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Codice Tributo 1713: imposta sul TFR

Codice tributo TFR

Il codice tributo 1713 rientra in quella categoria di codici che viene utilizzata dai datori di lavoro. Vediamo, quindi, nello specifico in che caso si deve utilizzare e, soprattutto, come farlo.

Prima di entrare nel merito del discorso, dobbiamo sottolineare che il codice in questione deve essere utilizzato dal datore di lavoro nel momento in cui quest’ultimo va a fare il versamento di quello che è il saldo dell’imposta sul TFR.

Quando si parla di TFR, naturalmente, si intende quello che è il Trattamento di Fine Rapporto lavorativo. La data di scadenza per il pagamento di tale tributo è solitamente prevista per il mese di Febbraio, mentre due mesi prima deve essere pagato un acconto con il codice tributo 1712. Si deve sottolineare che l’acconto in questione risulta essere pari al 90% dell’imposta sostitutiva sulla rivalutazione del TFR pagata nell’anno precedente.

 

 

Il saldo, invece, si calcola in base a quello che è il rapporto risultante tra quanto già versato come acconto e quanto si sarebbe dovuto versare.

Cos’è il tributo 1713

Ricapitolando, quindi, si tratta di una imposta sostitutiva che il datore di lavoro deve pagare al fine di andare a saldare la rivalutazione annuale del Trattamento di Fine Rapporto.

Quest’ultimo, è utile sottolinearlo, viene a determinarsi attraverso una domma che i singoli lavoratori si vedono destinare alle fine del proprio rapporto lavorativo. Per essere precisi, la somma in questione equivale a una mensilità e la stessa va a finire in questa sorta di fondo di denaro che, alla fine del rapporto, verrà dato al lavoratore stesso.

Detto questo, è chiaro che la somma di denaro relativa al TFR va a crescere in maniera annuale e, pertanto, le somme che sono state accumulate vanno a essere incrementate grazie a nuove quote che il datore di lavoro è obbligato a mettere da parte.

Dobbiamo altresì dire che il TFR risente degli effetti della rivalutazione annuale, che è stata fissata con un tasso fisso dell’1,50%, a cui si somma il 75% dell’aumento del costo della vita, in base a quelli che sono i dati forniti dall’Istat. Attenzione, si deve sottolineare che la rivalutazione è soggetta all’imposizione fiscale.

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Come specificato in precedenza, il versamento del saldo dell’imposta sul TFR, che viene identificato con quello che è il codice tributo 1713 di cui si parla, avviene mediante l’utilizzo del modello F24. In questo specifico caso, grazie a tale strumento, il datore di lavoro può andare a compensare tutte le somme a debito con altre somme che, questa volta, saranno a credito. Queste ultime saranno relative tanto alla stessa imposta sostitutiva sulla rivalutazione del TFR, quanto ad altre tasse da pagare.

 

 

Si deve sottolineare anche il caso in si venga a determinare un credito direttamente derivante dal prelievo anticipato sul TFR: in questo caso, il valore può essere utilizzato per effettuare la compensazione dell’imposta che si deve e ciò significa che l’importo compensato non andrà a contribuire alla determinazione del cosiddetto tetto massimo annuo di compensazione.

Casi speciali

Vediamo, quindi, cosa accade in tutti quei casi di cessazione del rapporto di natura lavorativa. Stiamo parlando di casi come scadenza del contratto, dimissioni e licenziamenti: in questi specifici casi, il datore di lavoro non è chiamato a pagare questa imposta sostitutiva ma solo ed esclusivamente se il lavoratore interessato ha scelto di trasferire il proprio TFR in un fondo pensione.

Questo significa che, sostanzialmente, tutto dipende da quelle che sono le scelte personali dei lavoratori dipendenti, che possono decidere se permettere all’azienda di mantenere il TFR, in modo tale da creare una somma da ottenere come liquidazione o se, invece, optare per l’altra possibilità, ossia quella di versare il denaro accumulato per costituire il Trattamento di Fine Rapporto in un fondo pensionistico a propria scelta.

A questo punto si deve sottolineare che, dal mese di marzo 2015, è stata introdotta una nuova possibilità, che precede che una parte di TFR venga direttamente assegnata in busta paga e ciò significa che la quota di trattamento di fine rapporto maturata mensilmente si va a sommare alla retribuzione, aumentando l’importo totale di quest’ultima.

 

 

Ricordiamo, come sempre, che i codici tributo vanno usati negli specifici casi e, soprattutto, che è necessario rispettare quelli che sono i termini ultimi di pagamento, al fine di evitare di incappare in more, sanzioni e quant’altro.

   

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