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Articolo 320 CPC: cos’è e cosa regolamenta

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L’articolo 320 del codice di procedura civile riguarda la trattazione della causa.

Nello specifico, il testo di suddetto articolo è il seguente:

Nella prima udienza il giudice di pace interroga liberamente le parti e tenta la conciliazione.

Se la conciliazione riesce se ne redige processo verbale a norma dell’articolo 185, ultimo comma.

Se la conciliazione non riesce, il giudice di pace invita le parti a precisare definitivamente i fatti che ciascuna pone a fondamento delle domande, difese ed eccezioni, a produrre i documenti e a richiedere i mezzi di prova da assumere.

 

 

Quando sia reso necessario dalle attività svolte dalle parti in prima udienza, il giudice di pace fissa per una sola volta una nuova udienza per ulteriori produzioni e richieste di prova.

I documenti prodotti dalle parti possono essere inseriti nel fascicolo di ufficio ed ivi conservati fino alla definizione del giudizio.

Articolo 320 cpc: spiegazione

Si deve innanzitutto dire che il testo dell’art. 320 cpc è stato così modificato con l. 26 novembre 1990, n. 353.

L’articolo si trova nel Codice di Procedura Civile, nel Libro Secondo- Del processo di cognizione, Titolo II- Del procedimento davanti al giudice di pace, Capo III- Disposizioni speciali per il procedimento davanti al giudice di pace.

Come si nota, nelle prime righe del testo viene introdotta proprio la figura del giudice di pace. Si tratta di un magistrato onorario che ha, in maniera temporanea, funzioni giurisdizionali e che rimane in carica per quattro anni, con la possibilità di essere riconfermato solo una volta dopo la fine del primo mandato.

Egli può espletare le sue funzioni solo fino ai 75 anni di età e deve rispettare tutti quelli che sono i doveri previsti per i magistrati, essendo anche soggetto a responsabilità disciplinare. Si badi bene che il giudice di pace, non essendo un magistrato di carriera, bensì onorario, non ha un rapporto di lavoro con lo Stato, bensì riceve un’indennità che è cumulabile con la pensione e i trattamenti di quiescenza.

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Nell’articolo specifico, che parla della trattazione della causa, si dice che quest’ultimo ha il potere di ascoltare, in maniera libera, le due parti contendenti, tentando quella che viene definita come conciliazione.

Il libero interrogatorio di cui si parla in questo specifico art. 320 cpc, così come il tentativo di conciliazione, hanno alla base l’obbligo delle parti in causa di comparire personalmente dinanzi al giudice di pace, fatta salva la facoltà che esse hanno di farsi rappresentare come sancito ex art. 317 cpc.

 

 

In seguito alla comparizione dinanzi al giudice e in seguito al tentativo di conciliazione, nell’articolo in questione si sottolinea che, nel caso di risultato positivo, è obbligatorio redigere un processo verbale, come già definito nell’articolo 185 del medesimo codice di procedura penale.

Nello specifico, si deve prendere in considerazione l’ultimo comma dell’articolo in questione che prevede che il processo verbale di conciliazione sia titolo esecutivo ai sensi dell’art. 474 del cpc.

E nel caso in cui ci sia un fallimento del tentativo di conciliazione? Allora, in questo caso è il giudice di pace che ha l’obbligo di invitare le parti in causa a definire, in maniera chiara e precisa, i fatti.

E’ bene sottolineare che, in questo contesto, le parti in causa possono sia puntualizzare fatti già noti, che aggiungerne di nuovi, se ritenuti rilevanti al fine ultimo del procedimento.

Tuttavia, non si possono proporre nuove domande, ma ci si deve attenere a quelle già formulate. In questo caso, quindi, possono essere prodotti documenti e prove ed è prevista anche la comparsa di un terzo soggetto.

La chiamata di quest’ultimo può essere effettuata da entrambe le parti, anche in prima udienza. Si deve ottenere il permesso del giudice alla chiamata e quest’ultimo autorizzerà la cosa nel caso in cui la presenza di un terzo sia necessaria. Si noti anche che, a entrambe le parti, viene vietata la produzioni di documenti e prove dopo la prima udienza: nel caso di tardiva presentazione di un documento questo non viene accettato.

Tutti i documenti prodotti devono, naturalmente, essere messi agli atti e conservati nel fascicolo d’ufficio.

Lo scopo dell’art 320 cpc

Quello che si vuole fare grazie a suddetta norma è concentrare il più possibile la causa dinanzi al giudice di pace. Si tratta, quindi, di un articolo che punta allo snellimento di un processo.

 

 

Proprio a tal fine, è consentito un solo rinvio a una successiva udienza, nel caso in cui ci sia la richiesta di produzione di prove e/o documenti e solo ed esclusivamente se tutto ciò è utile a finché si addivenga alla risoluzione del processo in corso.

   

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