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Paesi Black list: significato e lista aggiornata 2017

Paesi Black List

Molti noi avranno certamente sentito parlare di “Paesi Black list”, ma non tutti sanno cosa tale dicitura significhi.

Con il termine Black List, conosciuto con l’acronimo di Cfc, ossia controlled foreign companies, ci si può riferire a differenti ambiti, tuttavia in ambito economico questa espressione è rivolta alla lista di quegli Stati i quali sono caratterizzati da regimi fiscali agevolati. Non per altro essi sono noti anche come “Paradisi fiscali”.

In Italia questo elenco di Stati viene periodicamente aggiornati dalla stessa Agenzia delle Entrate, per la precisione una volta all’anno.

 

 

Ma a che cosa serve evidenziare questi paesi? La Black list ha lo scopo di permettere di tassare il 95% dei dividendi da società in questi stessi Paradisi fiscali, mentre gli stati che non vi sono inseriti pagano le imposte solamente sul 40%.

Non solo: le aziende italiane che effettuano scambi e operazioni con i paesi della Black list sono tenute per legge (legge 448/98 modificata con la legge 22 del maggio 2010) a comunicare le stesse operazioni all’Agenzia delle Entrate.

Se volete approfondire questo argomento continuate a leggere!

Black list: che cos’è?

La legge numero 448 del 1998 è stata emanata con l’intento di ostacolare l’evasione fiscale e le frodi internazionali: per questo tale legge prevede che tutte le aziende e i contribuenti che si trovano a trattenere scambi commerciali con i paesi della Black List sono obbligati a riferire all’Agenzia le medesime operazioni con cadenza annuale.

Dunque ogni transazione effettuata con uno dei sopracitati Paradisi Fiscali va obbligatoriamente comunicata.

Per approfondire al meglio il significato di “Paradiso fiscale” a cui abbiamo fatto riferimento nei paragrafi precedenti, possiamo affermare che la Legge di Stabilità dell’anno 2016 ha ridefinito il significato stesso di questa terminologia.

Ad oggi possiamo affermare, secondo questa legge, che vanno considerati paradisi fiscali quei Paesi in cui il “livello nominale di tassazione risulti inferiore al 50% di quello applicabile in Italia.”

La legge, in altre parole, impone a coloro che sostengono relazioni lavorative e coloro che hanno un conto all’estero si informare l’Agenzia delle Entrate di ogni operazioni sostenuta nel corso dell’anno con tali Paesi.

Soggetti obbligati alla comunicazione dei rapporti con i Paesi della Black list

Per guidarvi meglio in questo delicato discorso ed aiutarvi a capire se siete soggetti tenuti alla comunicazione di cui sopra, in questo paragrafo vogliamo dedicarci a spiegare chi sono le imprese e i contribuenti che rientrano nell’insieme di persone tenute a tale obbligo.

Specificatamente, sono tenuti per legge a comunicare i rapporti con i Paesi Black List all’Agenzia delle Entrate tutti quanti i soggetti passivi di IVA i quali abbiano svolto operazioni registrate o soggette a registrazioni con i paradisi fiscali.

Quali sono le operazioni da comunicare? Esse sono le cessioni di beni comprese le esportazioni, gli acquisti di beni comprese le importazioni, le prestazioni di servizi rese e infine le prestazioni di servizi ricevute.

Vi sono esenzioni in tal senso? La risposta è affermativa, vi sono infatti alcuni soggetti che sono esentati dalla comunicazione in questione.

Si tratta di soggetti privati o Enti non commerciali che effettuano tali operazioni in relazione alla propria attività istituzionale, i commercianti al minuto (esclusivamente per le operazioni non fatturate certificate con ricevuta o scontrino), i soggetti che hanno aderito ad un regime fiscale agevolato per le nuove iniziative e attività produttive, i soggetti che fanno parte del regime dei minimi e infine coloro che svolgono attività con cui realizzano operazioni esenti ai fini IVA.

Come effettuare la comunicazione all’Agenzia delle Entrate

Vediamo quindi come regolare la propria posizione contributiva e fiscale e comunicare all’Ente apposito le nostre transazioni con i paradisi fiscali.

La legge prevede che la trasmissione delle operazioni messe in atto e portate a termine con i paradisi fiscali comporti la compilazione di un Modulo RW- investimenti all’estero e/o trasferimenti da, per e sull’estero.

Se nel corso dell’anno la vostra attività di lavoro è stata svolta per un minimo di 183 giorni all’estero, allora questo modulo RW va inviato all’Amministrazione Finanziaria.

L’invio all’Ente competente va messo a punto in via telematica. Con che frequenza? Dipende dal tipo di comunicazione: la cadenza deve essere trimestrale qualora nei quattro trimestri precedenti si sia registrato un ammontare totale trimestrale (al netto dell’IVA) non maggiore di 50.000 euro.

La periodicità può essere mensile per tutti gli altri casi.

In questa documentazione che si invia all’Agenzia è necessario inviare gli elementi informativi dei soggetti con cui è stata portata a termine la transazione (oltre che ovviamente i propri dati), sia informazioni come l’importo complessivo, la variazione dell’IVA e le note di variazione.

 

 

Se non si rispetta tale termine di scadenza, i contribuenti e gli imprenditori possono rimediare attraverso il ricorso al Ravvedimento operoso.

Le sanzioni per chi non si attiene alla normativa

La legge prevede anche una sanzione per i soggetti che, nonostante siano tenuti alla comunicazione di cui abbiamo parlato sinora, non comunichino le informazioni necessarie all’Agenzia.

Le sanzioni ad oggi ammontano a una somma dai 258 neuro ai 2065 euro nei casi di omessa presentazione o trasmissione della comunicazione, o anche se tale documentazione risulta incompleta.

Tale sanzione è raddoppiata per coloro che violino più di una delle disposizioni di legge ed è aumentata da un quarto al doppio nei casi di reiterata violazione dell’obbligo di comunicazione.

Black List: non solo economia

Come detto in apertura, in realtà vi sono più interpretazioni del significato di “Black list”. Sinora ci siamo incentrati su quello economico, ma vi sono anche interpretazioni in ambito informatico e aeronautico: nel primo caso si fa riferimento all’elenco in cui vengono elencate le unità che non hanno accesso a una determinata risorsa.

Nel secondo caso si fa riferimento alle compagnie aeree a cui lo spazio aereo è interdetto a causa della loro mancanza di requisiti in termini di sicurezza.

 Elenco Paesi Black List 2017

Concludiamo con gli aggiornamenti circa le novità introdotte nella black list nel 2017. La prima vera novità è la fuoriuscita della Svizzera, la quale quindi non si caratterizza più per il suo regime fiscale agevolato che sinora l’ha resa nota ai più.

La Svizzaera non è l’unica a perdere la sua fama in tal senso: sono usciti anche il Lussemburgo, il Principato di Monaco e lo stato di San Marino.

Invece, tra i paesi con i quali non è consentito effettuare nessuna operazione commerciale troviamo Brunei, Oman, Gibuti, Libano, Maldive, Liberia , Macao, l’Isola di Sant’Elena, Polinesia Francese, Tuvalu, Tonga e Saint Lucia.

 

 

L’elenco continua con paesi americani, tra cui troviamo Bahamas, Isole Salomone, Barbuda, Isole Cook, Grenada. Poi ci sono anche Guatemala, Grenatine, Nuova Caledonia, Saint Vincent, Sole Vergini Statunitensi e Saint Kitts Nevis, Isole Marshall, Kiribati, Nauru, Niue e Samoa, Vanuatu.

   

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