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Prestazione occasionale: per i lavori discontinui

Prestazione occasionale

 

L’attuale mercato del lavoro continua ad evolversi e, in assenza di stabilità, le forme di contratto atipiche sono in crescita. Non è raro sentire parlare di prestazione di lavoro occasionale. Di cosa si tratta?

Le prestazioni occasionali rappresentano una tipologia di collaborazione  lavorativa che è stata introdotta nel nostro ordinamento con la riforma del lavoro del 2003, in attuazione della Legge Biagi. Nei prossimi paragrafi approfondiamo le caratteristiche di questa tipologia lavorativa.

Collaborazione occasionale: come funziona?

Molti datori di lavoro evitano di chiamare qualcuno a supporto dell’attività (o evitano di regolarizzarne la situazione) a causa del timore legato al pagamento di tasse davvero proibitive.

 

 

La tassazione italiana attuale è infatti molto alta e rende difficile assumere anche laddove ce ne sarebbe bisogno. Tuttavia la collaborazione occasionale offre un vantaggio in tal senso, in quanto evita di pagare le tasse pur rispettando la normativa e i diritti doveri propri del rapporto di lavoro.

Questa specifica formula è stata introdotta con la legge Biagi nell’anno 2003: tale legge specifica i requisiti fondamentali perché la collaborazione possa annoverarsi nella occasionalità.

Innanzitutto l’attività deve essere saltuaria e non regolare e abituale. In secondo luogo deve avere come oggetto un’attività non professionale e non continuativa. Infine non deve esservi coordinazione tra prestatore e committente.

Per entrare più nel dettaglio, perché si possa restate nell’ambito della Legge Biagi è necessario che l’attività lavorativa non superi i 30 giorni dell’anno solare e la paga percepita non può essere superiore ai 5000 euro netti.

Sulla base di quanto stabilito dal legislatore, quindi, possiamo definire i lavoratori occasionali come persone che svolgono un lavoro in proprio dietro il giusto riconoscimento e pagamento di un corrispettivo, senza che però scatti una situazione di subordinazione con colui che ha ordinato l’opera. Serve un contratto scritto?

La risposta è negativa: essendo un rapporto non continuativo, professionale e subordinato, la forma scritta non è richiesta.

Requisiti della prestazione occasionale

Il lavoro in questione deve rispondere a determinati requisiti. Innanzitutto non deve costituire un’attività abituale e non deve svolgersi con continuità. Inoltre non deve essere considerata come attività professionale e non deve essere intesa come attività coordinata.

Quando si può parlare di prestazione occasionale quindi? Sono da annoverarsi in tale categoria le attività svolte da persone che si impegnano a svolgere un’opera o un lavoro dietro corrispettivo, senza che vi sia nessuna forma di coordinazione o di subordinazione con il committente. In altre parole tra le parti coinvolte non devono esservi vincoli di alcuna natura: i soggetti che operano in questa maniera hanno piena libertà circa il lavoro occasionale commissionatogli.

Altri standard da rispettarsi per restare nella cerchia dell’occasionalità senza sforare in quella professionale sono stabiliti per legge:  ad esempio la collaborazione con uno stesso committente non può essere perpetrata per oltre 30 giorni nello stesso anno solare; in caso contrario viene a mancare la natura dell’occasionalità e la prestazione è  da considerarsi abituale e continuativa. Inoltre la  somma di tutti i compensi percepiti non deve mai essere superiore ai 5.000 euro in un anno solare: qualora questi due presupposti vengano a mancare la prestazione si trasforma in prestazione a progetto o professionale e di quindi deve essere regolata da specifiche norme.

Prestazioni occasionali 2016: contribuzione

Un aspetto caratteristico della prestazione occasionale è quello legato alla contribuzione. Infatti abbiamo visto che non bisognaDelega Fiscale superare i 5.000 euro all’anno per restare in ambito di prestazione occasionale: al di sotto di tale soglia i lavoratori non sono tenuti a pagare i contributi Inps, poiché il soggetto non può essere paragonato al lavoratore dipendente né a quello autonomo. Infatti non vi è legame di subordinazione con il soggetto committente così come non vengono percepiti uno stipendio e una busta paga come nell’ipotesi del lavoro dipendente, né con uno “stipendio” di 5000 euro si può essere considerati alla stregua di un professionista autonomo, che guadagna di più.

 

 

Queste sono le ragioni per le quali, in ambito di lavoro occasionale, non deve essere versato nessun contributo all’Ente Previdenziale. Va da sé che il soggetto non ha diritto a nessun tipo di assegno o riconoscimento previdenziale, previsto nelle altre categorie.

Superare i 5000 euro di prestazione occasionale: le conseguenze per il lavoratore

Se vengono superati i 5000 euro di compenso annuale allora il soggetto diventa lavoratore autonomo. Cosa avviene in questo caso? Il lavoratore viene iscritto alla gestione separata presso  l’Inps e deve versare i contributi. Attenzione: chi supera la cifra limite del lavoro occasionale è tenuto al versamento contributivo esclusivamente per la quota che eccede i 5000 euro stessi. Quando ciò si verifica il commissionato deve comunicarlo al committente, per poi procedere con la relativa iscrizione alla Gestione Separata dell’Inps. Tale iscrizione rimane a carico del committente e si configura nell’anno in cui il lavoratore supera il limite di pagamento sopracitato.

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Disciplina fiscale del lavoro occasionale 2016

Come gestire da un punto di vista fiscale le prestazioni a titolo occasionale? Coloro che svolgono questo tipo di mansione devono rilasciare una ricevuta di pagamento, che va emessa obbligatoriamente, indipendentemente dallo status ricoperto nei confronti del soggetto committente. I compensi ricevuti sono soggetti a ritenuta d’acconto.

In altre parole, fiscalmente parlando, il lavoratore occasionale è tenuto ad emettere una ricevuta in cui vanno indicati i suoi dati personali e quelli del committente, la data, il compenso lordo percepito e l’importo della ritenuta d’acconto (20%) e infine il netto da corrispondere. Attenzione: la data segnata sul modulo deve corrispondere con il giorno di pagamento effettivo e non quella in cui è stato ultimato il lavoro. Inoltre se l’importo percepito supera il 77,47 euro allora bisogna applicare una marca da bollo da 2 euro (a carico del committente). Per quanto riguarda il rimborso spese, il lavoratore occasionale ne ha diritto nel caso in cui siano stati presi accordi con il committente.

Redditi diversi

tasse-logoCome viene identificato il reddito di questo tipo di attività da un punto di vista di regime fiscale? Tale reddito è identificato nella fascia dei redditi diversi: infatti rientrano in tale categoria anche i redditi derivanti da canoni di locazione. Come calcolare i redditi diversi?

Essi vanno calcolati considerando la differenza tra l’ammontare percepito in totale e il periodo di imposta presa in considerazione. Inoltre vanno considerate le spese che il lavoratore ha dovuto sostenere.

Il reddito diverso va dichiarato nel modello unico P.F.: bisogna necessariamente segnalare l’importo del reddito lordo percepito e dell’eventuale ritenuta d’acconto subita nell’apposito quadro.

Non è sempre obbligatorio presentare la dichiarazione dei redditi; qualora il compenso percepito non superi il 4800 euro lordi non è necessario, ma soltanto se non sono state percepite altre entrate economiche oltre a quelle occasionali.

Nonostante questa possibilità di non dichiarazione, è sempre consigliabile denunciare i redditi, anche quando la legge prevede la non obbligatorietà della dichiarazione, poiché se il committente ha effettuato delle trattenute al lavoratore occasionale, questo può procedere a recuperare di tali somme soltanto attraverso la dichiarazione.

Lavoro occasionale e altre fonti di reddito

Qualora il lavoratore occasionale fosse anche soggetto a un lavoro di tipo dipendente, allora il reddito occasionale andrà a sommarsi al reddito da lavoro dipendente cumulandosi per la determinazione delle aliquote Irpef.

Questo fattore non deve essere sottovalutato, specialmente se si è al limite degli scaglioni. Infatti, il reddito da prestazione occasionale contribuisce alla determinazione delle soglie massime e di conseguenza il soggetto che supera la soglia è soggetto ad una più alta tassazione asseconda dello scaglione determinato sulla base del reddito complessivo.

Soggetti esclusi dalla prestazione di lavoro occasionale

La legge prevede che non tutti i soggetti possano svolgere lavoro di tipo occasionale: sono infatti esclusi tutti i dipendenti pubblici che facciano parte della Pubblica Amministrazione e dei corpi militari, i lavoratori professionisti  iscritti presso un albo, i lavoratori che appartengono a commissioni/organi amministrativi, privati e pubblici e infine tutti i lavoratori assunti in enti sportivi che hanno ottenuto un riconoscimento legale.

Lavoro occasionale e Jobs Act: novità del 2017

La riforma del lavoro cosiddetta Jobs Act ha apportato delle modifiche alle prestazioni di lavoro occasionale. In particolare il Jobs Act, attraverso il Decreto legislativo numero 81 del 2015, ha abolito le collaborazioni occasionali definite come co.co.co. Coloro che prima di questa data rientravano in tale categoria vanno ora considerati come lavoratori subordinati.

Leggi anche: Voucher Inps

Come abbiamo potuto intuire nei paragrafi precedenti, il lavoro subordinato è quello continuativo, personale e organizzato dal committente circa il luogo e le tempistiche. Se si verificano queste tre condizioni il lavoro è da annoverarsi tra quelli subordinati.

Il motivo per cui il lavoratore a progetto o co-co-co non può essere dunque considerato lavoratore occasionale è che lavora in autonomia, non ha continuità lavorativa presso il committente e non p inserito nell’organigramma aziendale.

Dunque le novità apportate dal Jobs Act hanno abrogato la disciplina del lavoro parasubordinato regolata dalla Legge Biagi, hanno riconosciuto come uniche forme di collaborazione solo quelle del lavoro autonomo e quello accessorio e hanno abrogato (a partire dal 25 giugno 2015) le collaborazioni a progetto delle associazioni in partecipazione e le mini-co.co.co. Ciò ha inciso sulla collaborazione occasionale, in quanto il Jobs Act ha modificato il concetto stesso di prestazione occasionale, confermando l’abolizione del limite massimo di collaborazione per lo stesso committente di 30 giorni e ristabilendo quanto detta l’articolo 2222 del codice civile.

Tipologie di lavoro saltuario nel 2016

In conclusione oggi il lavoro occasionale può essere diviso in due categorie: quello accessorio e quello autonomo occasionale. La prestazione non deve essere continuativa né coordinata dal committente. Viene a mancare anche l’obbligo dei 30 giorni con lo stesso committente; il collaboratore non deve essere inserito all’interno dell’organizzazione aziendale e non deve essere iscritto ad alcun albo professionale.

 

 

Non devono esservi vincoli di orari né imposizione di metodi di lavoro, che restano in capo al lavoratore. Il rischio economico da parte del committente assente per questa prestazione unica nel suo genere.

   

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