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Scaglioni IRPEF: le aliquote calcolate per i vari redditi imponibili

Scaglioni irpef

Progressività e proporzionalità: i punti cardine dell’IRPEF si basano sul principio della capacità contributiva dei cittadini. Insomma a redditi alti corrisponde un ammontare dell’imposta maggiore. Si tratta di caratteristiche che rendono l’IRPEF un’imposta quasi unica in Italia.

Sono gli scaglioni a determinare l’ammontare dell’imposta che ogni contribuente deve corrispondere annualmente all’Erario. Si parte da un minimo del 23 ad un massimo del 43%; il peso dell’imposta da versare viene deciso periodicamente: quello appena descritto è l’importo previsto per il biennio 2015 – 2016.

Ma una riforma, messa in campo dall’Esecutivo, applicherà una serie di modifiche, a partire dai prossimi anni. Insomma un campo in continua evoluzione ed in grado di riservare sorprese, anno per anno.

 

 

IRPEF, come si determina l’imposta

La determinazione dell’importo da versare varia a seconda di precise condizioni. Il reddito complessivo del contribuente è senza dubbio uno degli aspetti di maggior peso. Si tratta del frutto di un calcolo aritmetico che prende in considerazione la somma dei redditi imponibili netti e riferiti alle varie categorie di lavoratori. A questo valore si aggiunge il reddito imponibile al netto degli oneri deducibili e delle perdite riferite agli anni precedenti.

L’imposta netta si calcola prendendo in considerazione le aliquote progressive previste dall’Erario ed applicate per i vari scaglioni stabiliti per il pagamento dell’IRPEF. Si ha, così, l’imposta lorda: un ammontare a cui dovranno essere sottratte la varie detrazioni applicabili oltre agli eventuali acconti o crediti di imposta.

Tornando agli scaglioni di imposta, è indispensabile tenere presente come siano oggetto di continui cambiamenti e rivalutazioni perciò tenersi informati, di volta in volta, è essenziale.

Scaglioni IRPEF: la classificazione

Aliquote diverse per scaglioni differenti: l’individuazione della classificazione applicata al proprio reddito è indispensabile per comprendere l’ammontare dell’imposta. Con un reddito imponibile inferiore a 15mila euro, l’aliquota prevista è pari al 23%. Si tratta del valore minimo applicato agli importi inferiori. In questa fascia, facendo un calcolo approssimativo, rientrano i lavoratori con un reddito mensile non superiore ai 1.250 euro.

Cambiano le cose per i redditi che vanno da 15.001 a 28.000 euro. In questo caso il valore dell’aliquota è del 27%. L’IRPEF lordo è di 3.450 euro più la percentuale del 27% per la quota che supera i 15.000.

Sale l’aliquota per gli importi superiori ai 28.001 fino a 55.000 euro. In questo caso il valore da corrispondere è pari al 38%  sulla parte eccedente ai 28mila euro più 6.860 euro. In questo caso l’importo medio mensile non dovrebbe superare i 2.335 euro.

 

 

Il penultimo scaglione dell’IRPEF comprende i redditi che vanno da un minino di 55.001 euro ad un massimo di 75.000. L’aliquota applicata ha un valore del 43%. L’IRPEF lordo è pari a 17.220 più il 41% sulla quota eccedente ai 55mila euro. Si tratta di lavoratori con un reddito mensile non superiore ai 4.583 euro. E’, al massimo, di 6.250 euro il reddito mensile percepito per gli appartenenti a questa determinata fascia.

Un ammontare massimo è previsto per lo scaglione di reddito superiore ai 75mila euro. In questo caso l’aliquota è del 43% per un’IRPEF lorda di 25.420 a cui si aggiunge il 43% applicato sulla parte eccedente ai 75mila euro.

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In questo caso il reddito percepito ogni mese è superiore ai 6.250 euro.

Le categorie di lavoratori

Abbiamo solo accennato alla determinazione dell’imposta a seconda dell’attività lavorativa svolta. Si tratta di un aspetto importante e regolamentato dal TUIR, il Testo Unico delle Imposte sui Redditi. Sono sei le tipologie di attività che vengono prese in considerazione per la valutazione dell’aliquota IRPEF.

Il reddito da lavoro dipendente ed “assimilati” rappresenta la prima categoria riportata nel Testo Unico.

La seconda riguarda, invece, i lavoratori autonomi. Si tratta dei professionisti sui quali ricade un altro tipo di aliquote.

Differente valutazione viene applicata anche per i proventi di impresa cioè provenienti da azioni e dividendi azionari e per il reddito da capitale.

L’ultima categoria presa in considerazione riguarda i redditi “diversi” riguardante categorie residuali e non prese in considerate nelle precedenti classificazioni.

Deduzioni e detrazioni IRPEF: il funzionamento

L’indicazione delle categorie è essenziale per la determinazione delle possibili deduzioni sull’imposta. Ogni tipologia di attività, infatti, prevede un margine di deduzione utilizzato per abbattere l’imponibile (quindi all’origine).

A questi aspetti si aggiungono le esenzioni applicabili per le differenti tipologie di reddito e le detrazioni IRPEF, in grado di diminuire, invece, il peso dell’imposta. Il calcolo delle aliquote avviene prendendo in considerazione il reddito imponibile considerato nella sua interezza: il frutto, cioè, delle varie voci di reddito.

Un altro aspetto da tenere presente sono gli acconti. Si tratta di voci la cui indicazione avviene al margine ed indicano eventuali pagamenti già effettuati durante l’anno di imposta. Scorporando queste cifre si avrà l’imposta netta IRPEF da pagare.

Scaglioni IRPEF, un ultimo ‘particolare’ a cui porre attenzione

Si tratta di un fattore da tenere bene in mente quando si parla della valutazione degli scaglioni IRPEF. Nella classificazione delle varie categorie prese in considerazione, sono indicate degli importi da pagare, in realtà, solo sulle eccedenze del reddito percepito.

 

 

In pratica nel caso in cui l’ammontare sia superiore a 35mila euro, l’importo da versare sarà calcolato  non sul reddito complessivo, ma solo sulla quota superiore ai 28mila euro. Sulla fetta di reddito precedente, invece, viene valutata l’imposizione prevista per quel determinato scaglione.

 

   

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