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Pagamento in contanti: limiti 2017 e quando si può pagare in questa modalità

Pagamento in contanti

 

Il pagamento in contanti, negli ultimi anni, ha conosciuto una serie di modifiche importanti. Dalla Legge Monti che ha ridotto il limite massimo a mille euro, alla normativa attuale che ha nuovamente alzato il “tetto”, le variazioni sono state davvero tante ed indirizzate da una parte a limitare il fenomeno dell’evasione fiscale e dall’altra ad evitare eccessive restrizioni.

Il 2016, in particolare, sarà ricordato per un nuovo ritocco al limite massimo, ora stabilito a 3.000 euro.

Un modica importante che consente a chi deve effettuare pagamenti con un importo compreso tra i mille e i 2999 euro, di usufruire ancora del vecchio contante. Dai tremila in poi, naturalmente, torna ad essere obbligatorio l’utilizzo di bancomat o bonifico bancario. Ma è una modifica che riguarda tutti?

 

 

Limiti al pagamento in contanti di tremila euro: chi può accedere

La nuova normativa, introdotta dalla Legge di Stabilità del Governo Renzi, ha stabilito che il nuovo limite per i pagamenti in contati riguarda tutti le tipologie di transazioni, tranne uno. Sono i trasferimenti realizzati con lo strumento del Money Transfer ad essere ancora oggetto del “vecchio” limite stabilito a mille euro. Si tratta di un servizio che consente di inviare somme di denaro nei paesi esteri.

Un mercato significativo che solo nel nostro paese conta un valore che oscilla tra i sei e gli otto miliardi di euro. Sono tante le compagnie che si occupano del trasferimento di somme cospicue all’estero. Da Western Union e Money Gram, veri leaders del settore ad aziende minori fino ad attività minuscole, il settore è ampio con 34 mila agenzie e non sempre trasparente.

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Una serie di condizioni che hanno spinto il Governo a tenere stretto il limite precedentemente stabilito dal Governo Monti. Insomma se la decisione dell’esecutivo Renzi è rivedere i limiti del passato, per le compagnie di trasferimento di denaro all’estero rimangono i vecchi margini. Ma perché tutte queste modifiche al pagamento in contanti?

Limite al pagamento in contanti: perché portarlo a 3.000 euro?

Anche se la decisione di Mario Monti del 2013 e dell’attuale Governo potrebbero sembrare contraddittorie, in realtà, entrambe hanno delle specifiche motivazioni. Non mancano, però, i punti di criticità che l’attuale esecutivo ha avanzato rispetto alla vecchia maggioranza di Governo.

E’ l’aspetto dell’evasione fiscale ad essere aspramente criticato dall’attuale esecutivo. In sostanza, secondo il ministro, apporre limiti alla circolazione del contante non comporta significativi vantaggi nella lotta all’economia sommersa.

 

 

Un altro fattore è il turismo. Ebbene sì: secondo l’esecutivo di Matteo Renzi portare il tetto massimo a tremila euro sarebbe in grado di favorire le strutture ricettive nel nostro paese. Anche gli anziani, secondo l’attuale maggioranza,  beneficerebbero di un limite più alto del pagamento in contanti. Si tratta, infatti, di una significativa fetta di consumatori tradizionalmente restia ai pagamenti con carte di credito o bancomat. Ma quando effettuare transazioni attraverso l’utilizzo dei contanti?

Pagamento in contanti: quando conviene?

Il continuo ed estenuante dibattito sui limiti per il pagamento in contante ha fatto sorgere, negli italiani, un dubbio: ma in quali casi conviene effettivamente pagare attraverso il “denaro sonante” e quando attraverso gli altri metodi?

Le ultime novità nel campo delle carte di credito hanno determinato una significativa convenienza nelle transazioni con i “soldi di plastica”. E’ utile tenere presente che, in molti casi, non sono previste spese di commissione per gli acquisti di minore entità, soprattutto quando di parla di negozi di abbigliamento, elettrodomestici o supermercati.

Dal bancomat alla carta di credito: i vari strumenti elettronici consentono di effettuare acquisti, senza ulteriori aggravi sul conto corrente. Sono i commercianti che si impegnano nel pagamento di una quota destinata alle commissioni. Si tratta di un versamento che viene valutato direttamente sugli incassi variabile a seconda del prodotto utilizzato dai singoli clienti.

Non sono poche, infatti, le voci di spesa che gli esercenti devono affrontare, pur di accettare il pagamento attraverso i nuovi strumenti, oltre al classico contante. Dal Pagobancomat che va da un minimo dello 0,7% fino alle varie card con costi che vanno da un minimo dell’1 fino ad un massimo del 4%: l’utilizzo dei metodi informatici comporta un aggravio che va dai due ai tre punti percentuali di fatturato.

Internet ed estero: i costi di bancomat, carte di credito e contanti

Cambia la situazione, invece, se si sta acquistando su internet. In questo caso, il pagamento in contanti è del tutto impossibile. Anche il bancomat non può essere in alcun modo utilizzato in questa situazione: la scelta si restringe, quindi, a due sole possibilità: la carta prepagata o la carta di credito. Se dal punto di vista dei costi entrambi gli strumenti si equivalgono, sotto l’aspetto della sicurezza conviene più la carta di credito per le somme minori di solito presenti e che potrebbero andare perse in caso di truffe.

 

 

Discorso diverso per chi paga dall’estero. In questo caso il pagamento con carte di credito o bancomat non prevede commissioni se effettuati attraverso i “pos’, ma sono nell’area Euro. Nei paesi extraeuropei le transazioni con il bancomat possono essere oggetto di balzelli che vanno dai due ai tre euro. Le carte di credito, invece, prevedono un costo fino al 2%. Insomma, almeno quando si tratta di paesi esteri, soprattutto se non ancora “abituati” alle nuove formule di pagamento, portare con sé il caro e vecchio contante è ancora indispensabile.

   

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