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More Uxorio: convivere come Marito e Moglie

More uxorio e coppie di fatto

La locuzione di origine latina “more uxorio” può essere utilizzata in italiano per intendere due significati attinenti: col primo si intende “come marito e moglie” mentre col secondo si può indicare la situazione di due soggetti che, anche non avendo contratto matrimonio, convivono come coppia.

Tale frase è divenuta parte integrante del linguaggio del diritto e viene utilizzata per riferirsi ad una famiglia di fatto.

In pratica la frase viene utilizzata, come già accennato in precedenza, per intendere l’unione tra due persone che convivono sulla base di un legame affettivo, come farebbero marito e moglie, anche senza aver contratto matrimonio e quindi “more uxorio”.

 

 

Situazioni del genere si sono sempre presentate fin dalla stesura della costituzione, ma per lungo tempo la legislazione è stata molto carente in materia.

L’argomento è quanto mai delicato in quanto l’evolversi delle dinamiche sociali ha portato ad un incremento di situazioni di convivenze more uxorio che hanno portato all’attenzione degli organi legislativi i casi più disparati.

Un precedente importante si è avuto nel 2012 quando la Corte d’Appello di Milano ha stabilito che nella casistica di conviventi more uxorio siano incluse anche coppie omosessuali, che quindi hanno diritto ad un trattamento analogo a quello riservato ad una qualsivoglia coppia coniugata.

Altro sviluppo recente si è avuto col riconoscimento, da parte della Corte di Cassazione al soggetto convivente more uxori, di una tutela di tipo possessorio sull’abitazione in cui vive e quindi si verifica la convivenza che dà luogo al carattere familiare. Con tale riconoscimento il soggetto in questione, qualora la casa familiare sia di proprietà del partner, non può essere costretto ad abbandonarla senza prima ricevere un preavviso fornito con adeguato anticipo.

More uxorio e implicazioni sul patrimonio

Una questione molto importante sorge quando si devono stabilire le conseguenze, a livello patrimoniale, della separazione di una coppia di fatto, protagonista quindi di una convivenza more uxorio.
Di recente è stato contemplato il caso di arricchimento senza giusta causa anche per convivenze di questo tipo.

Il concetto di arricchimento prevede innanzitutto il fatto che sia un soggetto a giovare dell’arricchimento, a scapito di un altro e questo diviene senza giusta causa quando tale arricchimento non è regolamentato da un contratto o scaturisca da un impoverimento remunerato, da un’obbligazione naturale o da un atto di liberalità.

 

 

Per i dettagli riguardo tali casi rimandiamo a (Cass. Civ., sez. III, sent. 22/09/2015 n. 18632).

Illustriamo adesso in quanto segue tre possibili situazioni che potrebbero presentarsi in caso di una convivenza more uxorio per le quali si presenta il caso di arricchimento senza giusta causa.

Coppie di fatto e acquisto immobili

La prima casistica riguarda l’acquisto di un immobile da parte di uno solo dei conviventi: in questa situazione la Suprema Corte riconosce al convivente che ha effettuato l’acquisto, il diritto di farsi restituire l’importo speso per l’acquisto dell’immobile intestato al partner, qualora la convivenza giunga a termine.

Una seconda ipotesi riguarda la ristrutturazione di un immobile che venga finanziata da parte di uno solo dei conviventi: anche in questo caso è riconosciuto al convivente che ha sostenuto la spesa, il diritto alla restituzione dell’importo versato all’ex partner per la ristrutturazione. Il senso di tale procedura si trova considerando che terminata la convivenza, una ristrutturazione non ha più lo scopo di migliorare la qualità della vita di coppia e quindi rappresenta un mero arricchimento.

 

 

Coppie di fatto e acquisto beni mobili

Infine abbiamo il caso riguardante l‘acquisto di beni mobili, nuovamente da parte di uno solo dei conviventi. In merito a tale questione è utile sapere che in una pronuncia della Cassazione in tema di convivenze more uxorio è stato affermato come l’azione di arrichimento sia perseguibile nei confronti del soggetto che ha goduto di un bene senza titolo anche qualora il proprietario sia impossibilitato a a richiederne la restituzione.

   

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