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Clausole vessatorie: cosa sono ed esempi pratici

Clausole vessatorie

Nel diritto italiano è contemplata la casistica delle cosiddette clausole vessatorie, ovvero quelle clausole che, qualora presenti nei contratti, vadano a generare un diverso equilibrio dei diritti tra le parti, danneggiando il consumatore.

La legislatura a riguardo prevede che, tra tutte le clausole, siano considerate vessatorie quelle: che mettono limiti alle responsabilità del professionista per quanto riguarda danni prodotti verso il consumatore; che permettono di escludere o limitare i diritti del consumatore nel caso il professionista sia inadempiente; che riconoscono solo alla figura del professionista la possibilità di recedere un contratto; che impongono clausole di tipo penale in caso di recesso o anche termini di disdetta di portata troppo ampia; che designano come giudice da interpellare nel caso di controversie contrattuali, un soggetto che non opera nei pressi del domicilio del consumatore.

Inoltre sono da considerare assolutamente nulle tutte le clausole che consentono al professionista di escludere o limitare le proprie responsabilità in caso di morte del consumatore o di danni nei confronti di questo, nonchè le clausole che vietano al consumatore di intraprendere una causa contro il professionista in eventi di inadempienza.

 

 

Con la direttiva 93/13/CEE, del cinque aprile 1993 sono stati definite chiaramente le contromisure adottabili sia dal consumatore come singolo soggetto, che da associazioni collettive che nascono con lo scopo di tutelare i consumatori: scopo di tale direttiva è proprio quello di sensibilizzare e tutelare il consumatore nei confronti di professionisti inadempienti o che impongono clausole vessatorie.

Per quanto riguarda le azioni che possono intraprendere i singoli consumatori, è bene capire che tendono ad essere azioni che operano a seguito della conclusione del contratto contenente le presunte clausole vessatorie. Al contrario, le azioni di tipo collettivo, sono in gran parte rivolte ad una efficace prevenzione della chiusura di contratti contenenti tali clausole.

E’ facile capire come al momento della stesura di un contratto, la parte rappresentata dal professionista è in evidente vantaggio ed in posizione di poter inserire clausole che vadano nettamente a suo favore per una serie di diverse ragioni.

 

 

Innanzitutto il professionista conosce meglio del consumatore le caratteristiche del prodotto che offre o delle prestazioni che produce, a questo si aggiunge poi il fatto che come è ovvio intuire, il consumatore si trova in una condizione di necessità che può essere soddisfatta solo dal bene o servizio che offre il professionista.

Tale situazione dona al professionista una chiara maggiore forza contrattuale, che può essere ulteriormente accresciuta, a danno del consumatore, qualora questo si ritrovi in mancanza di alternative disponibili al prodotto o servizio di cui necessita.

Risulta quindi chiaro come esistano un gran numero di presupposti che favoriscono la nascita di clausole vessatorie e che sia ovviamente preferibile prevenire la stesura di contratti iniqui ed impedire l’inserimento di clausole vessatorie piuttosto che agire per riparare controversie nate quando tali clausole già hanno prodotto i propri effetti.

Proprio a tale scopo, l’articolo 7 della direttiva 93/13/CEE, del cinque aprile 1993, già citata in precedenza, stabilisce che è obbligo degli Stati Membri della comunità di tutelare consumatori e associazioni di consumatori nei confronti di clausole vessatorie, mettendo a disposizione l’azione di autorità giudiziarie e amministrative in caso di controversie e affinchè operino attivamente per impedire l’inserimento di tali clausole, garantendo quindi la prevenzione dei danni prodotti da clausole inique, ancora prima che queste entrino in gioco.

 

 

Per quanto riguarda la legislazione italiana, è attualmente contemplata, nell’articolo 37 del codice del consumo, la casistica riguardante l’operato di associazioni a tutela di consumatori o professionisti, e anche delle camere di commercio per impedire l’utilizzo di clausole vessatorie qualora si individui un soggetto che se ne avvale, arrecando danni ad un altro e traendone profitto.

   

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