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Nota di debito e riconoscimento di Debito: capiamo cos’è

Nota di debito

Nel diritto tributario possono esservi alcune difficoltà nella distinzione tra alcuni termini e tipologie di atti. In questo articolo vogliamo approfondire ciò che sono e ciò che comportano la nota di debito e il riconoscimento di debito. Di che cosa si tratta? Lo vediamo nei prossimi paragrafi.

Cos’è la nota di debito

La nota di debito rappresenta il documento che viene emesso dal venditore qualora si presenti la necessità di integrare gli importi esposti in una fatturazione che è stata precedentemente emessa.

Ciò avviene nel caso in cui, in seguito alla sopracitata registrazione o emissione della fattura, ci si accorga di un errore, di un diverso accordo sopravvenuto o un altro fatto rilevante che comporti un aumento dell’Iva oppure dell’imponibile.

A questo punto il cedente (o prestatore) deve emettere un’apposita fattura integrativa che prende appunto il nome di nota di debito, riferita al maggior importo da addebitare al cliente. Tale nota va emessa obbligatoriamente indipendentemente dalla causa che ha comportato l’aumento e non ha limiti di tempo.

 

 

Quando tale variazione della cifra viene effettuata oltre il termine della liquidazione periodica riferita alla fattura inesatta, allora il contribuente può evitare l’applicazione delle sanzioni del caso, facendo ricorso all’istituto del cosiddetto ravvedimento operoso: tale procedura permette di sanare l’irregolarità attraverso il versamento di una sanzione amministrativa ridotta.

Una volta emesse le note di debito queste vengono registrate nel registro delle fatture emesse e hanno carattere di obbligatorietà, a differenza delle note di credito, poiché l’Iva aumenta quando aumenta l’imponibile.

Note di credito e note di debito: differenza

Entriamo nel dettaglio: abbiamo visto che bisogna effettuare una distinzione a seconda del caso in cui la modifica consista in una riduzione o in un incremento dell’importo indicato nella fattura stessa. Abbiamo anche visto che se si modifica la fattura in seguito ad un incremento si parla di nota di debito, altrimenti detta fattura integrativa.

Tale documento permette di integrare gli importi indicati nella fattura, in caso contrario viene emessa una nota di credito, la quale non è obbligatoria, come invece è la nota di debito. Inoltre la nota di credito può essere emessa solo in determinati casi espressamente previsti dalla normativa di riferimento.

 

 

Un’altra differenza, oltre all’obbligo, è che per l’emissione di quella di debito non è previsto nessun limite temporale, mentre la nota di credito deve essere emessa entro un anno dall’operazione di riferimento.

Come si registra la nota di debito

Ma che cos’è di preciso la nota di debito? In quale forma si presenta? Essa ha la struttura tipica della fattura e come la fattura deve essere numerata seguendo la progressività delle fatture emesse.

Inoltre deve indicare la data di emissione, il numero di fattura a cui si riferisce e tutti i dati previsti in materia di emissione delle fatture dall’articolo 21 del decreto del Presidente della Repubblica numero 633 del 1972. Inoltre va rilevata nel registro delle fatture emesse.

Riconoscimento del debito: la guida completa

Ora che abbiamo fatto chiarezza sulla nota di debito vediamo che cos’è invece il riconoscimento del debito, che può essere definita anche ammissione del debito o ricognizione del debito: come si evince dalle denominazioni, si tratta di una dichiarazione unilaterale recettizia che ha carattere negoziale. Con tale dichiarazione il dichiarante si riconosce debitore nei confronti di un altro soggetto.

Il riconoscimento del debito è molto importante in ambito probatorio, poiché chi riceve tale dichiarazione a suo favore è esonerato dal dover provare in giudizio l’esistenza del proprio credito.

La ricognizione del debito, se documentata, non ha l’effetto di far nascere quindi un’obbligazione, ma ne costituisce una prova dell’esistenza di una precedente obbligazione.

Leggi riconoscimento del debito

L’atto ricognitivo del debito è contemplato dall’articolo numero 1988 del codice civile, in cui si può leggere che “colui a favore del quale è rilasciato, viene dispensato dall’onere di provare il rapporto fondamentale”, come detto nel paragrafo precedente.

A differenza dei ciò che avviene nella promessa di pagamento, in cui, appunto, si promette di saldare un debito, con la ricognizione del debito ci si limita a riconoscersi debitori, fattore che, come abbiamo sottolineato, facilita notevolmente il creditore nell’intenzione di riottenere ciò che gli spetta.

Recupero del credito

Tuttavia questa ammissione da parte del debitore, pur facilitando il creditore nel recupero di ciò che gli spetta, non possiede un valore assoluto: è quindi possibile per il debitore dimostrare la prova della insussistenza del debito. La presunzione della ricognizione del debito infatti è una presunzione juris tantum di esistenza del debito (ossia una presunzione giuridica che ammette una prova contraria: si tratta soltanto di un’inversione dell’onere di prova).

 

 

Ciò significa che l’efficacia di questa ricognizione esclude ogni profilo sostanziale: di conseguenza non risulta possibile per le parti, senza avere un’adeguata causa giustificativa, creare una situazione giuridica soggettiva di segno passivo, poiché non è sufficiente porre soltanto in essere un atto ricognitivo di debito.

Distinzioni tra ricognizione pura e ricognizione titolata

L’atto ricognitivo del debito permette di effettuare una distinzione tra una ricognizione pura ed una titolata. Quali sono le differenze? Con la ricognizione del debito pura viene evocato il rapporto fondamentale legato al debito; nel caso della ricognizione titolata, invece, la natura non muta in dipendenza di tale aspetto.

In ogni caso sia la ricognizione pura che quella titolata determinano una presunzione di esistenza del debito, ma in quella titolata la titolazione rende più facile per il debitore dimostrare l’insussistenza del rapporto oppure l’estinzione dell’obbligazione.

   

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