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Dichiarazione di successione: guida completa

Dichiarazione di successione

La dichiarazione di successione, oltre a ricordarci un momento doloroso della nostra vita, porta anche ad avere molti dubbi sull’iter burocratico da seguire.

In questa guida vi vogliamo dare qualche consiglio per comprendere al meglio come muovervi nella compilazione di tale dichiarazione: cos’è e chi può compilarla? Quali tasse e quali costi bisogna pagare in sede di successione ereditaria? Lo vediamo nei prossimi paragrafi.

Dichiarazione di successione: cos’è

Nel diritto civile italiano la dichiarazione di successione della persona defunta è una dichiarazione che va obbligatoriamente presentata all’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente.

 

 

La successione è la pratica che si apre al momento della morte del de cuius (significa colui della cui eredità si tratta). Gli eredi, i legatari, i tutori o i curatori dell’eredità hanno tempo 12 mesi dalla data del decesso per presentare la dichiarazione di successione.

Ma qual è l’ufficio competente? Per saperlo bisogna basarsi sull’ultima residenza del defunto: se questa era fissata in Italia, allora bisogna recarsi presso gli uffici dell’Agenzia e successivamente presentarlo all’ufficio nella cui circoscrizione era fissata la residenza.

Se invece il defunto non aveva la residenza in Italia, allora la denuncia di successione deve essere presentata all’ufficio dell’Agenzia nella cui circoscrizione era stata fissata l’ultima residenza italiana. Infine, nel caso in cui non si fosse a conoscenza dell’ultima residenza italiana per il soggetto residente all’estero, la denuncia va presentata alla Direzione Provinciale II di Roma – Ufficio Territoriale Roma 6.

 

 

Il dichiarante riceverà indietro una ricevuta di accettazione, le copie utili per le volture catastali e anche le copie a presentare all’Autorità giudiziaria per il rilascio del certificato di eredità per l’intavolazione, qualora nella dichiarazione siano presenti immobili situati nelle zone in cui vige il sistema tavolare o dei libri fondiari.

Soggetti obbligati ed esoneri nella dichiarazione di successione

Dopo avervi indirizzati verso gli uffici competenti, passiamo a chiarire un altro dubbio: in ambito di dichiarazione di successione, quali soggetti sono obbligati? Tali soggetti sono gli eredi, chiamati all’eredità (per legge o per testamento, a meno che questi non vi abbiano esplicitamente rinunciato) e i legatari, oppure i loro rappresentanti legali qualora vi fossero.

Sono inoltre obbligati gli immessi nel possesso dei beni in caso di assenza del defunto o di dichiarazione di morte presunta. Sono altresì obbligati gli amministratori dell’eredità, gli esecutori testamentari, i curatori delle eredità giacenti e infine i trust.

Nel caso in cui i soggetti obbligati fossero più di uno, sappiate che è sufficiente presentare una sola dichiarazione.

Sono invece esonerati dalla presentazione della dichiarazione di successione il coniuge e i parenti in linea retta del defunto qualora l’eredità in questione abbia al suo attivo ereditario un valore non superiore a 100000 euro e nel caso in cui non comprenda beni immobili o diritti reali immobiliari.

Aliquote sull’imposta di successione: calcolo dell’imposta

Prima di analizzare i vari tipi di dichiarazione e indicarvi quale modello compilare, vogliamo fare un rapido accenno alle aliquote sull’imposta di successione.successione
Sono previste tre aliquote, le medesime previste per l’imposta di donazione: l’aliquota varia in base al grado di parentela degli eredi, così come le franchigie applicate (ossia le soglie entro le quali non è dovuta l’imposta).

Dal primo aprile 2016 sono state introdotte delle novità, per cui questa aliquota ammonta al 7% per il coniuge ed i parenti in linea retta (ossia genitori e figli), con una franchigia massima di 400000 euro (il versamento è da pagarsi sul valore che eccede questa soglia).

Fino ad allora l’aliquota è stata al 4%, e la franchigia ammontava ad un milione di euro. Dal primo aprile 2016 l’aliquota ammonta all’8%, per fratelli e sorelle (prima era al 6%), con una franchigia di 100.000 euro.

Per gli altri parenti sino al quarto grado, affini in linea retta, affini in linea collaterale fino al terzo grado l’aliquota è al 10%(prima era al 6%), senza franchigia.

Infine è al 15%, senza franchigia, per gli altri soggetti, mentre prima del primo aprile del 2016 ammontava all’8%. Le novità introdotte riguardano anche il valore del patrimonio, che se supera i 5 milioni di euro prevede aliquote del 21%, per coniuge, genitori e figli; del 24% per fratelli e sorelle; del 30%, per tutti gli altri parenti sino al 4° grado; infine del 45%, per gli altri soggetti.

Per quanto riguarda le imposte aggiuntive, ossia catastali e  ipotecarie, da versarsi sui beni immobili, l’aliquota rimane al 2% per quella ipotecaria e all’1% per quella catastale, come stabilito dal decreto legislativo 347 del 1990. A questo proposito c’è da sapere che la tassa ipotecaria e quella catastale appena esaminate vanno versate attraverso il modello F23 mediante autoliquidazione, ossia direttamente dagli eredi al momento della presentazione della dichiarazione di successione. Attenzione: dal 1° aprile 2016 anche per le imposte dovute per la dichiarazione di successione è possibile adoperare il modello F24, che andrà a sostituire l’F23, valido fino al 31 dicembre 2016.

Dopodiché sarà usufruibile esclusivamente il modello F24.

Liquidazione e versamento dell’imposta

L’imposta di successione è liquidata direttamente dall’Agenzia delle Entrate entro il terzo anno dalla presentazione della dichiarazione e va versata entro 60 giorni dalla data di notifica dell’atto di liquidazione.

Il pagamento può essere effettuato presso banche, uffici postali o direttamente all’agente della riscossione e può anche essere rateizzato. La rateizzazione, però, va chiesta al versamenti della prima rata.

Ricordiamo che vanno sempre versate la tassa ipotecaria di 35 euro e l’ imposta di bollo di 64 euro a prescindere se si tratti di successione principale, integrativa o modificativa, tipi di dichiarazione che vedremo nei prossimi paragrafi.

Dichiarazione di successione editabileModulo dichiarazione di successione

Ora passiamo alla parte pratica. La dichiarazione standard, protagonista del nostro articolo, può essere compilata sia da un professionista che dall’erede stesso. Il modulo da adoperare per tale operazione, pena la nullità dell’atto, è uno specifico modello chiamato “Modulo 4 – Dichiarazione di Successione”.

Tale modulo si può reperire sia presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate, sia nella parte finale di quest’articolo, il download è gratuito per tutti.

Sul sito ufficiale dell’Agenzia si trovano i moduli in formato pdf e in formato doc, ossia editabile, compilabile, modificabile: in questo modo i contribuenti hanno la possibilità di compilare direttamente dal proprio computer i campi contrassegnati da una lettera e da un titolo.

Come leggere la dichiarazione, per compilarla al meglio? Nella prima pagina vanno indicati la data del decesso e i dati anagrafici del defunto, oltre ai dati del testamento e la somma dell’asse ereditario. Nella seconda pagina, invece, bisogna inserire l’albero genealogico del defunto, i rapporti di parentela e l’elenco dei vari allegati. Nella terza scheda si indicano le relazioni di parentela di ogni singolo erede e i suoi dati. Nella quarta pagina vanno segnalati i dati catastali degli immobili ceduti in successione e infine le eventuali osservazioni.

Come ricavare il valore dell’asse ereditario? Esso va determinato non solo considerando i conti correnti, i depositi e i beni mobili del defunto, ma anche in base agli immobili posseduti. Ai fini dell’imposta di successione il valore degli immobili va calcolato ricavando la rendita catastale del 5%, moltiplicata per uno dei suoi coefficienti. Tali coefficienti sono 110, per la prima casa; 120, per i fabbricati appartenenti ai gruppi catastali A e C (esclusi A/10 e C/1); 140, per i fabbricati appartenenti al gruppo catastale B ; 60, per i fabbricati delle categorie A/10 (uffici e studi privati) e D; 40,8, per i fabbricati delle categorie C/1 (negozi e botteghe) ed E.

Infine bisogna considerare che il valore dei terreni non edificabili si determina moltiplicando per 90 il reddito dominicale già rivalutato del 25%.

Altri tipi di dichiarazione: modificativa, integrativa, sostitutiva

Sinora abbiamo analizzato la dichiarazione di successione principale, tuttavia ne esistono di diverso tipo: la dichiarazione integrativa, quella modificativa e sostitutiva.

La dichiarazione integrativa viene adoperata per integrare la prima dichiarazione rilasciata, con l’intento di aggiungervi beni immobili, mobili o liquidità non inserite in precedenza.

Inserendo nuovi immobili andranno ricalcolate, in base al valore aggiunto, le imposte ipotecaria e catastale. Rilasciando questo modulo bisogna pagare la tassa ipotecaria e imposta di bollo, compresi se dovuti i tributi speciali. Invece, nel caso in cui l’integrazione riguardi esclusivamente liquidità, allora non sono dovute imposte. Attenzione: con questo tipo di dichiarazione non si possono modificare o inserire nuovi eredi o togliere beni presentati nella prima dichiarazione.

Esiste un altro tipo di dichiarazione, ossia quella modificativa. Essa viene presentata per modificare la prima dichiarazione in relazione a quote, dati degli eredi, dati catastali degli immobili, dati relativi alle liquidità e così via. Il valore dell’eredità non viene cambiato, ma si possono aggiungere o togliere eredi.

La presentazione sostitutiva ha come obiettivo quello di correggere errori che non possono essere corretti con le altre due tipologie di dichiarazioni.

Dichiarazione di successione tardiva

Cosa succede se si presenta una dichiarazione di successione in ritardo e si superano i 12 mesi stabiliti per legge? In questo caso si viene sanzionati. A partire da gennaio 2016 il tasso legale da applicare alle sanzioni è passato da 0,50% allo 0,20%.

Dunque per le successioni presentate in ritardo bisogna usare il valore di 0,20% per i giorni che rientrano nell’ anno 2016. Quando si presenta tardivamente il modulo  è necessario rifare i calcoli delle imposte da pagare all’Agenzia delle Entrate di competenza, per aggiungere le sanzioni: se il ritardo è di 14 giorni massimo si incorre nel cosiddetto ravvedimento sprint: per il primo giorno di ritardo si applica una sanzione del  0,2%.

Per ogni giorno di ritardo si conteggia in più la percentuale dello 0,20%, quindi il secondo giorno la sanzione sarà dello 0,40% il terzo dello 0,60 e così via sino al 14 giorno. Dopo i 14 giorni la percentuale di sanzione sarà del 3%. Non solo: l’Agenzia delle Entrate chiede anche gli interessi di mora da calcolare sulle imposte non versate (2,50% annuo), da calcolare con questa formula:  interessi = imposta x tasso x giorni di ritardo : 365 (giorni).

 

 

Qualora si superino i 14 giorni, ma si presenti la documentazione entro i 30 giorni, allora il ravvedimento sarà breve: i calcoli da svolgere sono uguali ma cambia la percentuale da applicare alle imposte per il calcolo delle sanzioni, che è fissa ed equivale al 3%. Infine, trascorsi i 30 giorni, il ravvedimento in questione sarà quello lungo : la percentuale su cui calcolare le sanzioni è del 3,75%, inoltre la sanzione minima viene ridotta di 1/8 piuttosto che di 1/10 come accade nel ravvedimento breve.

Modulo per la dichiarazione di successione editabile

Se avete bisogno di reperire il modulo 4 per la dichiarazione della successione potete recarvi presso gli Uffici dell’Agenzia delle Entrate , oppure scaricare il modulo doc da cliccando sul link in basso.

Clicca qui

   

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