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Codice tributo 3801: come si indica nel modello F24 per il pagamento dell’IRPEF

Codice tributo 3801

Gli adempimenti fiscali che gravano sull’attività della aziende e sui lavoratori stessi sono davvero tanti. Una serie  di obblighi burocratici, ma soprattutto tasse il cui pagamento grava significativamente sul bilancio delle famiglie del nostro paese. La maggior parte delle imposte da corrispondere all’Erario ed ai vari enti territoriali, vengono pagate dai contribuenti attraverso il Modello F24.

Proprio la compilazione di questo documento risulta essenziale per il corretto versamento di quanto dovuto ed evitare di incorrere in sanzioni che potrebbero essere applicate, anche per eventuali errori eventualmente commessi nel modello.

Insomma inserire negli spazi corretti i numeri e le varie voci è fondamentale. I codici, come il codice tributo 3801, rappresentano, in particolare, uno degli aspetti di maggiore importanza da riportare nel documento.

 

 

Una serie di numeri, infatti, identificano l’ente a cui vanno corrisposti i versamenti. Si tratta di codici che cambiano anche a seconda della rata che il contribuente si accinge a versare. Insomma diversi fattori influiscono sull’identificazione di un codice e che devono essere presi in esame dal contribuente.

Codice tributo 3801: quando si applica nel modello F24

Passando ora al codice tributo 3801 è utile sapere che rappresenta un’imposta tra le più comuni nel nostro paese: l’IRPEF. L’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche è un tributo di tipo progressivo e personale regolato dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi emanato il 22 dicembre del 1986. Insomma un’imposta importante da pagare, come detto, con l’F24. Ma come avviene la compilazione del modello per il pagamento dell’IRPEF?

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E’ indispensabile tenere presente che questa imposta va pagata alle Regioni, per questo nell’apposito modulo, deve essere compilato il tutto nell’apposita sezione dedicata all’ente regionale. Il codice tributo 3801 non è l’unico da indicare. Il contribuente è tenuto anche a specificare la regione di appartenenza, con un altro apposito codice rintracciabile facilmente sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

 

 

Essendo un tributo rateizzabile è indispensabile anche indicare la rata per la quale si sta effettuando il versamento. Con il codice 0106, ad esempio, il contribuente indica che il pagamento che sta riportando sul modello F24 è la prima su un totale di sei rate.

Nell’area seguente del modulo, il contribuente deve, inoltre, indicare l’anno al quale si riferisce l’imposta. Nell’ultima area dell’F24 si può riportare l’importo a debito al quale, nel caso, è possibile sottrarre un’eventuale somma a credito. Il risultato della scomputazione deve essere indicato alla voce “Saldo Finale”.

Insomma un procedimento non eccessivamente complicato consente ai contribuenti di versare l’imposta all’Erario, attraverso il codice tributo 3801 indicante l’IRPEF. Ma chi è tenuto a pagare questa determinata imposta?

I soggetti destinatati dell’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche

L’IRPEF è un tributo su cui si applica un’addizionale, cioè un’ulteriore somma prevista dalla regione di residenza. Si tratta di un percentuale che, come detto, è variabile nelle varie zone del paese ed introdotta nel 1997 dall’articolo numero 446. L’applicazione dell’imposta è prevista su ogni lavoratore che abbia il domicilio fiscale il 31 dicembre dell’anno di riferimento e varia a seconda di diversi fattori.

Il calcolo avviene prendendo come riferimento la base imponibile, cioè il reddito complessivo al netto di possibili deduzioni riconosciute. Vengono tassati, attraverso l’IRPEF, tutti le fondi di reddito di tipo fondiario o di capitale. A questi si aggiungono i proventi derivanti dal lavoro dipendente, autonomo, reddito di impresa o redditi diversi. Una categoria, quest’ultima, nella quale rientrano le plusvalenze immobiliari o “isolate”.

Non vengono calcolati, al fine della determinazione della base imponibile, gli assegni versati per il mantenimento dei figli come anche tutti gli versamenti considerati familiari, le somme che vengono corrisposte agli studenti e che rientrano nella categoria della “Borsa di Studio”. A ciò si aggiunge la maggiorazione fiscale prevista per i trattamenti di tipo pensionistico.

A queste particolari condizioni si è aggiunta la cosiddetta No Tax Area. Si tratta di una particolare esenzione che viene applicata per i contribuenti in condizioni di difficoltà economica. Nella categoria sono stati aggiunti, nel 2016, anche i pensionati con un’età superiore ai 75 anni e i lavoratori dipendenti entrambi con un reddito che complessivamente risulta inferiore ai ottomila euro annuali.

Il termine progressivo indica la presenza di specifici scaglioni di reddito presi in considerazione per applicare, in ordine crescente, il valore dell’imposta da pagare.

I soggetti passivi dell’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche, in sostanza, sono tutti gli individui che sono in possesso di cespiti nel nostro paese o all’estero. Anche i non residenti in Italia sono tenuti a pagare il tributo, sempre per i redditi che sono prodotti nel nostro paese.

 

 

Anche le società di persone sono soggette al pagamento dell’imposta. Si tratta dei “soggetti passivi impropri” tra cui vengono compresi, a seguito di un cambiamento applicato nel recente passato, anche le società di capitali, ma solo nel caso in cui i soci abbiano deciso di applicare una specifica modalità di imposizione fiscale conosciuta con il termine specifico di “Tassazione per Trasparenza” per certi aspetti molto simile a quella applicata anche dalle società di persone.

   

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