Home / Tasse e tributi / Istanza di autotutela: che cos’è e come funziona

Istanza di autotutela: che cos’è e come funziona

Istanza di autotutela

Che cos’è l’istanza di autotutela? Con questo termine ci si riferisce al potere di cui gode un’Amministrazione di poter correggere e/o annullare atti emessi da se stessa nei casi in cui suddetti atti siano viziati sino a divenire illegittimi.

Si evince che questa possibilità di modifica o annullamento spetta direttamente all’ufficio che ha emesso l’atto in questione, oppure spetta ad un ufficio superiore per gerarchico, nei casi di grave inerzia.

Questa azione avviene di solito in seguito alla richiesta da parte del cittadino contribuente, ma capita che parta da se stessa.

Come si traduce concretamente quanto appena detto? Se si ha intenzione di contestare un atto relativo alle imposte dirette, allora è necessario fare riferimento all’Agenzia delle Entrate.

 

 

Se la contestazione è legata a tasse e tributi per cui è il comune ad essere competente (come IMU, tarus e così via), allora ci si deve rivolgere al Comune di riferimento.

Il caso delle cartelle esattoriali

A partire dal 2013 è stata introdotta una particolare procedura di cui tenere conto quando si ha intenzione di esercitare l’autotutela nei confronti delle cartelle esattoriali.

Tale procedura è pensata infatti per errori che portano all’inesigibilità del credito da parte dell’amministrazione, perché tale credito è stato già saldato, o annullato sulla base di un provvedimento giudiziale ecc.

Nei casi appena citati è sufficiente inviare la domanda di esonero direttamente al concessionario della riscossione per ottenere la sospensione immediata delle procedure.

Inoltre in questa situazione sono previste tempistiche di risposta precise: passati i 220 giorni dalla ricezione della domanda senza che sia stata inviata una risposta, allora l’atto oggetto della richiesta viene annullato di diritto.

Attenzione però: la procedura di cui abbiamo appena parlato non concerne errori che non vadano a compromettere l’esigibilita’ del credito. Cosa significa? Se una cartella esattoriale riporta errori logici o di calcolo, il contribuente deve affidarsi alla procedura tradizionale, antecedente il 2013, rivolgendosi dunque all’ufficio che ha emesso l’atto.

Quando l’ufficio procede sui propri stessi atti?

L’amministrazione che ha emanato l’atto da riesaminare ha la facoltà di agire di propria libera iniziativa per l’annullamento o la modifica dello stesso.

Ciò può avvenire nei casi di errore di persona o evidente errore logico o di calcolo, doppia imposizione, mancata considerazione di pagamenti di tasse che sono stati regolarmente eseguiti, o errore sul presupposto dell’imposta e doppia imposizione.

 

 

Ancora, tale procedura può avvenire per mancanza di documentazione sanata non oltre i termini previsti per la decadenza, per sussistenza dei requisiti per godere delle deduzioni, detrazioni o vari regimi agevolati che in passato erano stati negati. Infine è possibile ricorrervi in caso di errore materiale da parte del contribuente.

Quando un atto viziato può essere annullato?

Il Ministero delle finanze, per rispondere alla domanda di questo paragrafo, ha stabilito nel ’98 che ogni atto viziato può venire annullato d’ufficio nel caso in cui siano passati i termini utili per il ricorso o se l’atto è divenuto definitivo, oppure se il ricorso è stati respinto per irricevibilità, inammissibilità, improcedibilità, se vi è pendenza di giudizio e infine se non è stata prodotta nessuna istanza da parte del cittadino contribuente.

Procedura dell’istanza di autotutela

Il soggetto debitore ha 60 giorni di tempo per inoltrare la domanda di sgravio o modifica all’Ente concessionario della. I 60 giorni si contano a partire dalla notifica della cartella esattoriale/ atto della riscossione.

I questo documento di dichiarazione bisogna segnare la motivazione per cui si chiede la sospensione dell’atto, allegandovi i documenti che provano le affermazioni.

La modulistica da inviare si trova direttamente sulle home page degli enti.

Attenzione: al momento della ricezione della dichiarazione, il concessionario cessa le attività di riscossione legate alla cartella: egli ha 10 giorni per girare tale documentazione e richiesta annessa all’ente creditore, che ha l’obbligo di rispondere direttamente al debitore, sebbene non esista un termine perentorio per la risposta dell’ente creditore.

Ricordate che viene applicata in questi casi la regola del “silenzio assenso”. Come anticipato in apertura, trascorsi 220 giorni, l’atto viene annullato.

Se la risposta dell’Ente è negativa, il contribuente non può ripresentare la dichiarazione.

La sospensione degli effetti dell’atto

La presentazione dell’istanza di autotutela non comporta la sospensione dei tempi e dei termini stabiliti per poter effettuare il ricorso e neppure quelli di pagamento ( 60 giorni in entrambi i casi).

Quando si ottiene la sospensione, questa permette di notificare l’emanazione di un nuovo atto, il quale può sia confermare che modificare l’atto originario.

Inerzia della pubblica amministrazione

Abbiamo fatto riferimento, nei primi paragrafi, all’inerzia. Che cos’è? Essa si palesa quando l’ufficio competente non procede con il al riesame dell’atto, o non ne comunichi l’esito del riesame al contribuente.

Si parla di grave inerzia quando le imposte o le multe siano maggiori di euro 516.456,90 o quando il periodo di tempo passato tra la presentazione dell’istanza e la grave inerzia si troppo lungo, in maniera non ragionevole.

 

 

Infine si presenta questo caso quando vi è un errore di persona o la duplicazione dell’importo.

   

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *