Durc online: come funziona il sistema di verifica della regolarità contributiva

Durc Online

Uno dei documenti più importanti per le imprese, che operano nel nostro paese, è il Durc. Si tratta di un modulo ben preciso che consente agli imprenditori di dimostrare il corretto assolvimento dei vari obblighi previsti nei confronti dell’Inps, dell’Inail e della Cassa Edile.

Negli ultimi mesi l’introduzione del Durc online ha consentito di facilitare la presentazione del documento: vediamo come fare

Durc online: quando è necessario?

Chiunque voglia fare impresa in Italia deve avere a che fare il Durc. Il documento, infatti, si rende indispensabile per la partecipazione ad un appalto o un subappalto per i lavori pubblici.

Solo attraverso questa attestazione, infatti, il titolare dell’azienda dimostra di avere “le carte in regola” per aggiudicarsi i lavori pubblici. Ma anche per i lavori realizzati per i privati e, soggetti all’aggiudicazione della concessione edilizia o del permesso della Dia, si rende necessario presentare il Durc.

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Ma come detto l’introduzione della versione “online” del Durc ha consentito di facilitare non poco la richiesta del documento. Basta recarsi sul sito dell’Inps o dell’Inail per accedere al servizio, in pochi click.

Restano attivi gli sportelli dell’istituto previdenziale, ma solo per la richiesta di Durc per certificazioni di crediti, per il pagamento dei debiti con la Pubblica Amministrazione maturati al 31 dicembre del 2012, per il Durc richiesto dagli “Sportelli Unici per l’immigrazione” per mettere in regola lavoratori di provenienza extracomunitaria e il Durc per la ricostruzione di strutture private.

Il documento è scaricabile, in versione PDF, mentre la verifica dei dati di un’altra azienda può essere realizzata attraverso una ricerca tra gli archivi dell’Inps, delle Casse Edili e dell’Inail attraverso l’indicazione del codice fiscale del soggetto che si intende verificare.

Le funzioni del Durc online

La messa in campo del Durc online è solo uno dei tanti provvedimenti di digitalizzazione approvata dal Governo. Ma quali sono i vantaggi? E’ l’abbreviazione dei tempi a rappresentare uno degli elementi di maggiore vantaggio.

Richiedere il Durc online significa accedere ad un rilascio immediato. Solo in caso di irregolarità nella documentazione i tempi si allungano con l’imprenditore che dovrà sanare le anomalie riscontrate.

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Ma non sono solo i datori di lavoro che possono richiedere il Durc Online. Presentando una semplice delega proprio tutti i soggetti coinvolti nell’attività aziendale possono accedere ad i dati. Si tratta degli intermediari finanziari o delle banche: soggetti a cui il corretto adempimento degli obblighi di un’azienda verso lo Stato può interessare notevolmente.

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Appena richiesto, il Durc online generato dalla piattaforma ha la stessa validità del vecchio documento “cartaceo” sostituendone appieno le funzioni.

Il documento, inoltre, potrà essere utilizzato per la richiesta di sussidi, ausili finanziari ed, in generale, tutte le tipologie di agevolazione fiscale e contributiva nell’ambito della partecipazione a gare di appalto, forniture di servizi al pubblico, per richiedere l’attestazione Soa e dei lavori privati realizzati nel settore dell’edilizia.

E’ indispensabile tenere presente, però, che il Durc online ha una validità di 120 giorni dalla data di avvenuta verifica dei dati.

Durc online: chi può accedere alla informazioni in rete?

Uno degli aspetti che ha fatto più discutere all’introduzione del Durc online, è l‘accessibilità dei dati. Anche se basta l’inserimento del codice fiscale del titolare dell’impresa per visualizzare il Durc, non tutti possono accedere alle informazioni in rete.

A chiarire questo fondamentale aspetto è la Legge, all’articolo 3 comma 1 lettera b del Decreto del Presidente della Repubblica del 5 ottobre del 2010 numero 207.

Sono gli organismi di attestazione del SOA, le amministrazioni pubbliche concedenti oltre ai concessionari ed ai gestori del servizio pubblico a poter controllare i dati. Si aggiunge, inoltre, l’impresa o il lavoratore autonomo che ricerca i dati sulla propria situazione contributiva e, come detto in precedenza, le banche e le società finanziarie se delegate dal soggetto titolare del credito.

Può essere effettuata anche la verifica per conto dell’interessato da un terzo soggetto. In questo caso è necessaria, però, la delega dell’imprenditore.

L’accertamento di regolarità avviene sui pagamenti effettuati dall’impresa ai soggetti subordinati o, per quelli per cui è previsto un contratto di collaborazione di tipo continuato e collaborativo, ed i pagamenti da versare ai lavoratori autonomi.

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Non sussiste irregolarità in caso di rateizzazione concessa dall’Inps, per i crediti in fase di compensazione, per i crediti oggetto di contenzioso amministrativo fino al ricorso e per quelli in pendenza di contenzioso giudiziario, ma fino a sentenza definitiva.

Codice fiscale bloccato su CRM: le possibili soluzioni

Codice fiscale bloccato su CRM

Completare la fase di registrazione al sito di Poste Italiane può essere un procedimento semplice, ma durante il quale può apparire una voce: Codice fiscale bloccato su CRM.

Si tratta di un messaggio tutt’altro che raro e che rappresenta una problematica, per fortuna, facilmente risolvibile.

Codice fiscale bloccato su CRM: come agire

E’ una comunicazione di blocco che la pagina trasmette dopo l’inserimento dei vari dati d’accesso. Si tratta di una problematica spesso provocata da un errore del sistema o da un mancato aggiornamento del database apposito: insomma condizioni non dipendenti dalla volontà dell’utente.

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Ma i metodi per risolvere il problema, come detto, ci sono ed, attraverso pochi accorgimenti, è possibile effettuare l’accesso senza ulteriori problemi.

Potrebbe essere l’eccessivo tempo occorso per l’inserimento dei dati di accesso ad aver provocato il blocco. Si tratta di un fattore ricorrente, ma non l’unico. In altri casi è un’interruzione temporanea della connessione internet o il ritorno di una pagina precedente del browser a provocare il codice fiscale bloccato su CRM. Insomma tante eventualità, ma con un’unica soluzione: lo svuotamento della cache e l’eliminazione dei cookie.

Si tratta di un passaggio estremamente semplice e realizzabile attraverso pochi clic. Basta recarsi sulla impostazioni del browser digitando su “Eliminazione dei dati di navigazione” per risolvere il problema. Dopo aver portato a termine l’operazione è possibile ritornare a compilare i vari dati, dopo una decina di minuti.

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Si tratta di una soluzione molto semplice, ma efficace nel solo caso in cui la compilazione iniziale sia stata interessata da qualche tipo di errore, come spiegato in precedenza. Dopo aver atteso basta ricompilare le varie voci ed effettuare l’accesso. Continuate a visualizzare la voce “Codice fiscale bloccato su CRM”? In questo caso la problematica potrebbe essere di natura diversa.

Codice fiscale bloccato su CRM, l’aiuto dell’assistenza clienti

Se la pulizia dei dati di navigazione non è in grado di sbloccare l’account diventa indispensabile contattare l’assistenza clienti di Poste Italiane. Uno specifico numero verde è stato messo a disposizione, per ogni necessità, per i clienti. E’ il 803.160 e non prevede costi, ma solo per i telefoni fissi.

Un contatto a pagamento è, invece, 199.100.160 per i cellulari: il costo del servizio, in questo caso, è di sessanta centesimi ogni minuto più lo scatto alla risposta pari a quindici centesimi.

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Sarà una voce automatica ad indirizzare l’utente, indicando le varie voci proposte, il cliente potrà essere indirizzato ad un operatore, l’unico in grado di poter risolvere la problematica del codice fiscale bloccato su CRM.

Può accedere, però, che il servizio di assistenza non sia disponibile per l’orario, il giorno, magari festivo, o anche che nemmeno l’operatore non riesca a sbloccare l’accesso. Si tratta di una possibilità rara visto che entrambe le soluzioni appena elencate sono, generalmente, in grado di risolvere il problema, ma comunque possibile. Cosa fare in questo caso?

Codice fiscale bloccato su CRM: quando occorre recarsi nell’ufficio postale

Può accadere che lo sblocco nel sito di Poste Italiane si trasformi in un’impresa impossibile. A questo punto chiedere l’aiuto di un operatore dell’ufficio postale diventa necessario. E’ indispensabile tenere a portata di mano i propri documenti: la carta di identità, la tessera sanitaria e la carta, magari la Postepay, eventualmente posseduta.

Spetta all’operatore di sportello verificare i vari dati personali e la corrispondenza con quelli inseriti nell’apposito database. Il motivo del codice fiscale bloccato su CRM potrebbe essere, infatti, un errore nella registrazione delle informazioni personali nel programma di Poste Italiane.

In questo caso l’impiegato postale provvederà alla correzioni opportune fornendo un nuovo codice da utilizzare al prossimo accesso. Inutile ribadire che la corretta comunicazione dei dati, al momento della registrazione, è indispensabile per accedere ai servizi di Poste Italiane senza problemi.

Postepay, un nuovo servizio di sicurezza di Poste Italiane

La richiesta dei dati di accesso sul sito ufficiale di Poste Italiane dimostra l’importanza che l’istituto ha riservato per la protezione dei dati e della privacy degli utenti.

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Evitare fenomeni di phishing è l’obbiettivo di Poste che, al pari di altri istituti di credito, ha messo in campo un nuovo e specifico prodotto incentrato sulla sicurezza. Si tratta di “Sistema di Sicurezza Web” ed è un servizio in grado di garantire un maggiore livello di protezione per tutte le transazioni effettuate su internet.

Uno specifico codice che sarà richiesto prima di ogni transazione sul sito di Poste insieme e tutti i portali convenzionati con il protocollo 3D Secure. Si tratta di una password “dinamica”: una serie numerica che viene inviata, attraverso un SMS, all’utente.

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Il servizio è attivabile solo attraverso l’associazione del proprio contatto telefonico con la Postepay. Per accedere al prodotto è necessario recarsi presso un ATM Postamat o, più semplicemente, all’ufficio postale. Anche in questo caso sarà l’addetto a portare a termine l’operazione, senza nessun tipo di costo. E’ possibile, inoltre, modificare in ogni momento il numero associato semplicemente comunicando il nuovo contatto. L’intera procedura può essere realizzata su internet.

Relata di notifica: come comportarsi?

relata di notifica

Cosa si intende quando si parla di relata di notifica? Iniziamo con il dire che si tratta di una relazione che viene redatta dall’ufficiale giudiziario nel momento in cui quest’ultimo deve effettuare una notifica, al fine di certificare quelle che sono generalità del soggetto a cui viene consegnato un determinato atto giudiziario.

Suddetta relazione, quindi, diventa parte integrante dell’atto stesso, nel momento in cui viene datata e sottoscritta e allegata al documento.

Se quindi siete tra quelli a cui è stata applicata una relata di notifica, probabilmente questa guida potrà esservi di aiuto. Andiamo quindi ad approfondire.

Relata di notifica: vediamola da vicino

A questo punto, quindi, è importante capire come si compone suddetto documento. La prima cosa da dire in merito è che una relata di notifica si compone di due parti: nella prima vengono indicati tutti quelli che sono i dati del soggetto che chiede la notificazione nonché quelli di colui il quale riceve l’atto stesso.

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Nella seconda parte, invece, l’ufficiale giudiziario è tenuto a esplicitare la modalità di notificazione, la data dell’avvenuta notifica, i dati di chi ha ricevuto la stessa e, eventualmente, le ragioni del rifiuto o della mancata consegna. Vanno, inoltre, indicate tutte quelle che sono le notizie raccolta al fine di rintracciare il destinatario.

Molto spesso accade che l’avvocato compili già la prima parte della relata, in modo da facilitare il compito dell’ufficiale giudiziario, pur lasciando in bianco la seconda parte, che deve essere compilata da quest’ultimo solo dopo l’avvenuta o la mancata consegna. Il tutto deve essere accompagnato da data, timbro, firma.

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Può anche accadere che una notifica di questo tipo sia incompleta. Come verificarlo? Per essere completa, la relata di notifica deve indicare tutti i dati sopra riportati.

Nello specifico, devono comparire tutti i dati che attestano la residenza e il domicilio del destinatario e, se viene consegnata a qualcuno che non sia l’effettivo destinatario, si devono elencare tutti i dati della persona che ha ricevuto l’atto.

Relata di notifica: i casi in cui la si può contestare

Come è facilmente intuibile da quanto appena detto, la relata di notifica altro non è che un atto pubblico che costituisce una vera e propria prova di quanto avvenuto in presenza di un ufficiale giudiziario. A questo punto, quindi, ci si può domandare se un documento del genere può essere, o meno, contestabile.

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La risposta è affermativa anche se, si badi bene, non basta provare il contrario di quanto affermato, ma si deve presentare formale querela di falso.

Lettera di intenti: Guida, Info e Modello da scaricare

Lettera di intenti

La lettera di intenti viene utilizzata soprattutto in ambito internazionale, ma non solo. Nello specifico, si tratta di una lettera che serve a dare forza a quelli che sono gli intenti che scaturiscono da una specifica negoziazione.

Possiamo quindi dire che la lettera di intenti ha lo scopo principale di andare a rendere formali quelle che sono delle decisioni, nonché di andare a regolamentare le negoziazioni.

Non è raro, infatti, che prima di addivenire a un accordo finale, le parti in causa in una negoziazione facciano delle trattative. Durante questo iter, però, non sempre le parti in causa agiscono con lealtà e al fine ultimo di arrivare a una conclusione che sia conveniente per tutti.

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Proprio per questo motivo, quindi, risulta indispensabile scrivere una lettera di intenti, nella quale entrambe le parti in causa dichiarano solennemente quelli che sono i propri intenti, sancendo la volontà di perseguire un preciso obiettivo.

Possiamo, pertanto, definire la lettera di intenti come quel documento che attesta una intenzione, che garantisce un’iniziativa o, altresì, uno specifico programma. Il suo obiettivo principale, quindi, è quello di andare a ottenere dalle parti in causa la firma di un documento che funga da garanzia.

Le Tipologie

Ci sono diversi tipi di lettere di intenti. Ecco quelli principali.

Ci sono, innanzitutto, le lettere di intenti il cui scopo è quello di andare a illustrare gli obiettivi delle negoziazioni tra le parti in causa, nonché quello di andare a indicare quella che è la procedura necessaria per condurre i negoziati stessi.

Ci sono anche delle lettere di intenti molto più semplici, nelle quali vengono discussi solo alcuni punti che le parti si vogliono impegnare a perseguire. In questo caso, quindi, si sancisce la volontà di portare avanti uno specifico intento.

Altra tipologia di lettera di intenti è quella nella quale vengono stabilite le responsabilità di una parte e dell’altra, ma anche i doveri precisi. Infine, segnaliamo le lettere di intenti che vanno a fare il punto della situazione, indicando quello che è il punto in cui si trova la negoziazione in quel momento.

Ogni tipologia appena elencata ha, quindi, uno scopo ben preciso.

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A questo punto, ci si deve domandare se si tratta di un documento vincolante o meno. Innanzitutto, per rispondere alla domanda, si deve sottolineare che non si tratta di un documento vincolante al pari di un contratto, tanto che, è bene sottolinearlo, possono finanche nascere numerose controversie quando si discute degli effetti vincolanti di suddetta tipologia di lettere.

Possiamo dire, sommariamente, che il tutto dipende dal tipo di legislazione statale, dato che molte non sono chiare in merito all’efficacia di queste lettere di intenti.

In ogni caso, nel nostro ordinamento, queste lettere hanno un ruolo decisivo nel momento in cui si deve interpretare un contratto successivamente stipulato. Nel nostro paese, se nelle lettere di intenti vengono fissati, in forma scritta, quelli che sono obiettivi, finalità, durata di un iter di trattative, questo spinge la parte meno interessata alla conclusione dell’accordo a ritirarsi dalle trattative, proprio perché si tratta di qualcosa al quale viene dato un preciso valore.

Va da sé che le lettere di intenti devono essere il più chiare possibile, al fine di non dare spazio a fraintendimenti.

Punti chiave da considerare

Segnaliamo, infine, i punti chiave di una lettera di intenti.

Questa serve per dichiarare i motivi che spingono intavolare delle negoziazioni. Inoltre, in essa devono essere indicati eventuali accordi preliminarmente raggiunti. Si deve anche chiarire alle parti in causa che avranno dei diritti e degli obblighi.

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Inoltre, in questo modo, si fissa anche un termine ultimo per giungere a un accordo. La lettera di intenti può anche specificare quelli che sono i motivi che potrebbero portare alla sospensione della negoziazione.

Lettera di intenti: Modulo da scaricare gratis e compilare

Qui di seguito alleghiamo un modello di lettera di intenti che potrete scaricare gratutiamente, prendere visione ed esempio, ed ancora ricompilare secondo le vostre esigenze.

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Ricevuta Bancaria RiBa: il supporto all’incasso dei crediti

Ricevuta bancaria

Che cos’è la ricevuta bancaria? Tale documento, conosciuto anche come RiBa, rappresenta ad oggi il metodo più diffuso di supporto all’incasso dei crediti utilizzato da lavoratori professionisti e anche dalle aziende italiane.

Tale strumento potrebbe essere definito anche come il mezzo meno caro, in quanto alcuni istituti di credito lo offrono gratis oppure a fronte del pagamento di una cifra forfettaria all’interno di determinati pacchetti di servizi rivolti e pensati per imprese e per professionisti, o, ancora, all’interno di conti correnti convenzionati.

In caso contrario questa operazione può costare una cifra fissa stabilita dalla banca e che ammonta a 2 fino a 6 euro per operazione.

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Quali tipi di RiBa troviamo?

Nonostante queste diverse possibilità di pagare il supporto per l’effettuazione a tale operazione, la RiBa può suddividersi soltanto in due tipologie.

La prima è quella standard, normale, la quale si presenta in prossimità della scadenza del credito e dove il cliente riceve soldi sul proprio conto corrente dopo che l’istituto bancario ha incassato dal debitore.

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Quindi vi è la ricevuta bancaria cosiddetta “salvo buon fine”, la quale può essere presentata presso la banca anche diversi mesi prima della scadenza effettiva dei termini di pagamento: in questo caso il creditore si vede accreditare subito il controvalore della fattura da incassare, esclusa ovviamente la commissione della banca e gli interessi, dove presenti, che maturano tra il momento della presentazione della ricevuta bancaria e la scadenza del credito sottostante.

Come compilare una Ricevuta bancaria

La Ri.ba Rappresenta un documento sia in formato elettronico che cartaceo, tramite il cui uso il creditore sostiene di aver ricevuto una cifra versata tramite la banca, come saldo di una fattura.

Con la ricevuta bancaria il creditore autorizza l’istituto bancario alla riscossione della cifra di denaro indicata, sottostando alle istruzioni del caso.

Ma come si effettua tale operazione e redazione del documento? Diversamente da quanto avviene con il factoring, il quale concerne l’incasso dei crediti di una certa categoria, la RiBa può essere messa in atto anche per la riscossione di un credito soltanto.

Quando si incassano tutti i crediti della propria attività usando la ricevuta bancaria, è necessario lasciare alla banca stessa una copia di tutte le fatture emesse in formato elettronico), mentre una copia va al debitore, specificando “segue RiBa”, così che tale soggetto sia consapevole di dover effettuare il pagamento alla banca e non al creditore stesso.

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Ma vediamo ora i passaggi di tale operazione: essa si articola in una forma “sintetica”, la quale permette al creditore di non inviare copia della fattura al debitore.

Il creditore compila in primis la ricevuta bancaria, contestualmente alla fattura, per consegnarla alla sua banca, la quale deve inviare il documento all’istituto bancario del debitore, applicando al documento una girata “valuta per l’incasso”, allo stesso modo in cui si agirebbe per una cambiale.

A questo punto la banca del debitore deve notificare al debitore stesso un avviso di pagamento, usando la copia della ricevuta con la girata.

Ora il debitore deve presentarsi agli sportelli della banca entro la scadenza stabilita per effettuare il saldo del pagamento e ritirare la ricevuta bancaria.

Tale ricevuta è già firmata e quindi svolge la funzione di documento di quietanza. Infine la banca che ha riscosso l’importo deve comunicare all’altra banca l’avvenuta riscossione, per poi procedere a trasmettere le somme a chi di competenza.

Autorizzazione al Rid: che cos’è e a cosa serve

Il rapporto descritto poco fa può avvenire anche al contrario, ossia può essere il debitore ad incaricare la banca di pagare sempre le fatture che arrivano da uno specifico fornitore.

Tale autorizzazione continuativa al pagamento viene chiamato Rid, acronimo di Rapporti interbancari diretti.

Con questo metodo il titolare del conto corrente concede l’autorizzazione alla propria banca di accettare gli ordini di addebito provenienti da un certo soggetto, indicato da lui stesso.

L’esempio più comune è quello legato all’autorizzazione al pagamento delle bollette delle utenze domiciliate sul conto.

Crediti e garanzia RiBa

Da un punto di vista legale la RiB. potrebbe essere descritta come un documento probatorio del credito, grazie a cui il creditore può ottenere il pagamento del credito oppure una concessione di credito da parte dell’istituto bancario.

Tale concessione dipende ovviamente dalla valutazione svolta dalla banca stessa circa la probabilità che il credito concesso possa davvero e concretamente venire rimborsato grazie all’uso dello strumento di cui vi stiamo parlando, ossia la ricevuta bancaria.

Potremmo dire quindi che si tratta di una specie di garanzia che la banca assume a fronte di un credito fatto a un’azienda o a un soggetto professionista o ancora a un lavoratore autonomo.

In conclusione…

La ricevuta bancaria è quindi un documento che riporta il valore di un credito, con specificazione della data in cui avviene il pagamento. Esso viene consegnato alla banca dal creditore stesso perché la banca si adoperi lei stessa alla riscossione.

La RiBa non costituisce però una cessione del credito, in quanto la titolarità dei diritti di credito rimane in capo al creditore originario.

Qual è lo scopo di questo documento? Esso è stati pensato per facilitare i pagamenti a mezzo banca, in sostituzione della “cambiale tratta”, la quale rappresentava lo strumento commerciale precedentemente maggiormente adoperato per questo scopo.

Essa però veniva emessa dal creditore, ma presentava due tipi di problemi: il primo era legato al fatto che, come tutte le cambiali, essa presentava un costo piuttosto elevato (quello dei fissati bollati su cui andava iscritta).

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La seconda problematica, invece, era costituita dal fatto che la cambiale tratta non aveva validità senza la firma di accettazione del debitore: questo voleva dire che il creditore avrebbe dovuto firmare in maniera preventiva il documento al debitore, oppure ci si sarebbe trovati con un documento privo di ogni valenza.

Il Sollecito di pagamento: la guida definitiva

Sollecito di pagamento

Il sollecito di pagamento è una richiesta che può essere effettuata da coloro che hanno eseguito una determinata mansione professionale o richiedano il pagamento di un bene venduto al debitore, qualora siano trascorsi i tempi prestabiliti per il pagamento.

Questo mezzo viene utilizzato prima di ricorrere ad un avvocato, utilizzando un modulo precompilato, ed ha il compito di avvisare di un pagamento non ancora avvenuto.

Tale sollecito può avere anche un valore legale.

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Chi può fare il sollecito di pagamento di fattura e quando si rende necessario?

Il sollecito di pagamento fattura può essere utilizzato da professionisti, imprese e lavoratori autonomi, che vogliono esortare un determinato pagamento, tenendo però in considerazione i tempi di emissione della fattura, che cambiano in base alla prestazione effettuata.

Per la vendita di beni mobili, la fattura deve essere emessa alla spedizione o alla consegna, per la vendita di beni immobili, la fattura deve essere emessa al momento della stesura del contratto, mentre per gli altri servizi forniti, l’azienda o il professionista deve rilasciare la fattura al momento del pagamento anche di un acconto.

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Il pagamento, in caso di acquisto di beni e servizi dovrà  essere emesso entro 30 giorni dal termine della prestazione svolta, mentre entro 60 giorni per l’acquisto di prodotti deteriorabili.

Una proroga oltre i 60 giorni deve essere indicata in forma scritta, come clausola nella fattura.

Qualora vi trovaste in una situazione in cui il debitore nonostante siano trascorsi questi giorni, non ha ancora pagato e non volete affidare il caso direttamente ad un avvocato, potrete utilizzare il sollecito pagamento fattura per dare un primo avviso.

Come fare un sollecito di pagamento?

Per fare il sollecito di pagamento, generalmente si utilizzando dei modelli che contengono già le informazioni da dover inserire affinché questo risulti valido legalmente. Il modello di sollecito deve essere compilato in maniera tale che contenga le informazioni fondamentali quali:  i dati del creditore, l’importo da ricevere, il numero e la data dell’emissione della  fattura, e i precedenti solleciti.

Generalmente viene anche indicata la modalità di pagamento, quindi ad esempio tramite bonifico bancario fornendo al destinatario anche le coordinate per effettuarlo, quindi l’IBAN o tramite un bollettino precompilato.

Possono esservi diversi tipi di solleciti in base a quanti avvisi sono stati già dati, se si tratta del primo utilizzate un modulo che risulti essere a titolo informativo, con un linguaggio cortese, poiché potrebbe trattarsi anche di un semplice errore di pagamento, e soprattutto perché per un linguaggio offensivo, il ricevente potrebbe richiedere un risarcimento.

Sarebbe consono inoltre, chiedere una risposta entro una determinata data da voi scelta, ad esempio 15 giorni, data che sarà necessaria per inviare poi un secondo o un ultimo sollecito, e fornire i contatti come numero di telefono o email per essere rintracciati.

Nel caso in cui si tratti di un primo sollecito è preferibile inviare il modulo per posta o per via email, ma in quest’ultimo caso si rende necessaria una casella di posta certificata PEC o il documento inviato non avrebbe alcun valore legale. Se si utilizza invece l’invio per posta, è preferibile utilizzare una raccomandata con ricevuta di ritorno, in modo da essere certi che il documento sia stato ricevuto.

Utilizzando l’invio tramite raccomandata,  nel caso in cui si indichi all’interno una fattura il cui importo superi i 77,47 euro, bisogna inserire anche una marca da bollo da 2 euro, se invece l’importo non viene specificato, quest’ultima non sarà necessaria.

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Se al primo sollecito non verrà data alcuna risposta, potrete ricorrere allora ad un secondo sollecito di pagamento di fattura, in cui inserirete le stesse credenziali utilizzate per il primo sollecito, specificando però di non aver ricevuto alcuna risposta  alla precedente lettera ed invitando  a saldare al più presto la fattura. Anche in questo caso vi consigliamo di dare un termine per la risposta, e consigliamo l’invio tramite raccomandata con ricevuta di ritorno per essere certi dell’avvenuta ricezione.

Lettera di messa in mora: a cosa serve e come compilarla

L’ultimo sollecito di pagamento fattura, anche chiamato lettera di messa in mora, è l’ultima lettera per sollecitare il pagamento che legalmente vale anche comeLettera di messa in mora atto di costituzione in mora.

Attraverso la costituzione in mora, inizieranno a decorrere gli interessi moratori a carico del debitore,  inoltre attraverso questi verranno interrotti i termini di prescrizione, quindi si potrà attraverso questa ad una procedura di esecuzione forzata del pagamento .

Attraverso la lettera di messa in mora, il creditore viene anche tutelato qualora il pagamento non sia stato effettuato per cause non dovute al debitore e non permette quindi che questo venga estinto.

Cosa inserire nella lettera di messa in mora

Per essere considerata valida, la messa in mora deve essere scritta e deve contenere una serie di informazioni fondamentali: una sintetica e veritiera spiegazione dell’avvenimento, sottolineando l’inosservanza di quanto stabilito al momento del contratto; deve indicare tutte le richieste, ad esempio il pagamento e un eventuale importo in denaro come risarcimento per il danno; deve fissare il termine ultimo di adempimento di tale richiesta, solitamente questa è di circa 15 giorni dal momento della presa in visione di tale lettera ed infine è importante sottolineare che nel momento in cui l’avversario venga meno al risarcimento, si procederà per via legale.

Qualora, la controparte, non abbia portato a termine i propri doveri, colui che ha ricevuto il danno può appellarsi, in base alla circostanza o in base alla somma di denaro, al giudice di pace, al tribunale civile, all’arbitro bancario finanziario o al Corecom, e iniziare un vero e proprio processo.

Ci sono delle circostanze in cui la messa in mora non deve per forza essere redatta in forma scritta, ad esempio quando il debitore dichiara di non vuole risarcire i danni causati o quando si tratta di obbligazione da fatto illecito, ma in questo caso si dovrà intervenire diversamente.

Cosa fare quando si riceve un sollecito di pagamento?

Ricevere un sollecito di pagamento sta a significare che vi è un conto non saldato da parte vostra e dunque da saldare al più presto.

Ovviamente bisognerà verificare per prima cosa i dati contenuti nel documento ricevuto e la veridicità di questi ultimi. Una volta ricevuto un sollecito, bisognerà al più presto effettuare il pagamento seguendo le indicazioni riportate sulla lettera, quindi attraverso la banca, uffici postali o altro. Se mancano indicazioni sulle modalità di pagamento, bisognerà invece contattare il mittente per ricevere dei chiarimenti.

Se invece il pagamento è già stato effettuato, contattate il diretto interessato avvisando dell’avvenuto pagamento ed eventualmente esibendo la copia della ricevuta rilasciata dall’ente interessato, in modo da dimostrare la veridicità del fatto.

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Scrivere in maniera corretta un sollecito di pagamento è di fondamentale importanza, il linguaggio da utilizzare deve essere consono alla richiesta, le richieste devono essere ben chiare ed esplicite ed infine dovrà essere firmato e timbrato,  un sollecito scritto male infatti potrebbe non avere alcun valore e farvi perdere ciò che realmente vi spetta.

Sollecito di pagamento: Modulo doc da scaricare gratis

Per evitare problemi del genere, potrete utilizzare il nostro modulo sollecito di pagamento in formato doc da scaricare gratis, in cui sono già inserite tutte le nozioni necessarie alle quali aggiungere i dati relativi alla vostra situazione.

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Qui di seguito vi alleghiamo il modello di sollecito lettera di messa in mora, da poter scaricare gratis ed utilizzare.

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Fattura e fatturazione: modelli, tipi e guide complete

Fattura

Quante volte ci sarà capitato di sentire parlare di fattura e di fatturazione? Nonostante questo non tutti sanno a che cosa serva questo documento. In questo articolo approfondiamo proprio questo tema, esaminando i vari tipi di fattura presenti (differita, di accompagnamento, inversa…) e le loro funzioni.

Iniziamo cercando di capire di che cosa si tratta: la fattura rappresenta un vero e proprio documento fiscale obbligatorio che va emanato da una persona titolare di partita iva qualora ceda beni o eroghi servizi a favore di un committente/cliente.

Tale documento viene considerato come emesso e concluso nel momento in cui il cliente lo riceve: di norma la fattura è da considerarsi immediata.

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La fattura immediata, come si intuisce, va emessa e consegnata al cliente entro lo stesso giorno di effettuazione della vendita o prestazione del servizio.

Attenzione: per legge le varie fatture vanno conservate per 10 anni. Ma come va compilata una fattura? Quali dati e informazioni deve contenere?

I dati richiesti in una fattura

Vediamo subito di rispondere a questi interrogativi. La fattura, nel momento della compilazione, deve essere arricchita inserendo la data di emissione e il numero progressivo, che deve essere univoco, così come sancito dalla legge di Stabilità 2013 (legge 24 dicembre 2012 n. 228).

Il titolare della partita iva deve altresì inserire i dati del venditore e dell’acquirente (quindi la ragione sociale, la sede legale, il codice fiscale/partita iva), e deve descrivere il prodotto o il servizio che si sta cedendo, specificandone le caratteristiche e le eventuali quantità vendute.

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Infine va segnato l’imponibile e anche l’iva. Qualora fosse necessario arrotondare gli importi della base imponibile e dell’iva, bisogna procedere per eccesso nel caso in cui il terzo decimale e maggiore di 5. Se in vece tale dato fosse minore di 5 allora si arrotonderà per difetto.

Dunque possiamo dire che la fattura costituisce il principale documento fiscale adoperato dalle imprese di qualunque dimensioni e anche dai liberi professionisti per regolarizzare il proprio lavoro.

Vi sono moltissimi tipi di fattura. Di seguito vogliamo darvi una definizione di ognuna di esse, in modo da aiutarvi a muovervi in questo mondo articolato con chiarezza e con le giuste informazioni.

Tipi di fattura: la fattura elettronica

fattura elettronica Iniziamo cercando di capire che cosa sia la fattura elettronica. Quali sono le differenze con quella cartacea? La fattura cartacea può venire consegnata manualmente o spedita a mezzo posta o fax al destinatario. Tuttavia a partire dal 6 giugno 2014 è stato inserito l’obbligo di fatturare elettronicamente in relazione alle prestazioni emesse nei confronti della Pubblica Amministrazione dai titolari di una partita iva.

Dunque è stato creato un apposito modello di fatturazione elettronica caratterizzato da particolari criteri, stabiliti dallo stesso Decreto Ministeriale del 3 aprile 2013 n. 55.

Questo modulo digitale va inviato alla PA tramite il sistema di interscambio, ossia un sistema digitale di emissione, invio e anche di conservazione delle fatture. Tale metodo ha consentito di ridurre lo spreco di carta e di ottimizzare gli spazi di archiviazione.

Il sistema adoperato si chiama Sistema di Interscambio Nazionale (SDI) e vede coinvolti il fornitore e la pubblica amministrazione.

Come funziona questo metodo virtuale? La PA ha l’obbligo di far pervenire al fornitore un codice univoco alfanumerico: si tratta del cosiddetto codice ufficio per la fatturazione elettronica.

Esso va obbligatoriamente inserito insieme ai dati citati in apertura (Partita IVA, indirizzo, data di emissione ecc). la fattura elettronica va firmata digitalmente e inviata con il già nominato SDI, il quale verifica il formato del documento ricevuto.

La fattura PA di Aruba: che cos’è?

Fattura PAA tal proposito, visto a partire dal 2015 la Pubblica Amministrazione non ha più la possibilità di accettare fatture cartacee, ma è obbligata ad avvalersi della fatturazione Elettronica, è stato creato un apposito modello in grado di rispondere ai requisiti richiesti dalla normativa.

Uno dei modelli proposti è quello di Aruba, il quale si propone come modello semplice e conveniente, in grado di coordinare tutto il ciclo di fatturazione elettronica nei confronti dell’Amministrazione Pubblica.

Infatti il sistema di fatturazione PA di Aruba permette di gestire sia l’emissione della fattura, che la trasmissione al Sistema di Interscambio già citato e infine di conservare attraverso il processo automatico tutta la documentazione.

La Fattura PA ha le caratteristiche previste per legge, ossia un file XML, e permette di apporre la firma digitale.

La fattura pro forma

Fattura pro formaContinuiamo ad esaminare i tipi di fattura presenti: quella elettronica sinora descritta più che una fattura vera e propria rappresenta un nuovo modo di presentare la fatturazione ed espletare i propri doveri nella transazione economica.

Un esempio di fattura vero e proprio, invece, è rappresentato dalla fattura pro forma.

Si tratta di un documento che assomiglia ad una fattura standard, ma che non è dotata di una valenza fiscale.

Fondamentalmente essa viene emessa per richiedere il pagamento al cliente prima che la vera fattura valida venga emessa. La fattura pro forma, quindi, non crea obblighi circa il pagamento dell’iva.

Dunque perché crearla? Tale documento permette di correggere il documento qualora si individuassero errori o imprecisioni senza alcuna conseguenza.

Inoltre evita la tassazione a chi l’ha erogata prima di essere stato compensato, e quindi consente a colui che la eroga di fatturare solo a pagamento avvenuto.

Per quanto riguarda la sua forma, la fattura pro forma è simile a quella ufficiale, ossia può riportare gli stessi dati, tuttavia bisogna accertarsi, nella sua emanazione, che tale documento non possa essere scambiato per la vera e propria fattura.

La fattura differita: ecco le caratteristiche

Fattura differitaVediamo ora un altro esempio di fattura: quella differita.

Che cos’è? Questo documento si differenzia dalla fattura standard in quanto la sua data di emissione in relazione all’effettiva consegna del prodotto o all’effettiva erogazione del servizio è diversa.

Questo vuole dire che la fattura può essere emessa in un altro momento e ciò rappresenta una comodità per le aziende, le quali possono così creare un unico documento riepilogativo di tutto il fatturato ad esempio a fine mese, anziché creare molte fatture durante il corso dei 30 giorni.

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Vi sono però dei limiti: la fattura differita va obbligatoriamente emessa e registrata entro il quindicesimo giorno del mese successivo a quello in cui il bene è stato inviato o il servizio erogato. Il soggetto deve inoltre segnare il mese di riferimento, in quanto l’operazione verrà fatta rientrare nella liquidazione periodica del mese di riferimento, in modo che l’iva venga versata entro il 16 del mese successivo.

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Attenzione a non confondere la fattura differita con quella super differita, prevista invece quando le operazioni triangolari sono interne, cioè il prodotto viene inviato ad un soggetto terzo a nome del primo concessionario. In questa situazione specifica il promotore della transazione triangolare può emettere la fattura al proprio cliente entro la fine del mese successivo a quello della consegna vera e propria.

La fattura accompagnatoria: un altro tipo di documento

fattura accompagnatoriaContinuiamo la nostra analisi delle varie fatture. In questo paragrafo ci dedichiamo a quella accompagnatoria, la quale presenta allo stesso tempo le caratteristiche e gli obblighi di un Documento Di Trasporto e di una fattura immediata, citata in apertura.

Essa viene emessa nei casi in cui vi sono dei beni che vanno trasferiti presso il cliente, mentre non è ammissibile quando ad essere erogato e oggetto di fatturazione è un servizio.

Quali dati vanno inseriti nella fattura accompagnatoria? Tale documento deve riportare i dati sia del documento di trasporto che della vera e propria fattura immediata, da usare quando non vi è obbligo del documento di accompagnamento dei beni trasportati.

La fattura inversa: caratteristiche

Che cos’è la fattura inversa e come si calcola?

La fattura inversa viene calcolata su apposite applicazioni, le quali servono per misurare la fattura inversa a favore di professionisti come avvocati, architetti ed ingegneri, scindendo così la cifra netta dall’imponibile, in vista di un pagamento da fare in maniera forfettaria al professionista stesso.

Online si trovano appositi sistemi di calcolo che chiedono di inserire l’importo e altri valori utili al risultato della fattura inversa, in modo da calcolare una sia una fattura generica che una parcella, individuando l’ammontare dell’ IVA, della ritenuta d’acconto e anche il contributo previdenziale.

Servizi di fatturazione online

Vogliamo concludere parlandovi proprio dei servizi di fatturazione online, utili in determinati casi, come quando è necessario produrre/ricevere fatture da gestori come Vodafone o Tim oppure gestire fatture In cloud.

Tali sistemi, come quello delle Fatture in Cloud, si può risparmiare molto tempo, poiché tale sistema operativo permette di creare in fretta preventivi, fatture e così via, garantendo all’utente di controllare meticolosamente i costi ed entrate aziendali. Inoltre il commercialista ha l’accesso all’account dei suoi clienti e questo facilita le operazioni come l’elaborazione del 730 o del modello unico.

Anche chi vuole semplificarsi la vita in relazione alla fatturazione Vodafone/tim e quant’altro può avvalersi dei sistemi online: ogni mese è possibile essere avvisati via e-mail sulla fattura emessa e sui dati ad essa legati.

Conclusioni

In questo articolo abbiamo voluto fornire una rapida guida alle varie tipologie di fatturazione presenti e disponibili per imprese e ditte.

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Vi sono molte opzioni per cui potete affidarvi ad un esperto per cercare di capire qual è il tipo di documento adatto al vostro lavoro e alle vostre azioni, così da sfruttare al meglio le opzioni volte all’uso delle aliquote IVA per i servizi o i beni che fornite al cliente.

Prestazione occasionale: per i lavori discontinui

Prestazione occasionale

 

L’attuale mercato del lavoro continua ad evolversi e, in assenza di stabilità, le forme di contratto atipiche sono in crescita. Non è raro sentire parlare di prestazione di lavoro occasionale. Di cosa si tratta?

Le prestazioni occasionali rappresentano una tipologia di collaborazione  lavorativa che è stata introdotta nel nostro ordinamento con la riforma del lavoro del 2003, in attuazione della Legge Biagi. Nei prossimi paragrafi approfondiamo le caratteristiche di questa tipologia lavorativa.

Collaborazione occasionale: come funziona?

Molti datori di lavoro evitano di chiamare qualcuno a supporto dell’attività (o evitano di regolarizzarne la situazione) a causa del timore legato al pagamento di tasse davvero proibitive.

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La tassazione italiana attuale è infatti molto alta e rende difficile assumere anche laddove ce ne sarebbe bisogno. Tuttavia la collaborazione occasionale offre un vantaggio in tal senso, in quanto evita di pagare le tasse pur rispettando la normativa e i diritti doveri propri del rapporto di lavoro.

Questa specifica formula è stata introdotta con la legge Biagi nell’anno 2003: tale legge specifica i requisiti fondamentali perché la collaborazione possa annoverarsi nella occasionalità.

Innanzitutto l’attività deve essere saltuaria e non regolare e abituale. In secondo luogo deve avere come oggetto un’attività non professionale e non continuativa. Infine non deve esservi coordinazione tra prestatore e committente.

Per entrare più nel dettaglio, perché si possa restate nell’ambito della Legge Biagi è necessario che l’attività lavorativa non superi i 30 giorni dell’anno solare e la paga percepita non può essere superiore ai 5000 euro netti.

Sulla base di quanto stabilito dal legislatore, quindi, possiamo definire i lavoratori occasionali come persone che svolgono un lavoro in proprio dietro il giusto riconoscimento e pagamento di un corrispettivo, senza che però scatti una situazione di subordinazione con colui che ha ordinato l’opera. Serve un contratto scritto?

La risposta è negativa: essendo un rapporto non continuativo, professionale e subordinato, la forma scritta non è richiesta.

Requisiti della prestazione occasionale

Il lavoro in questione deve rispondere a determinati requisiti. Innanzitutto non deve costituire un’attività abituale e non deve svolgersi con continuità. Inoltre non deve essere considerata come attività professionale e non deve essere intesa come attività coordinata.

Quando si può parlare di prestazione occasionale quindi? Sono da annoverarsi in tale categoria le attività svolte da persone che si impegnano a svolgere un’opera o un lavoro dietro corrispettivo, senza che vi sia nessuna forma di coordinazione o di subordinazione con il committente. In altre parole tra le parti coinvolte non devono esservi vincoli di alcuna natura: i soggetti che operano in questa maniera hanno piena libertà circa il lavoro occasionale commissionatogli.

Altri standard da rispettarsi per restare nella cerchia dell’occasionalità senza sforare in quella professionale sono stabiliti per legge:  ad esempio la collaborazione con uno stesso committente non può essere perpetrata per oltre 30 giorni nello stesso anno solare; in caso contrario viene a mancare la natura dell’occasionalità e la prestazione è  da considerarsi abituale e continuativa. Inoltre la  somma di tutti i compensi percepiti non deve mai essere superiore ai 5.000 euro in un anno solare: qualora questi due presupposti vengano a mancare la prestazione si trasforma in prestazione a progetto o professionale e di quindi deve essere regolata da specifiche norme.

Prestazioni occasionali 2016: contribuzione

Un aspetto caratteristico della prestazione occasionale è quello legato alla contribuzione. Infatti abbiamo visto che non bisognaDelega Fiscale superare i 5.000 euro all’anno per restare in ambito di prestazione occasionale: al di sotto di tale soglia i lavoratori non sono tenuti a pagare i contributi Inps, poiché il soggetto non può essere paragonato al lavoratore dipendente né a quello autonomo. Infatti non vi è legame di subordinazione con il soggetto committente così come non vengono percepiti uno stipendio e una busta paga come nell’ipotesi del lavoro dipendente, né con uno “stipendio” di 5000 euro si può essere considerati alla stregua di un professionista autonomo, che guadagna di più.

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Queste sono le ragioni per le quali, in ambito di lavoro occasionale, non deve essere versato nessun contributo all’Ente Previdenziale. Va da sé che il soggetto non ha diritto a nessun tipo di assegno o riconoscimento previdenziale, previsto nelle altre categorie.

Superare i 5000 euro di prestazione occasionale: le conseguenze per il lavoratore

Se vengono superati i 5000 euro di compenso annuale allora il soggetto diventa lavoratore autonomo. Cosa avviene in questo caso? Il lavoratore viene iscritto alla gestione separata presso  l’Inps e deve versare i contributi. Attenzione: chi supera la cifra limite del lavoro occasionale è tenuto al versamento contributivo esclusivamente per la quota che eccede i 5000 euro stessi. Quando ciò si verifica il commissionato deve comunicarlo al committente, per poi procedere con la relativa iscrizione alla Gestione Separata dell’Inps. Tale iscrizione rimane a carico del committente e si configura nell’anno in cui il lavoratore supera il limite di pagamento sopracitato.

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Disciplina fiscale del lavoro occasionale 2016

Come gestire da un punto di vista fiscale le prestazioni a titolo occasionale? Coloro che svolgono questo tipo di mansione devono rilasciare una ricevuta di pagamento, che va emessa obbligatoriamente, indipendentemente dallo status ricoperto nei confronti del soggetto committente. I compensi ricevuti sono soggetti a ritenuta d’acconto.

In altre parole, fiscalmente parlando, il lavoratore occasionale è tenuto ad emettere una ricevuta in cui vanno indicati i suoi dati personali e quelli del committente, la data, il compenso lordo percepito e l’importo della ritenuta d’acconto (20%) e infine il netto da corrispondere. Attenzione: la data segnata sul modulo deve corrispondere con il giorno di pagamento effettivo e non quella in cui è stato ultimato il lavoro. Inoltre se l’importo percepito supera il 77,47 euro allora bisogna applicare una marca da bollo da 2 euro (a carico del committente). Per quanto riguarda il rimborso spese, il lavoratore occasionale ne ha diritto nel caso in cui siano stati presi accordi con il committente.

Redditi diversi

tasse-logoCome viene identificato il reddito di questo tipo di attività da un punto di vista di regime fiscale? Tale reddito è identificato nella fascia dei redditi diversi: infatti rientrano in tale categoria anche i redditi derivanti da canoni di locazione. Come calcolare i redditi diversi?

Essi vanno calcolati considerando la differenza tra l’ammontare percepito in totale e il periodo di imposta presa in considerazione. Inoltre vanno considerate le spese che il lavoratore ha dovuto sostenere.

Il reddito diverso va dichiarato nel modello unico P.F.: bisogna necessariamente segnalare l’importo del reddito lordo percepito e dell’eventuale ritenuta d’acconto subita nell’apposito quadro.

Non è sempre obbligatorio presentare la dichiarazione dei redditi; qualora il compenso percepito non superi il 4800 euro lordi non è necessario, ma soltanto se non sono state percepite altre entrate economiche oltre a quelle occasionali.

Nonostante questa possibilità di non dichiarazione, è sempre consigliabile denunciare i redditi, anche quando la legge prevede la non obbligatorietà della dichiarazione, poiché se il committente ha effettuato delle trattenute al lavoratore occasionale, questo può procedere a recuperare di tali somme soltanto attraverso la dichiarazione.

Lavoro occasionale e altre fonti di reddito

Qualora il lavoratore occasionale fosse anche soggetto a un lavoro di tipo dipendente, allora il reddito occasionale andrà a sommarsi al reddito da lavoro dipendente cumulandosi per la determinazione delle aliquote Irpef.

Questo fattore non deve essere sottovalutato, specialmente se si è al limite degli scaglioni. Infatti, il reddito da prestazione occasionale contribuisce alla determinazione delle soglie massime e di conseguenza il soggetto che supera la soglia è soggetto ad una più alta tassazione asseconda dello scaglione determinato sulla base del reddito complessivo.

Soggetti esclusi dalla prestazione di lavoro occasionale

La legge prevede che non tutti i soggetti possano svolgere lavoro di tipo occasionale: sono infatti esclusi tutti i dipendenti pubblici che facciano parte della Pubblica Amministrazione e dei corpi militari, i lavoratori professionisti  iscritti presso un albo, i lavoratori che appartengono a commissioni/organi amministrativi, privati e pubblici e infine tutti i lavoratori assunti in enti sportivi che hanno ottenuto un riconoscimento legale.

Lavoro occasionale e Jobs Act: novità del 2017

La riforma del lavoro cosiddetta Jobs Act ha apportato delle modifiche alle prestazioni di lavoro occasionale. In particolare il Jobs Act, attraverso il Decreto legislativo numero 81 del 2015, ha abolito le collaborazioni occasionali definite come co.co.co. Coloro che prima di questa data rientravano in tale categoria vanno ora considerati come lavoratori subordinati.

Leggi anche: Voucher Inps

Come abbiamo potuto intuire nei paragrafi precedenti, il lavoro subordinato è quello continuativo, personale e organizzato dal committente circa il luogo e le tempistiche. Se si verificano queste tre condizioni il lavoro è da annoverarsi tra quelli subordinati.

Il motivo per cui il lavoratore a progetto o co-co-co non può essere dunque considerato lavoratore occasionale è che lavora in autonomia, non ha continuità lavorativa presso il committente e non p inserito nell’organigramma aziendale.

Dunque le novità apportate dal Jobs Act hanno abrogato la disciplina del lavoro parasubordinato regolata dalla Legge Biagi, hanno riconosciuto come uniche forme di collaborazione solo quelle del lavoro autonomo e quello accessorio e hanno abrogato (a partire dal 25 giugno 2015) le collaborazioni a progetto delle associazioni in partecipazione e le mini-co.co.co. Ciò ha inciso sulla collaborazione occasionale, in quanto il Jobs Act ha modificato il concetto stesso di prestazione occasionale, confermando l’abolizione del limite massimo di collaborazione per lo stesso committente di 30 giorni e ristabilendo quanto detta l’articolo 2222 del codice civile.

Tipologie di lavoro saltuario nel 2016

In conclusione oggi il lavoro occasionale può essere diviso in due categorie: quello accessorio e quello autonomo occasionale. La prestazione non deve essere continuativa né coordinata dal committente. Viene a mancare anche l’obbligo dei 30 giorni con lo stesso committente; il collaboratore non deve essere inserito all’interno dell’organizzazione aziendale e non deve essere iscritto ad alcun albo professionale.

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Non devono esservi vincoli di orari né imposizione di metodi di lavoro, che restano in capo al lavoratore. Il rischio economico da parte del committente assente per questa prestazione unica nel suo genere.

Voucher Inps per il lavoro: cosa sono e come si attivano

voucher inps

Prima di entrare nel dettaglio e capire come attivare i voucher, è necessario approfondire un aspetto. Di cosa si tratta?

Quando si parla di voucher si intende un metodo di pagamento e, nello specifico, si intendono dei buoni lavoro che vengono emessi dall’INPS e che servono per retribuire i lavori occasionali o, comunque, non regolamentati da un contratto classico.

Servono, in poche parole, a regolarizzare delle situazioni che potrebbero sfociare in lavoro nero.

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Sono disponibili sia voucher cartacei che voucher telematici. Nel primo caso, il committente li darà al lavoratore che dovrà, poi, incassarli presso un ufficio Poste Italiane, entro 2 anni dalla data di emissione.

Nel caso dei voucher telematici, invece, vengono erogati su una INPS Card che è risulta intestata al lavoratore o tramite bonifico bancario.

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E’ il datore di lavoro che acquista i voucher e che comunica all’INPS l’inizio del lavoro che può essere con essi retribuito.

Come attivare i voucher

Per quel che concerne l’attivazione dei voucher, si deve sottolineare che con il Jobs Act sono state introdotte diverse novità. Nello specifico, attualmente è prevista l’attivazione anticipata dei voucher rispetto al momento di inizio della stessa prestazione di lavoro occasionale accessorio, ma non solo: sono state, infatti, introdotte diverse novità per quel che concerne il metodo di comunicazione di questo inizio.

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Prestazione occasionale

Pertanto, adesso, nella comunicazione di attivazione dei buoni lavoro è necessario indicare sia il luogo che la durata precisa dell’impiego accessorio. Questa novità è stata introdotta in modo tale da riuscire a eliminare quelli che sono i possibili abusi nell’utilizzo dei voucher che, molto spesso, venivano attivati solo nel caso di passaggio degli ispettori o nel caso in cui si andava a verificare un incidente sul lavoro, per usufruire dell’indennità INAIL.

Leggi anche: Speciale sezione Lavora con noi – Offerte di lavoro

Accanto a tutto ciò, sono state introdotte anche diverse sanzioni, che vengono applicate nel caso in cui si scoprono delle irregolarità.

Le sanzioni in questione vanno da un minimo di 400 a un massimo di 2400 euro e il datore di lavoro dovrà pagarne una per ciascun lavoratore per il quale non ha rispettato le regole concernenti la comunicazione dell’attivazione.

Nello specifico, non è più sufficiente comunicare l’attivazione della singola prestazione “a consuntivo”, dato che ora è necessario comunicare il tutto all’Ispettorato nazionale del lavoro e lo si può fare finanche via sms, con almeno 60 giorni di anticipo.

Viene, quindi, cancellata la modalità di attivazione al volo così come quella dopo la fine della prestazione l’attivazione ‘al volo’ dei voucher non sarà più consentita, così come non sarà più possibile farla dopo che la prestazione è stata effettuata.

Come comunicare l’inizio della prestazione

Dopo aver acquisito il voucher, sia il datore di lavoro che il prestatore di lavoro si dovranno registrare sul portale dell’INPS e inserire una dichiarazione di inizio rapporto.

In questa fase, non si deve necessariamente indicare quella che è la specifica prestazione per la quale si attivano i voucher, ma solo la data iniziale e la data finale del rapporto di lavoro in questione.

Procedura di attivazione presso tabaccai

Grazie alla sperimentazione dei servizi PEA (Punto Emissione Autorizzato), viene attualmente data ai committenti la possibilità di acquistare dei voucher cartacei presso i tabaccai. Come si svolge tale processo? Innanzitutto, il datore di lavoro, con la sua tessera sanitaria o codice fiscale, deve andrare presso un tabaccaio autorizzato, per acquistare i vouchers.

Questi ultimi vengono stampati, su richiesta, direttamente al momento. Ogni voucher ha due parti. C’è una madre che contiene il numero progressivo univoco dello stesso, un codice di controllo, che accomuna tutti i vouchers stampati insieme, il codice fiscale del datore di lavoro e quello del lavoratore, il nominativo di chi lo ha acquistato e l’identificativo del voucher stesso.

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Come detto prima, sarà il datore di lavoro a dichiarare quella che è la prestazione per la quale vengono richiesti i voucher e lo farà o tramite il sito web dell’Istituto o tramite il Contact Center integrato INPS-INAIL, ma potrà scegliere anche di recarsi direttamente presso una sede INPS

Bolla di reso: cos’è e come si compila

Bolla di reso

Può capitare di dover effettuare un reso, a causa di diverse problematiche, a partire da merce non adeguata fino ad eventuali problemi di natura burocratica.

Quando si inviano dei pacchi non è sufficiente, come saprà soprattutto chi lavora in un negozio o in un grande magazzino, chiamare il corriere e spedire il collo in questione: è necessario anche allegarvi un’apposita documentazione.

Di cosa stiamo parlando? L’oggetto del nostro articolo è la bolla di reso, o bolla di accompagnamento. Vediamo insieme qualcosa di più su questo argomento e sui passaggi utili per compilare questo documento in maniera consona.

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Bolla di reso e documento di trasporto: che cos’è?

La bolla di reso merci è conosciuta anche con la sigla DDT (documento di trasporto) e accompagna carichi e merci nel passaggio da una sede ad un’altra. L’emissione della bolla in questione è obbligatoria e non può mancare quando si trasportano merci: eventualmente ad essa si può sostituire una fattura accompagnatoria.

In sostanza la bolla viene adoperata per giustificare il passaggio della merce da un soggetto ad un altro soggetto. Tale documento di viaggio è entrato in vigore in seguito all’approvazione del Decreto del Presidente della Repubblica numero 472 del 1996 e sostituisce la precedente bolla di accompagnamento.

Anch’essa veniva usata quando si rendeva necessario lo spostamento ed il trasporto della mercanzia. La bolla di reso, lo sottolineiamo ancora, deve essere obbligatoriamente emessa e va redatta necessariamente prima della spedizione. Chi se ne deve occupare? Tale documento va emesso da chi spedisce i colli per effettuare il reso.

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Come compilare la bolla di reso

Il documento di trasporto, come abbiamo visto, svolge una funzione giustificativa del trasferimento di una merce da una personala tassa di successione ad un’altra e va emesso prima della consegna, o comunque prima della spedizione.

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Delega generica: modello e guida

La bolla di reso deve riportare in maniera completa i dettagli di tutta l’operazione, onde evitare anomalie in caso di accertamenti oppure di controlli: per eludere questi disguidi è fondamentale compilare il Ddt in maniera accurata e meticolosa in ogni sua sezione.

Quale deve essere il formato della bolla di reso? In realtà non c’è un formato specifico, esso è libero. Questo vuole dire che la bolla non deve per forza seguire una forma particolare, tuttavia deve comunque riportare tutti i dati necessari.

Infatti vi sono delle regole da seguire: la prima è legata all’importanza di sapere che il Ddt di reso va sempre compilato in duplice copia, in quanto una di esse rimane all’emittente, l’altra va invece al destinatario della spedizione, insieme ovviamente alla merce trasportata.

Per quanto riguarda i vari modelli di reso da compilare che si trovano anche online, nel campo che si trova in alto a sinistra, al di sotto della sezione dedicata ai dati del mittente, bisogna inserire appunto i dati di colui che effettua il reso.

Può essere sufficiente vidimare con il timbro dell’azienda questa parte, qualora tale timbro sia completo di tutti i dati richiesti. Invece nel campo che si trova sulla destra viene chiesto di indicare il numero progressivo di trasporto e la data in cui il passaggio della mercanzia viene effettuato. Naturalmente vi è un campo dedicato ai dati del destinatario, da compilare anch’esso in ogni sua parte.

Hai un attività commerciale? Dai uno sguardo alla nostra sezione Documenti per Imprese 

Nel compilare la bolla di reso merci, come ribadiremo nel prossimo paragrafo, bisogna specificare anche la causale, ovvero il motivo per cui viene effettuato il trasporto.

Questo è importante soprattutto se si effettuano trasporti di beni non destinati alla vendita, come riparazione, conto lavorazione, comodato d’uso, ecc… Tale campo è infatti necessario per dimostrare che non si sta effettuando una vendita “simulata “, bensì un trasporto con altre motivazioni ben specificate.

Va inserito nel modulo anche il luogo della destinazione: a questo punto si può passare alla descrizione dei beni o servizi oggetto del contratto con il cliente, specificandone adeguatamente l’unità di misura e la quantità.

Nella compilazione del documento di viaggio è importante anche inserire chi si occupa del trasporto, anche se si tratta di un vettore. Come comportarsi però se sono più vettori ad occuparsi de trasporto? Non c’è da preoccuparsi, per essere in regola può bastare indicare qual è il primo a occuparsi del reso merce.

Inoltre il mittente che sta compilando il tutto deve indicare accuratamente anche le quantità degli oggetti che si è in procinto di inviare, premurandosi di descrivere i beni, per completezza: va quindi descritta la natura della merce e la sua qualità.

Altre informazioni da inserite nel Documento di trasporto

Sinora abbiamo segnato alcune informazioni generiche e obbligatorie da inserire sul modulo, tuttavia alcune merci richiedono una bolla più specifica. In questi casi può essere doveroso segnalare il numero di patente e le intere generalità del trasportatore (il quale va quindi inteso come persona fisica). In realtà vi sono ancora altre informazioni aggiuntive, le quali però non sono obbligatorie.

Tuttavia talvolta, a discrezione del mittente, tali informazioni potrebbero dover essere inserite per facilitare il cessionario della merce, magari grazie alla funzione di promemoria. Quali sono questi dati non obbligatori? Essi possono riferirsi ai prezzi singoli dei vari colli, il prezzo totale ed il nome della banca di appoggio e così via. Altro dato non obbligatorio, ma consigliabile, è la causale, come abbiamo già anticipato.

Se essa viene inserita allora bisogna definire al meglio lo scopo della merce, specificando per esempio se si tratta o meno di una vendita. Ribadiamo che questa informazione serve ad evitare fraintendimenti con gli organi preposti ai controlli, poiché in sua assenza tali organi potrebbero giungere a sospettare una vendita simulata per evadere il fisco.

Bolla di reso funzione

Insomma, compilare una bolla di reso richiede accuratezza e questo può preoccupare qualcuno che non è abituato a compilarne oppure un negoziante che, dovendo farlo spesso, rischia di scordarsi qualche dato a causa della mole di lavoro. Per questo vi rassicuriamo dicendovi che, pur non essendoci un formato richiesto per legge, è possibile appoggiarsi a software appositi, i quali permettono di compilare facilmente e senza sforzo un documento di trasporto di reso. La compilazione deve essere così precisa in quanto essa risponde ai requisiti richiesti dalla normativa fiscale.

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Inoltre il Ddt ricopre un ruolo civilistico poiché serve come tutela e come garanzia sia per il soggetto mittente che per il destinatario, dimostrando l’avvenuta consegna delle merci.

La bolla di reso merci è dunque fondamentale per una corretta gestione amministrativa.