Home / Tasse e tributi / Ritenuta d’acconto, cos’è e dove si applica

Ritenuta d’acconto, cos’è e dove si applica

ritenuta d'acconto

Quando si parla di ritenuta d’acconto, risulta indispensabile chiarire immediatamente che si tratta di una trattenuta Irpef che si effettua su quelle che sono le somme di denaro che si ricevono da clienti e/o datori di lavoro, ma anche da banche e istituti finanziari, che sono i cosiddetti sostituti di imposta.

Ritenuta d’acconto: cos’è?

La ritenuta d’acconto è un metodo che molti legislatori hanno preso in considerazione al fine di assicurare il versamento delle tasse. In poche parole, si tratta di una trattenuta sul compenso soggetto a tassazione, che viene pagato da un committente a un altro soggetto, che viene definito come percipiente.

Oltre che in Italia, la ritenuta d’acconto è utilizzata anche in Spagna e Portogallo, nel Regno Unito ma anche negli Stati Uniti e in Canada.

 

 

Solitamente è il sostituto di imposta che applica quest’ultima alle fatture di acquisto per servizi e per prestazioni di lavoro tanto autonomo quanto dipendente.

I compensi che sono soggetti a ritenuta d’acconto sono: i redditi da lavoro dipendente, i redditi da lavoro autonomo, i redditi da capitale e tutti gli altri che rientrano nella categoria che richiede suddetta ritenuta.

Ritenuta d’acconto: uno strumento per liberi professionisti

Come detto, esistono le ritenute sui redditi di lavoro autonomo a titolo Irpef, che sono quelle che si adoperano quando si svolge una prestazione lavorativa occasionale.

Nello specifico, in questo caso il cliente, che è titolare di partita Iva, andrà a versare, tramite modello F24 e tramite codice tributo 1040, una parte delle tasse che il soggetto che riceve il compenso dovrà poi liquidare attraverso dichiarazione dei redditi.

In questo specifico caso, l’aliquota ordinaria della ritenuta d’acconto è pari al 20% dell’imponibile, anche se, per alcune operazioni e alcuni casi specifici precedentemente stabiliti per legge, ci sono delle deroghe. Quindi, chi deve un compenso al lavoratore autonomo, non andrà a pagare l’intera somma fatturata, bensì la differenza al netto della ritenuta.

In questo caso, il versamento all’erario della ritenuta deve essere effettuato, come detto prima tramite modello F24, entro quelli che sono i termini previsti per legge per la liquidazione delle altre imposte. In generale, quindi, entro il giorno 16 del mese successivo al pagamento.

Inoltre, entro il giorno 28 febbraio dell’anno successivo al pagamento, si deve inviare una certificazione che indichi il pagamento dei compensi e la trattenuta effettuata, sottoscritta e debitamente firmata. Queste certificazioni, poi, devono essere allegate al modello 770 dei sostituti di imposta.

 

 

Nello specifico, il tutto deve comparire nella sezione “Comunicazione dati lavoro autonomo”: gli estremi dei versamenti effettuati con F24 devono essere inseriti nel quadro ST.

Ritenuta d’acconto sui redditi da lavoro dipendente

 Cosa accade nel caso in cui il lavoro sia dipendente e non da libero professionista? In questo specifico caso, la ritenuta d’acconto si configura come una trattenuta su quelle che sono le retribuzioni percepite dai lavoratori dipendenti.

Anche in questo caso, il versamento all’erario della ritenuta verrà effettuato tramite modello F24 ed entro gli stessi termini già descritti per il lavoro autonomo.

Potrebbe interessarti anche: 

Attestato di servizio

Scrittura privata autenticata

Si andrà, quindi, a compilare come di dovere la “sezione erario” per quelle che sono le imposte statali nonché la “sezione INPS” per i contributi previdenziali.

Deve essere anche compilata la apposita”sezione altri enti previdenziali e assicurativi per i contributi assicurativi INAIL, la “sezione regioni” per le addizionali regionali, la “sezione ICI e altri tributi locali” per quelle comunali e il codice tributo da utilizzare è il 1001 per le ritenute IRPEF sulle retribuzioni.

La certificazione di cui abbiamo parlato sopra, che in questo caso si chiama CUD, deve essere inviata entro il 28 febbraio di ogni anno successivo a ciascun lavoratore dipendente che ha ricevuto retribuzioni l’anno precedente è obbligatorio. Per suddetta certificazione si usa un apposito modello predisposto dall’Agenzia delle Entrate.

Ritenute sui redditi di capitale

Altra tipologia sono le ritenute sui redditi di capitale, che si applicano su quelli che sono proventi che derivano da un investimento finanziario. Anche in questo caso, per versare la stessa è necessario compilare il modello F24 entro i termini previsti dalla legge.

Sono altresì soggetti a ritenuta d’acconto:

i redditi da assicurazione sulla vita soggetti a imposta sostitutiva;

i redditi da plusvalenze soggette a imposta sostitutiva;

i redditi da titoli atipici;

 

 

i redditi da indennità di esproprio;

i redditi da interessi e premi.

   

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *