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Successione ereditaria: ripartire il patrimonio del defunto

Successione ereditariaQuando una persona muore il suo patrimonio deve essere gestito adeguatamente. Per questo motivo esistono le pratiche legate alla successione ereditaria. Ma che cos’è di preciso la successione ereditaria? Quali documenti bisogna compilare? Come comportarsi? In questo articolo ci occupiamo proprio del tema della successione testamentaria.

Con questo termine ci si riferisce al trasferimento del patrimonio ereditario dal soggetto morto, il cosiddetto de cuius, ai suoi successori. Il patrimonio consiste nell’insieme dei rapporti patrimoniali trasmissibili che fanno capo al defunto al momento della morte. I rapporti patrimoniali trasmissibili sono sia attivi che passivi: da ciò si evince che l’eredità non si costituisce soltanto dei beni e dei crediti di cui è titolare il de cuius al momento della morte, ma anche dei suoi debiti.

Il Codice civile, che disciplina tale materia, effettua una distinzione tra successione legittima e successione testamentaria: la prima è la successione di determinati parenti legati al defunto da legami di parentela importanti a tal punto che il legislatore ha voluto proteggere esplicitamente.

 

 

 

Quella testamentaria, invece, è la modalità successoria che si determina grazie all’esistenza di un testamento olografo, pubblico o segreto redatto dal testatore. Sia l’eredità legittima che quella testamentaria prevedono che il chiamato all’eredità decida se accettare l’eredità o se rinunciarvi entro un determinato periodo stabilito dalla legge. Nei prossimi paragrafi affrontiamo la questione inerente a chi deve succedere, quali sono i documenti necessari alla successione, quali le quote che spettano ai soggetti coinvolti e quali le imposte da pagare.

Dichiarazione di Successione: tempi e soggetti coinvolti

Chi può succedere? L’articolo 462 del codice civile prevede che il chiamato alla successione per essere definito capace di succedere si debba trovare in determinate condizioni al momento dell’apertura della successione:

“Possono accedere alla successione tutti coloro che sono nati o concepiti al tempo dell’apertura della stessa. Salvo prova contraria, si presume concepito al tempo dell’apertura della successione chi è nato entro i trecento giorni dalla morte della persona della cui successione si tratta. Possono inoltre ricevere per testamento i figli di una determinata persona vivente al tempo della morte del testatore, benché non ancora concepiti”.

Molti soggetti hanno il dubbio circa il momento in cui avviene il passaggio nella titolarità del patrimonio: il presupposto della successione è rappresentato dal decesso del soggetto titolare del patrimonio, il quale viene devoluto per mortis causa e in base alle modalità previste dalla legge. Cosa stabilisce quindi la legge? La successione ereditaria è disciplinata dal codice civile: all’articolo 456 di tale codice viene stabilito che:

“la successione si apre al momento della morte, nel luogo dell’ultimo domicilio del defunto”.

Il testamento è il documento con cui il defunto stabilisce i passaggi di proprietà dei suoi averi, tuttavia, come abbiamo anticipato, la legge tutela determinati parenti del de cuius, stabilendo delle quote di cui il defunto non può disporre del tutto.

In mancanza di testamento è la legge a stabilire le quote di successione, sempre tenuto conto di queste priorità dettate dal legislatore (successione legittima). Vediamo nel dettaglio le quote ereditarie, è l’articolo 565 del Codice Civile a stabilire che:

“nella successione legittima, l’eredità si devolve al coniuge, ai discendenti, legittimi e naturali, agli ascendenti (legittimi), ai collaterali, agli altri parenti e allo Stato, nell’ordine e secondo le regole stabilite nel presente titolo”.

Esistono diverse combinazioni di successione: nel primo caso vi è la presenza del coniuge e dei discendenti, ossia i figli legittimi e quelli naturali.

 

 

Al coniuge spetta metà dell’eredità, in concorso con un solo figlio, oppure gli spetta un terzo dell’eredità qualora vi siano più figli. In questa eventualità ad essi spettano i due terzi dei beni, suddivisi in parti uguali. Se invece vi sono il coniuge, gli ascendenti o i collaterali (che sono i fratelli e le sorelle), ma non troviamo discendenti, al primo spettano i due terzi dell’eredità, agli altri un terzo. Ciò è stabilito dall’articolo numero 582 del codice civile:

Se ad ereditare è chiamato solamenteil coniuge, ma non discendenti, ascendenti o collaterali del defunto, allora, così come stabilito dall’articolo 583 c.c., egli erediterà l’intera eredità. Qualora, al contrario, non vi fosse il coniuge, ma soltanto i discendenti, ad essi va devoluta l’intera eredità suddivisa in parti uguali (art. 566 c.c.).

I casi continuano: se non vi sono né il coniuge, né i discendenti, ma soltanto gli ascendenti e i collaterali, allora questi ultimi dovranno suddividersi l’intera eredità in parti uguali. In mancanza di coniuge, figli, ascendenti e collaterali saranno chiamati a succedere i parenti fino al sesto grado, mentre se non vi sono congiunti e non esiste un testamento l’eredità viene totalmente devoluta allo Stato.

Accettazione dell’eredità

In seguito all’apertura della fase successoria, il successore può decidere se accettare o meno l’eredità, assumendo a pieno titolo il ruolo di erede. Per fare ciò il soggetto ha un periodo di tempo stabilito, che prende il nome di giacenza dell’eredità.

Durante questi giorni il chiamato a succedere non può disporre dei beni, ma può compiere atti di conservazione degli stessi fino alla nomina di un curatore. Come avviene l’accettazione? Essa può essere espressa, tacita o presunta e il diritto di accettare si prescrive in 10 anni.

Le persone incapaci e i minori d’età possono accettare solo con beneficio d’inventario. Esiste anche il caso in cui un legittimo erede venga escluso dalla successione, perché ritenuto non idoneo a subentrare nei rapporti di cui era titolare il defunto per motivi di indegnità o per diseredazione.

Rinuncia all’eredità

Per quanto riguarda la rinuncia, invece, essa è disciplinata dall’articolo 520 del codice civile e deve essere totale e espressa entro tre mesi dall’apertura della successione. La rinuncia richiede un atto formale da effettuarsi con una dichiarazione ricevuta da un notaio o davanti il cancelliere del tribunale, così come stabilito dall’articolo 519 del codice civile.

La parte oggetto della rinuncia va ad accrescere l’ammontare dell’eredità in capo agli altri eredi, tuttavia è revocabile, a meno che non sia trascorso il tempo stabilito per legge. L’atto di rinuncia viene iscritto nel registro delle successioni e trascritto nei registri immobiliari.

Esiste una terza opzione tra l’accettazione e la rinuncia, ossia l’accettazione con beneficio d’inventario: questa possibilità tiene separati il patrimonio dell’erede da quello del de cuius.

Significa solo il patrimonio ereditario risponderà delle passività, mentre l’erede non sarà costretto a pagare con beni propri.

La dichiarazione di successione e la tassa di successione

Ciò che abbiamo visto sinora è valido in ambito civilistico: per quanto riguarda gli obblighi fiscali la legge prevede che debba Dichiarazione di successioneessere presentata obbligatoriamente la denuncia di successione. Di cosa si tratta? Questo atto è una dichiarazione espressa effettuata da parte degli eredi, sia legittimi che testamentari, con cui essi dichiarano al fisco i beni immobili, quelli mobili, il denaro, i gioielli ed ogni altro bene a loro pervenuto per successione dal de cuius.

Tale dichiarazione va presentata entro sei mesi dall’apertura della dichiarazione: ad oggi gli eredi hanno l’obbligo di presentare la dichiarazione di successione nel caso in cui la massa ereditaria comprenda anche beni immobili. Diversamente non sussiste obbligo.

I parenti che hanno tale responsabilità sono i chiamati all’eredità ed i legatari, i soggetti immessi nel possesso dei beni del defunto, gli amministratori dell’eredità, i curatori delle eredità giacenti e infine gli esecutori testamentari.

Per quanto riguarda l’imposta di successione, essa si determina secondo queste aliquote: per il coniuge ed i parenti in linea retta l’aliquota è al 4%, e la franchigia a un milione di euro; per fratelli e sorelle attualmente, l’aliquota è al 6%, e la franchigia è uguale; per gli altri parenti fino al quarto grado, affini in linea retta, affini in linea collaterale fino al terzo grado la franchigia è pari al 6%; infine la percentuale è al 8%, senza franchigia per gli altri soggetti.

Documenti per la successione ereditaria

Concludiamo il nostro articolo riportando l’elenco dei documenti necessari alla successione ereditaria. Per poter procedere con le pratiche bisogna presentare in sede di successione il certificato di morte del de cujuis, la dichiarazione sostitutiva dell’ atto di notorietà che certifica la situazione di famiglia originaria del defunto, i codici fiscali del defunto e degli eredi fotocopiati e le residenze degli stessi.

Inoltre bisogna allegare il testamento (se c’è), gli atti di acquisto di terre e fabbricati e quelli di donazione stipulati in vita dal de cuius e atti di vendita stipulati negli ultimi sei mesi di vita.

Infine bisogna munirsi delle successioni precedenti, dei certificati o visure catastali, della documentazione riguardante eventuali variazioni dei fabbricati.

 

 

Per quanto riguarda i terreni bisogna fotocopiare il certificato di destinazione urbanistica da richiedere all’ufficio tecnico del comune di appartenenza, mentre per i conti correnti bancari o postali serve dichiarazione della banca o della posta del saldo e interessi alla data del decesso.

Per le azioni o titoli bisogna presentare certificazione della banca. In ultimo bisogna dichiarare eventuali altre somme maturate e che non sono state percepite, la fattura della spese del funerale, eventuali spese mediche affrontate negli ultimi sei mesi di vita e i mutui ipotecari (certificato bancario di finanziamento alla data della morte e contratto di accensione del mutuo).

   

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