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Incentivo all’esodo: cos’è e come si effettua la tassazione

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Sapete cos’è l’incentivo all’esodo e in che modo viene erogato e tassato?

Cerchiamo di approfondire il discorso, perché in molti desiderano avere delle delucidazioni in merito all’uscita anticipata che, talvolta, viene proposta dall’azienda stessa.

 

 

Cosa si intende per incentivo all’esodo

Con il termine incentivo all’esodo si intende una somma di denaro che viene proposta da un’azienda per spingere dei dipendenti a dare delle dimissioni volontarie.

Insomma, si tratta di una sorta di buonuscita per permettere a un dipendente di dimettersi anticipatamente. Proprio per questo motivo, si parla di incentivo all’esodo, dato che il lavoratore lascia l’azienda.

Prima di entrare nel merito del discorso, si deve sottolineare che, per calcolare l’incentivo in questione, non ci sono delle regole fisse e standardizzate. Questo significa, che il calcolo varia in base a diversi fattori. Quali?

Lo vediamo subito. Innanzitutto si devono prendere in analisi alcuni aspetti che, nel corso degli anni, hanno caratterizzato il rapporto lavorativo . Ma si devono anche tenere presenti fattori come il reddito, gli eventuali benefici, i sussidi e molto altro ancora.

Come si calcola l’incentivo all’esodo

La prima cosa che si deve appurare è se la cifra offerta dall’azienda è in linea con il reddito che il lavoratore andrebbe a perdere con l’uscita anticipata.

Questo è un fattore molto importante, da prendere in considerazione nel momento in cui si va a valutare un incentivo all’esodo. Naturalmente, il lavoratore non deve rimetterci ed è per questo che si valuta prima se si tratta di un’offerta congrua o meno.

Ricordiamo, quindi, che si deve tenere in conto quello che è lo stipendio annuo percepito e gli eventuali benefits aziendali: in base a questo si deve quantificare la retribuzione persa e si devono fare i conti anche con l’aspetto previdenziale.

 

 

L’uscita anticipata, infatti, porta con sé un minor versamento di contributi che, a sua volta, ha un impatto sull’assegno di pensione. Inoltre, può anche slittare la data del pensionamento e, nel peggiore dei casi, si devono versare dei contributi volontari per poterlo conseguire.

Insomma, ne deve valere la pena se si vuole essere proprio chiari. Si deve, a tal proposito ricordare che, nel nostro paese, i contributi annui ai fini previdenziali sono pari al 33% dello stipendio.

Ecco, quindi, che nel momento in cui si deve valutare la proposta, è importante anche tenere a mente qualche altro fattore. Ci si deve informare in merito alla prima data utile per il raggiungimento della pensione, nonché a quelle che sono le varie possibilità di avere accesso ad altri sussidi come, ad esempio, l’assegno di invalidità o i sussidi a sostegno del reddito.

A tal proposito, si deve ricordare anche che le dimissioni volontarie non permettono di andare a percepire la Naspi o altre indennità di disoccupazione. 

Ma non finisce qui: si deve anche prendere in considerazione quella somma da pagare in caso di contenzioso per licenziamento illegittimo. In questo caso, molto dipende dall’azienda, dal numero dei dipendenti, dal motivo del licenziamento e dal perché è considerato illegittimo e da molti altri fattori.

Tutto questo va a influenzare la somma dell’incentivo all’esodo. A questo punto, però, si deve considerare la tassazione in merito.

Tassazione dell’incentivo all’esodo

Dopo aver specificato tutto questo, vediamo come si tassa l’incentivo all’esodo. La prima cosa da dire in merito è che, trattandosi di un emolumento di fine rapporto, questo è soggetto, come il TFR, a tassazione separata.

Cosa significa? Che l’incentivo non rientra nell’imponibile Irpef dell’anno ma viene tassato in maniera separata, come una cosa a sé stante.

In questi casi, la tassazione cambia in base a quelli che sono gli anni e i mesi di anzianità di servizio anche se, è bene sottolinearlo, l’aliquota applicata risulta essere provvisoria, dato che l’amministrazione fiscale, entro massimo 5 anni, va a riliquidare l’imposta in base a quella che è l’aliquota media di tassazione dei 5 anni precedenti a quello in cui è stata liquidata la somma tassata.

Quindi, si deve considerare la tassazione a titolo definitivo dell’incentivo all’esodo al fine di andare a capire la somma netta che il lavoratore stesso va a percepire.

 

 

Si tratta di valutazioni e di calcoli abbastanza complessi: proprio per questo motivo, in moltissimi casi quando si parla di incentivi all’esodo si tende a consigliare di affidarsi a uno specialista del settore, in grado di andare a mettere in luce pro e contro di questo incentivo.