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APE Beniculturali: Scopriamo Cos’è

APE beniculturali

Volete effettuare un atto di compravendita oppure avviare un contratto di locazione di un bene immobile sottoposto a vincolo culturale e paesaggistico? Certamente avrete molti dubbi al riguardo e magari avete sentito parlare di “Ape beni culturali” senza avere capito bene di che cosa si tratti.

Dunque nei prossimi paragrafi troverete una guida pensata a indirizzare coloro che hanno a che fare con beni immobiliari soggetti al vincolo sopracitato.

Per poterci addentrare nel discorso dobbiamo fare riferimento al Decreto Legislativo 63/2013, il quale rinnova la materia inerente alla certificazione energetica, oltre ad introdurre proprio l’Ape che abbiano nominato.

 

 

Definizione di APE BeniCulturali: che cosa indica?

Iniziamo quindi la nostra analisi, specificando subito che cosa vuole dire “ape”. Tale sigla si riferisce all’Attestato di Prestazione Energetica in funzione degli edifici sottoposti al sopracitato vincolo culturale e paesaggistico.

Il decreto a cui abbiamo fatto riferimento in apertura, il D.Lgs 63/2013, va a sostituire l’attestato di certificazione energetica (ossia l’Ace) che era il riferimento negli anni passati.

Questa novità ha comportato l’introduzione di nuove norme per i trasferimenti a titolo oneroso e/o gratuito di proprietà di immobili. Non è cambiata invece l’obbligatorietà di presentare l’attestato di prestazione energetica per i beni culturali.

Dunque il cittadino che si trova a vendere o cedere in locazione uno di questi edifici è obbligato a presentare tale documento.

Eccezioni all’obbligatorietà

Nonostante quanto appena detto, esistono delle eccezioni a quanto stabilito dalla legge che stabilisce l’obbligatorietà del certificato protagonista dell’articolo.

Nel caso in cui si parlasse di beni immobili di pregio, non è obbligatorio il rilascio dell’Ape qualora gli interventi in questione richiedano alterazioni alla struttura dell’edificio molto importanti e consistenti.

Vincolo paesaggistico o culturale: quali immobili ne sono soggetti

Abbiamo sottolineato che l’Ape per i Beni Culturali si rilascia quando il bene immobile è sottoposto ad uno specifico vincolo di salvaguardia. Ma quali sono tali immobili?

L’APE Beni Culturali è obbligatoria per due precise tipologie di beni immobili, le quali sono ben segnalate nel Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, in particolare all’articolo numero 2.

La prima tipologia è quella dei beni culturali, ossia quegli immobili dotati di un grande interesse storico, archeologico, artistico, archivistico e così via. Vi troviamo quindi edifici di proprietà erariale o di qualunque ente pubblico (Regioni, Comuni ecc). Non solo: rientrano in questa categoria anche i beni immobili di proprietà degli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti. Infine vi troviamo gli immobili di soggetti privati a cui sia stata attribuita questa etichetta.

La seconda categoria è invece quella dei “beni paesaggistici”: in questo caso ci si riferisce ai beni immobili e alle aree che mostrano un forte valore storico, culturale, naturale e morfologico. Per citare esempi concreti ed essere più chiari, rientrano nella tipologia dei beni paesaggistici ville, giardini e parchi o complessi di beni immobili caratterizzati da importante memoria storico culturale e unicità delle caratteristiche geologiche.

Quando va presentata la documentazione?

Vediamo quando bisogna presentare L’Ape: il primo caso è quello legato a lavori di nuova costruzione e anche a quelli di manutenzione ordinaria, straordinaria e di ristrutturazione (solo nel caso in cui si modificasse il 25% dell’immobile, quindi pareti esterne, tetti e così via).

Il secondo caso è quello in cui si decide di mettere in evidenza e pubblicare un annuncio immobiliare di vendita o di locazione: in questo caso è necessario indicare la classe energetica attribuita all’immobile.

Infine bisogna richiederlo per gli edifici soggetti a vincolo paesaggistico e culturale che siano aperti al pubblico con una superficie superiore ai 500 mq. Vale il caso di esclusione sopracitato, ossia quello nel caso in cui i lavori siano consistenti e superino il 25%.

I vantaggi della certificazione energetica beni culturali

L’APE beniculturali garantisce l’accesso ad alcuni vantaggi, come per esempio gli incentivi mirati alla riqualificazione energetica. La certificazione energetica per immobili d’interesse culturale è di importanza basilare per tale vantaggio.

 

 

Per la riqualificazione si richiede l’intervento di un professionista del settore: le spese tecniche sostenute per la compilazione della certificazione energetica per immobili d’interesse culturale e paesaggistico sono detraibili dall’Irpef.

Il tecnico chiamato a valutare l’immobile previo sopralluogo non dovrà essere coinvolto nei lavori di riqualificazione energetica successivi al sopralluogo stesso. Attenzione: conservate con cura il vostro certificato e presentatelo come documento obbligatorio per l’accesso alle detrazioni del 65% sulle spese sopportate per i lavori di riqualificazione.

Ecco a chi spetta il rilascio dell’Ape

Entriamo nei dettagli di quanto appena detto. L’attestato di prestazione energetica deve essere redatto da un soggetto che prende il nome di certificatore energetico, ossia un tecnico abilitato alla progettazione di edifici e impianti. Si tratta, in altre parole, di architetti, ingegneri o geometri. Tale professionista deve essere naturalmente accreditato presso la propria Regione.

Tale figura esperta, per redigere l’APE Beni Culturali, deve effettuare una attenta e precisa analisi energetica dell’intero edificio, ponendo l’accento sull’efficienza energetica degli infissi, degli impianti (sia quello idraulico che quello di riscaldamento) e anche sui sistemi di produzione di energia alternativa (solare, fotovoltaica, eolica e così via), qualora vi fossero.

Dopo aver effettuato tale valutazione, il professionista compila l’Ape, premurandosi di inserire le caratteristiche energetiche e i dati catastali dell’edifico in esame, in modo da poter assegnare una classe energetica all’intero immobile.

Come si effettua il calcolo dell’efficienza energetica? Il tecnico da voi assoldato adopera un apposito software, appositamente ideato per adattarsi alla direttiva 2010/31/UE.

La validità dell’attestato di prestazione energetica dura di norma un decennio: essi va allegato dal proprietario qualora quest’ultimo decidesse di vendere o affitare a terzi l’immobile.

Infine sottolineiamo l’importanza di aggiornare il certificato in caso di ulteriori lavoro ed interventi di ristrutturazione o di manutenzione in grado di modificare la classe energetica dell’immobile.

All’attestato di certificazione energetica va allegato il libretto di impianto originale o fotocopiato per verificare l’esatta efficienza energetica degli impianti presenti e la data in cui sono stati redatti.

 

 

L’APE deve essere inviato entro quindici giorni dal rilascio alla Regione competente per territorio.

   

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