevolmente la vita del cliente anche se, con i nuovi strumenti messi in campo dall’Agenzia delle Entrate, effettuare il pagamento è molto più semplice rispetto al passato.

L’individuazione della somma da corrispondere può avvenire, ora, attraverso il sito internet dell’Agenzia dell’Entrate, indicando i dati essenziali della sentenza. Bastano poche informazioni, come la tipologia di atto (descritto con una serie di sigle come SC che, ad esempio, indica una sentenza civile) per portare a termine il procedimento.

Come individuare l’importo sul sito dell’Agenzia delle Entrate

Come accennato in precedenza l’Agenzia delle Entrate ha messo in campo un servizio destinato appositamente all’individuazione dell’imposta da corrispondere. Indicando sul sito “Tassazione per la Registrazione degli Atti Giudiziari” l’avvocato, o il cliente stesso, può accedere al servizio specifico. Il portale, a questo punto, proporrà un form con l’indicazione delle informazioni della sentenza: l’ufficio finanziario, l’ente che l’ha emessa ed in che anno, la tipologia del provvedimento ed il codice.

Al termine della compilazione, se esatta, il sito invierà in un’ulteriore pagina con il codice dell’ufficio dell’Agenzia delle Entrate. I dati da inserire, in questo caso, sono la causale da indicare sul modello, i dati dell’atto, quelli del richiedente, il codice tributo e l’ammontare dell’imposta.

Nel caso in cui la procedura di pagamento dell’imposta incappi in qualche errore, il soggetto interessato ha la possibilità di richiedere una revisione della liquidazione o, più semplicemente, realizzare nuovamente il pagamento chiedendo successivamente il rimborso: solo in questo modo non verranno allungate le tempistiche di pubblicazione della sentenza emessa.

Gli effetti della registrazione

La sentenza del giudice, come detto, viene registrata dai cancellieri. Il testo del provvedimento, a questo punto, può essere rilasciato in copia, in originale e in estratto. Si tratta di un passaggio che, però, non può essere realizzato in determinate condizioni.

 

 

Si tratta di situazioni particolari come nel caso in cui documento rilasciato sia destinato alla prosecuzione del procedimento in un’altra sede, per gli atti che vengono richiesti per un procedimento giurisdizionale o destinati all’approvazione oppure all’omologazione. Stesso procedimento anche per le trascrizioni dei registri immobiliari, per gli atti che devono essere depositati, per legge, nei pubblici uffici o per il rilascio necessario ad un provvedimento di esecuzione forzata.

   

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *