Codice tributo 4034

Codice tributo 4034

Prima di entrare nel vivo del discorso, andando ad analizzare finalità e utilizzo del codice tributo 4034, è utile andare a fare qualche precisazione preventiva su quello che è il Modello F24 che, come sappiamo bene, serve per pagare quelle che sono le tasse che ciascuno di noi, ciascuna azienda, ha l’obbligo di versare allo Stato o agli enti statali.

Ciascun versamento di ciascun tributo da pagare avviene attraverso l’utilizzo del codice corrispondente. In questo caso, quindi, il codice da utilizzare è il 4034 e serve per il pagamento della seconda rata dell’acconto Irpef, che deve essere pagata entro il 30 novembre di ogni anno.

Come usare il codice tributo 4034

Quando si deve calcolare l’importo da pagare, si deve prendere in considerazione la somma che risulta al rigo RN33 Differenza che appare nella pagina dedicata del modello in questione.

In poche parole, l’acconto da versare sarà proprio quell’importo che troviamo lì. Attenzione, si paga solo ed esclusivamente nel caso in cui si tratti di una somma superiore a 52 euro: se la somma risulta essere inferiore, infatti, non verrà richiesto per importi che risultano inferiori a quella cifra.

Si deve anche sottolineare che dal totale si deve detrarre il primo acconto, nel caso in cui sia stato pagato, che è pari al 40% del totale, così come si devono detrarre anche gli altri importi a credito che fanno riferimento agli esercizi precedenti.

Alcuni avvertimenti

Se si pensa che l’acconto di novembre sia rateizzabile, questo non è vero. Non può essere in alcun modo rateizzato e, pertanto, deve essere pagato in una sola rata.

Se si possiede una partita IVA, per effettuare il pagamento ci si può collegare al sito online dell’Agenzia delle Entrate, che richiederà il codice PIN in vostro possesso.

Se, invece, non si ha partita IVA, il pagamento può avvenire online tramite l’utilizzo del proprio conto corrente, direttamente dal sito della banca. Nel dubbio, si può chiedere l’aiuto di un esperto del settore che andrà a compilare al meglio il modello F24, andando ad addebitare l’importo a debito sul conto di colui che deve effettuare il pagamento.

Pagamento in ritardo? Ecco cosa succede

 A questo punto, risulta utile porsi delle domande. Ad esempio, ci si deve chiedere cosa accade se il pagamento in questione avviene in ritardo? Rispondere a questa domanda richiede un discorso abbastanza articolato, dato che quando si fanno dei ritardi nei pagamenti delle imposte dovute si incappa in sanzioni, per lo più pecuniarie.

Nel caso specifico, se si versa l’acconto Irpef in ritardo, si può utilizzare quello che viene definito ravvedimento operoso. Si tratta di uno specifico istituto giuridico, con il quale il contribuente può andare a regolarizzare la propria posizione, in difetto, con il Fisco. Se si attiva questo iter, si vanno a evitare tutte quelle sanzioni previste dalla legge in questo caso, anche se c’è una conditio sine qua non: il contribuente deve provvedere al pagamento in maniera autonoma e non ci deve essere già stato un accertamento fiscale.

C’è, tra l’altro, un caso particolare, ossia un ritardo minore a 14 giorni a decorrere dal 30 novembre. Cosa accade in questo caso? Si fa ricordo al ravvedimento veloce che permette di pagare una sanzione molto ridotta e pari allo 0,2% del totale da versare per ciascun giorno di ritardo.

Nel caso in cui i giorni di ritardo siano 14, la sanzione sarebbe pari al 2,8%. Nel caso in cui si è dinanzi a un ritardo maggiore di 14 giorni ma inferiore a 30, allora la sanzione è elevata al 3% dell’imposta pagata oltre la scadenza.

Se, invece, si regolarizza il pagamento entro quelli che sono i termini utili per la presentazione della successiva dichiarazione dei redditi, allora la sanzione sarebbe uguale al 3,75%. Si deve ricordare che in più si deve pagare anche l’interesse legale che scatta a partire dal giorno dopo la data di scadenza del pagamento.

Codice tributo 3958 per pagamento Tasi

Codice tributo 3958

Quando si parla di codice tributo 3958 non si può non fare un excursus sulla TASI, che è la tassa sui servizi indivisibili, tassa di recente istituzione che è diventata una delle principali in del sistema di imposizione fiscale sugli immobili.

Questa deve essere pagate, come è noto, attraverso la compilazione del modello F24 e il contribuente deve fare molta attenzione a non sbagliare in questo frangente, al fine di non incappare in sanzioni.

Per il pagamento della tassa in questione, ci sono diversi codici tributo che dipendono dal tipo di immobile su cui si paga l’imposta.

Questi variano dal codice tributo 3958 al 3963, sia a seconda dell’immobile che a seconda del tipo di pagamento da effettuare.

Codice tributo 3958: a cosa serve?

Il codice tributo di cui stiamo parlando è, come detto, solo uno dei diversi codici che riguardano il pagamento della TASI. Esso si usa quando il pagamento riguarda la prima casa e le relative pertinenze. Nello specifico, gli altri codici tributo relativi alla TASI sono i seguenti:

  • codice tributo 3959, che concerne la TASI per i “fabbricati rurali ad uso strumentale”
  • codice tributo 3960, che concerne la TASI per le “aree fabbricabili”
  • codice tributo 3961, che concerne la TASI per “altri fabbricati”.

Come di usa il codice tributo 3958

 Il codice tributo 3958 che serve per il pagamento della TASI su prima casa e pertinenze annesse, deve essere utilizzato nell’apposita sezione che è quella denominata come “IMU ed altri tributi locali”.

Come si compila il tutto? Semplicemente scrivendo nella somma degli importi a debito, quelli che sono gli importi che si devono pagare.

Si nota anche lo spazio denominato “Codice ente / codice comune”, nel quale deve essere indicato quello che è il codice catastale del comune in cui si trova l’immobile per il quale si paga la tassa in questione. Si deve anche osservare lo spazio “Ravv.” , che concerne, invece, il ravvedimento operoso.

Questo spazio si compila solo nel caso in cui si debba effettuare questa operazione. Infine, ci sono due spazi denominati “Acc” e “Saldo” che devono essere segnati a seconda che si tratti di acconto o di saldo.

Codice tributo 1040 per ritenuta acconto

F24 telematico

Quando si compila il modello F24, si devono avere ben chiari quelli che sono i vari codici tributo da utilizzare. Ce ne sono tanti e ciascuno va a individuare uno specifico tributo: pertanto, conoscendo la tassa che si deve andare a pagare, è possibile risalire al codice corrispondente, da utilizzare per il pagamento della stessa tramite modello F24.

Il codice tributo 1040: quando usarlo

 Tra i tanti codici tributo che si utilizzano più frequentemente, c’è il 1040. Vediamo, quindi, a cosa serve il codice tributo 1040 e quando deve essere utilizzato.

La prima cosa da sapere è che suddetto codice tributo 1040 viene utilizzato al fine di versare quella che è la ritenuta d’acconto Irpef, che viene versata dal sostituto di imposta, che ha una partita Iva, al libero professionista. Questo è quanto sancito nel DPR 600 del 9/9/1973 all’articolo 25.

In poche parole, con tale codice si vanno a versare quelle che sono le ritenute su redditi di lavoro autonomo che riguardano i compensi per l’attività di arti e professioni.

In tutti questi casi, quindi, si deve utilizzare il codice tributo 1040.

Come utilizzare il codice tributo 1040

 Abbiamo detto che questo codice tributo 1040 viene versato da un soggetto committente, in rapporto a quella che è la ritenuta d’acconto effettuata per i compensi, anche occasionali, che vengono dati ai propri collaboratori.

Ci si potrebbe confondere con il codice tributo 1038 e, pertanto, è utile aprire una parentesi in merito. Questo codice viene utilizzato quando si deve effettuare il versamento della ritenuta d’acconto sul quello che è il compenso pagato un libero professionale. Qualche esempio? Per il compenso dato a un avvocato o a un commercialista si deve usare questo codice.

E’ bene sapere, a questo punto, che sia per nel primo che nel secondo caso, il versamento in questione, da effettuare come detto dietro compilazione del modello F24, deve essere fatto entro il giorno 16 del mese successivo all’avvenuto pagamento!

Ma veniamo al dunque e cerchiamo, quindi, di capire come usare il codice tributo 1040.

Un caso pratico

Supponiamo di essere un’azienda, che ha bisogno di un collaboratore esterno per la realizzazione di una indagine di mercato per il lancio del nostro nuovo prodotto. Dato che si tratta di una collaborazione esterna e occasionale, il professionista in questione non può essere classificato come nostro dipendente.

Tuttavia, se il rapporto lavorativo non dura per più di 30 giorni nell’anno solare e non supera la somma di 5.000 euro netti all’anno, allora si può optare per una ritenuta d’acconto come strumento per legittimare il rapporto stesso.

Adesso andiamo oltre e facciamo due conti. Ipotizziamo, ad esempio, che il collaboratore esterno svolga tutto il lavoro in 15 giorni, per un compenso lordo di 1500 euro.

Cosa deve fare, a questo punto, la nostra azienda per essere in regola? Entro il 16 del mese successivo a quello di conclusione dei lavori e di pagamento, deve preparare e versare la ritenuta di acconto dell’Irpef. Ricordiamo che questa è pari al 20% del compenso lordo.

Nello specifico caso che abbiamo portato come esempio, quindi, la nostra azienda dovrà versare 300 euro, con il codice tributo 1040.

Contributi unificati tributari, guida e informazioni aggiornate

contributi unificati tributari

Quando si parla di contributi unificati tributari si utilizza un acronimo che è CUT. Di cosa si tratta e come si calcolano? Lo vediamo nel dettaglio.

La prima cosa da prendere in considerazione è che è a partire dal 7 luglio 2011, con la modifica dell’art. 9 del D.P.R. 30-5-2002 n° 115, in merito al “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia”, che si parla di CUT.

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Nello specifico, la tassazione per le spese degli atti giudiziari del processo tributario viene, da quel momento, regolata con il versamento del cosiddetto contributo unificato di iscrizione a ruolo, che ha sostituito tutte le altre imposte.

Cosa significa? Che nel caso si debba presentare un ricorso presso le Commissioni Tributarie è necessario versare, come stabilito dalla legge, il contributo unificato.

Quando vanno versati i contributi tributari unificati?

Prima di rispondere al quesito, è bene sottolineare che, quando si parla di contributo unificato, si intende una entrata di tipo tributario. Detto questo, è importante sapere che il suddetto deve essere versato nel momento in cui si deposita l’atto introduttivo del giudizio tributario presso la Commissione Tributaria.

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L’importo del contributo unificato tributario si calcola in base a quello che è il valore della controversia che si intende instaurare e, pertanto, nella maggior parte dei casi in base a quello che è il valore dell’atto impugnato.

Stando a quanto sancito dall’art. 12, comma 2, del citato D.Lgs. n° 546/92, il valore della controversia coincide con l’importo del tributo al netto degli interessi nonché di quelle che sono le sanzioni connesse all’atto impugnato.

Se sono presenti delle controversie relative esclusivamente alle irrogazioni di sanzioni, il valore è costituito dalla somma delle stesse. In ogni caso, il valore di cui si parla deve essere contenuto in una apposita dichiarazione così come dettato dal comma 3 bis, dell’art. 14 del D.P.R. n.° 115/2002.

Se più atti vengono impugnati in un unico ricorso, allora anche il contributo unificato sarà pari alla somma dei vari contributi dovuti in base a quelli che sono i singoli atti e dovrà essere versato in una sola soluzione e questo è sancito dal sopra citato art. 14, comma 3 bis. Nel testo dell’articolo di cui sopra si legge:

Nei processi tributari, il valore della lite, determinato, per ciascun atto impugnato anche in appello, ai sensi del comma 2 dell’art. 12 del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n° 546, e successive modificazioni, deve risultare da apposita dichiarazione resa dalla parte nelle conclusioni del ricorso, anche nell’ipotesi di prenotazione a debito

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Gli importi del contributo unificato, così come specificato nel testo dell’art. 13, comma 6-quater, del D.P.R. n° 115/2002, vengono classificati in base a sei “scaglioni” che indicano quello che è il valore della controversia. Se non sono date specifiche indicazioni, allora è bene sapere che il contributo sarà dovuto per l’importo massimo.

Potrebbe essere applicata una maggiorazione del 50% del contributo: questo accade, nello specifico, nel caso in cui non venga indicato nel ricorso o l’indirizzo di posta elettronica certificata del difensore o il codice fiscale del ricorrente.

Codice tributo 4001 per l’Irpef: come inserirlo correttamente nella compilazione del modello F24

Codice tributo 4001

Il pagamento dell’Irpef è una scadenza che caratterizza pesantemente gli adempimenti fiscali dei contribuenti. Si tratta di un versamento che può essere dilazionato con il pagamento di rate periodiche, ma tutte da indicare con un rispettivo codice nel modello F24.

Compilare questo documento non è sempre un’impresa facile, vista la quantità di voci e codici da sottoscrivere. Il codice tributo 4001, in particolare, è uno dei più importanti e accompagna una determinata fase del pagamento dell’Irpef.

Si tratta del saldo: l’ultima fase del versamento dell’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche.

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Il codice tributo 4001, inoltre, può indicare anche eventuali importi a credito che il contribuente può vantare. Insomma un adempimento che indica la parte terminale del versamento dell’Irpef,  sia che si tratti di un debito o un credito con l’Erario.

Conoscere il corrispettivo versamento per il codice tributo 4001 è, però, solo il primo passo per compilare in maniera corretta il modello F24. Comprenderne a fondo l’utilizzo e conoscere la corretta trascrizione delle varie voci che compongono il documento è essenziale per versare il saldo del tributo, senza commettere errori.

Per capire l’utilizzo del codice tributo 4001 è indispensabile tenere presente che, nella dichiarazione dei redditi, una specifica area, il quadro F, è suddivisa in otto sezioni.

La corretta compilazione della dichiarazione dei redditi

Sono tante le voci da riempire per indicare con precisione il proprio stato patrimoniale. Si tratta di una serie di passaggi indispensabili per consentire la determinazione dell’aliquota da corrispondere all’Erario. In pratica, nelle varie voci indicate nel prospetto, devono essere riportate le seguenti informazioni.

Nella prima parte è obbligatorio trascrivere i versamenti relativi all’acconto dell’addizionale di tipo comunale dell’Irpef per la nuova determinazione degli acconti.

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Nella voce successiva vanno indicate le altre tipologie di ritenute mentre, nella terza, eventuali eccedenze presenti nelle dichiarazioni degli anni precedenti da ricalcolare. Ritenute ed acconti sospesi devono essere trascritti nella voce numero quattro mentre nella quinta sono da indicare la rateizzazione del saldo d’esercizio oltre agli acconti per gli esercizi futuri.

Le soglie di esenzione riguardo l’addizionale è destinata alla sesta voce mentre la successiva va compilata solo nel caso di utilizzo del modello 730. Le restanti informazioni sono destinate all’ultima area: la voce numero otto. Insomma tante voci da compilare con i relativi numeri con il codice tributo 4001 da indicare, come detto, nello spazio destinato al saldo, oltre alla specifica area “Campo Rateizzazione”.

I codici da inserire nel modello

Altre tipologie di codici vanno inserite negli altri spazi. Il codice tributo 4033, ad esempio, va indicato nel pagamento del primo acconto. Nella fase successiva, cioè il pagamento della seconda rata, il codice tributo da indicare è il 4034.

All’iscrizione del codice tributo 4001, va affiancato un’altra informazione: la presenza di un’imposta a debito o a credito visto che, come detto in precedenza, il codice indica la fase di pagamento dell’Irpef, ma non la sua entità.

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La lettera D è sufficiente per specificare una somma a debito mentre la lettera C indica un credito. Lettere e numeri si affiancano in una compilazione tutt’altro che semplice. Per chiarire meglio le idee sui vari passaggi, nel modello F24, è utile fare un breve esempio.

Compilare il modello F24 con il codice tributo 4001: i passaggi

L’area da prendere in considerazione, sull’F24, è l’Erario mentre la sezione è Imposte Diretta – Iva Ritenute alla Fonte Altri Tributi ed Interessi. E’ il codice tributo 4001 il primo dato da indicare alla voce specifica. Subito dopo lo spazio da compilare è indicato con la voce: Rateizzazione/Regione/Provincia e Mese di Riferimento. Si tratta di un numero che descrive, in progressione, il pagamento che il contribuente effettua, in questo caso il 0107.

Molto semplice lo spazio successivo  con la trascrizione dell’anno di riferimento dell’imposta (il precedente). L’area al margine è, invece, dedicata ai vari importi. In questo caso l’indicazione deve essere necessariamente precisa ed il frutto di una serie di calcoli precedentemente realizzati.

Gli “Importi a Debito Versati” indicano semplicemente quanto il contribuente deve corrispondere, in quel determinato anno.

La voce successiva, descritta con “Importi a Debito Compensati” non va compilata mentre nel Totale A è obbligatorio inserire la somma degli importi a debito indicati nell’apposita sezione “Erario”. Allo stesso modo, nella voce seguente, il “Totale B”, vanno trascritti i crediti, se presenti. L’ultima voce, quella del Saldo (A-B) va compilata nell’ultima parte trascrivendo il risultato tra i debiti ed i crediti verso l’Erario.

Codice Tributo 4001: come si determina l’Irpef

“Un’imposta diretta, personale e progressiva”. La formula ufficiale descrive sufficientemente la natura dell’imposta applicata in misura sempre maggiore al crescere dei redditi. E’ del 17%, in media, il peso dell’Irpef su un lavoratore con un reddito di 20mila euro mentre ad un ammontare di 50mila euro, l’imposta è determinata al 30%.

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Aliquote e detrazioni d’imposta vengono quindi applicate a seconda del peso reddituale dei vari contribuenti. Le detrazioni svolgono un ruolo determinante equilibrando il peso del tributo al netto di spese e condizioni economica.

A ciò si aggiunge la “No Tax Area”, una soglia oltre la quale il contribuente non è tenuto al pagamento dell’imposta.

Codice Tributo 2002: guida alla compilazione

Codice tributo 2002

Per chi si interessa di fisco, ma anche per chi normalmente paga le tasse, il modello F24 è uno strumento abbastanza noto. Si tratta, infatti, del metodo che si deve utilizzare, previa compilazione, per il pagamento delle tasse che sono dovute allo Stato o a enti locali.

Insomma, chiunque di noi ha compilato, almeno una volta nella vita, un F24 e, pertanto, quanto viene detto può risultare di pubblica utilità. Altra cosa che sappiamo è che, accanto al modello F24 ci sono anche i cosiddetti codici tributo che servono, per l’appunto, al fine di permettere al contribuente di effettuare il pagamento delle varie imposte.

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Suddetti codici, che sono tanti e tutti diversi tra loro, si inseriscono nel modello F24.

Vediamo, quindi, a cosa serve il codice tributo 2002.

Codice 2002: caratteristiche

 Iniziamo con il dire che il codice tributo 2002 concerne il pagamento dell’Ires. Come sappiamo, i codici in questione devono essere usati quando è il momento e nella maniera giusta, andando a segnalare anche il periodo di riferimento del tributo, la causale del pagamento ecc.

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A questo punto, ci si deve chiedere cos’è l’IRES e perché si paga. Possiamo, quindi, riassumere il tutto indicando che IRES è un acronimo che sta per imposta sui redditi delle società. In altre parole, va a braccetto con l’IRPEF che, invece, è l’imposta sul reddito, che viene pagata dalle persone fisiche.

In base al nostro regime fiscale, ogni cittadino paga l’IRES se gli spetta. Questo tributo, solitamente viene pagato in due tranche. Ci sono un primo e un secondo acconto IRES, che il contribuente deve pagare sia che si tratti di una persona fisica che di una persona giuridica.

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Per la prima rata IRES si usa il codice 2001, mentre per la seconda rata IRES si usa il codice 2002, che è quello che approfondiremo in questa sede. Il codice in questione, lo ricordiamo, deve essere riportato sul modello di pagamento anche nel caso si decida di pagare tutta la somma in una sola soluzione.

IRES: qualche dettaglio

 Volendo approfondire il discorso sull’IRES, si deve sottolineare che l’imposta sul reddito delle società si configura come un’imposta proporzionale e personale.

In questo momento, l’aliquota è del 27,50%, mentre a partire dal 2017 si ridurrà al 24%, dato che la Legge di Stabilità 2016 ha deciso quanto sopra scritto.

Per capire di più di questa legge, dobbiamo analizzare nello specifico quello che è il corpo dell’articolo 73 del testo unico delle imposte sui redditi, che sottolinea che i soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società sono i seguenti: le società cooperative, le società di mutua assicurazione che si trovano sul territorio dello Stato Italiano, gli enti privati, le società e i trust che risiedono sul territorio nazionale e che hanno come obiettivo quello di fare un’attività commerciale e, ancora, gli enti pubblici ed enti privati che non hanno come oggetto l’esercizio di attività commerciale.

Insomma, tutti i tipi di società devono pagare questa tassa, che venne istituita tramite un decreto legislativo, il numero 344/2003 e che ha sostituito quella che prima si definiva IRPEG, che interessava le persone giuridiche.

L’IRES è entrata in vigore il 1 gennaio 2004 e il tutto è stato fatto per allinearci a quelle che sono le legislazioni degli altri paesi dell’Unione Europea.

Come si usa il codice tributo 2002

 Come detto, il codice in questione deve essere inserito nel modello di pagamento F24 per il pagamento dell’IRES. Nello specifico, il codice 2002 serve per effettuare quella che è la detrazione dalla seconda rata di novembre dall’importo totale, al quale si toglie la somma pagata a giugno a titolo di prima rata.

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Si considera, in questo caso, anche l’eventuale credito IRES, che si deve richiedere a rimborso oppure da compensare se risulta a debito.

Atto Mof Equitalia: significato e ruolo di Poste Italiane

Atto Mof

Può capitare che il postino recapiti del materiale di cui non si conosce la provenienza o il significato: ciò avviene soprattutto in relazione a determinati avvisi di giacenza, come quello legato all’Atto mof.

Leggere di essere i destinatari di un tale atto, codice T&T, con l’avviso di giacenza tipico degli atti giudiziari e cortesia di Poste Italiane porta ovviamente l’intestatario della busta ad essere assalto dai dubbi, e forse anche a ragione: tale atto indica che vi è stato un primo tentativo di notificare una cartella di pagamento Equitalia.

In questo articolo vogliamo esaminare che cos’è l’atto Mof , spiegare quando viene recapitato e come comportarsi quando lo si riceve: cosa contiene? Come ritirarlo? Qual è il codice? Sono questi gli interrogativi a cui risponderemo nel corsi dei prossimi paragrafi.

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Che cos’è l’atto mof?

L’atto Mof va interpretato come un vero e proprio atto di cortesia, il quale si riceve, come già detto, grazie al lavoro di Poste Italiane. Questa famosissima azienda che si occupa del recapito della corrispondenza si è infatti aggiudicata la gara indetta da Equitalia per la notifica di questa tipologia di atti.

Lo scopo è quello di evitare che avvengano le contestazioni di irregolarità legate alla puntualità o alla consegna di tale notifica, purtroppo molto sgradita, poiché spesso si riferisce ad una cartella esattoriale inviata attraverso una raccomandata A/R spedita dall’Agente di riscossione al debitore stesso.

Tale strumento richiede la consegna certa e firmata e per questo è più difficile contestare di averla ricevuta effettivamente.

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I problemi passati sono legati al fatto che la notifica era a carico di ufficiali della riscossione, polizia municipale e altri soggetti autorizzati da Equitalia stessa, e quindi non tramite una raccomandata diretta, inserita dalla legge nell’elenco di dei vari strumenti di notificazione riconosciuti.

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Codici raccomandata

Poste Italiane Tracking

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Il fatto che Poste Italiane abbia vinto l’appalto ha implicato una novità importante, poiché il postino è stato ufficialmente autorizzato a conseguire l’apposito patentino che abilita ad essere rappresentati dell’Agenzia di Riscossione.

In altre parole, questa proceduta ha permesso di perfezionare la notifica delle cartelle esattoriali senza compromettere la procedura, garantendo a quest’ultima carattere di legalità e di incontestabilità.

Come si evince facilmente, tale atto viene spedito per avvisare il destinatario della presenza di un primo tentativo di notifica di un atto giudiziario.

La notifica di giacenza e il codice T&T di Poste Italiane: capire che si tratta di un atto Equitalia

Continuiamo la nostra analisi di questo atto. Quest’ultimo rappresenta, come già sottolineato, un avviso di giacenza di un atto giudiziario, ossia una lettera di cortesia che viene recapitata al destinatario.

Da parte del postino, ora abilitato. Il cittadino viene così avvertito del fatto che Equitalia ha cercato di contattarlo per chiarire e regolare una situazione esattoriale. Naturalmente tale situazione si verifica solo quando la persona non si trova presso la propria abitazione, poiché, come per qualunque raccomandata con ricevuta di ritorno, in caso contrario la busta viene subito consegnata.

Riconoscere un atto Mof è semplice: vi troviamo, nell’intestazione, il codice T&T dell’atto , codice che identifica che l’atto riguarda una cartella esattoriale Equitalia, una sanzione, un bollo da pagare e così via, come vedremo nei prossimi paragrafi. In questa indicazione vi troviamo inoltre la data e l’ora di consegna in cui il postino ha cercato il destinatario presso il suo domicilio e anche i dati anagrafici dello stesso (cognome, nome, indirizzo e CAP).

Nella parte seguente della missiva si trova l’informativa rivolta al destinatario, in cui si spiega che nella data indicata è stato messo in atto il primo tentativo di notifica dell’atto stesso, senza successo. La spiegazione prosegue spiegando che vi sarà un secondo tentativo entro dieci giorni.

Se non si vuole aspettare, magari perché si è consapevoli che a quell’ora non si sarà mai a casa, allora è possibile contattare il numero verde indicato, così da stabilire insieme all’ufficiale un giorno (non oltre una settimana di tempo dal primo tentativo la consegna a domicilio dell’atto) un momento per vedersi consegnato il documento. Infine è possibile ritirarlo di persona presso il Centro Primario di Distribuzione (ufficio Cdp) segnalato nell’atto Mof stesso.

Presso tale sede il cittadino ha la possibilità di ritirare la sua cartella esattoriale. Chiamate il numero di telefono per essere certi dei giorni e degli orari di ricevimento dei cittadini.

Il codice T&T dell’atto mof: non solo Equitalia

Abbiamo già citato il codice T&T. Esso permette di comprendere di che tipo di comunicazione si tratta. Potremmo avere a che fare con una cartella esattoriale di Equitalia (codice 670), oppure una comunicazione proveniente da un Ente Pubblico (codice 608 o 609), oppure un altro tipo di atto giudiziario (Codice 76-77) e infine potrebbe trattarsi di una semplice raccomandata (codice 12-13).

Se volete avere maggio informazioni potete recarvi sul sito di Poste Italiane, in cui si trova il Tracciamento di atti giudiziari: inserendo il codice di riferimento potete capire se il vostro atto Mof si riferisce ad una multa, un bollo auto non pagato, un pagamento non avvenuto oppure se si tratta di un accertamento delle agenzia delle Entrate, una citazione giudiziaria o una notifica che riguarda un processo.

Non ritirare l’atto Mof: quali sono le conseguenze?

Nel caso in cui il cittadino non ritirasse l’atto MOF cosa succederebbe? Qualora il debitore di Equitalia non ritirasse entro 8 giorni dalla data del primo tentativo di notifica dell’atto giudiziario e, durante tali giorni, non prendesse neppure un appuntamento tramite il numero verde, evitando di farsi trovare in casa nei 10 giorni successivi alla notifica, allora il messo notificatore dovrà segnalarlo come “temporaneamente irreperibile” anche al secondo tentativo.

In ogni caso la notifica della cartella esattoriale dell’Agenzia di Riscossione verrà ritenuta lo stesso perfezionata per compiuta giacenza.

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Tale pratica sarà conclusa attraverso l’invio di una raccomandata informativa al cittadino debitore, volta a segnalare che la notifica è ritenuta effettuata per compiuta giacenza.

Codice tributo 1001 per il versamento dell’Irpef

Codice tributo 1001

Tra i tanti codici tributo con i quali si deve regolarmente fare i conti quando si deve compilare il modello F24, c’è il codice 1001. Molto probabilmente vi sarete trovati a utilizzarlo o, ancora, non lo avete mai incontrato. Ma dato che si tratta di un codice molto importante e diffuso, ecco che abbiamo deciso di spiegarvi a cosa serve e come utilizzarlo per la compilazione del proprio F24.

Codice tributo 1001: a cosa serve?

Il codice tributo 1001 si usa quando si deve effettuare il normale versamento dell’IRPEF. Suddetto codice, nello specifico, va a identificare tutte quelle che sono le varie ritenute su pensioni, retribuzioni, trasferte, mensilità, conguagli.

Come sempre suggeriamo, quando si deve compilare il proprio modello F24 per il pagamento di questo o quel tributo, è importante inserire in maniera corretta tutti i dati e, pertanto, è altresì importante riportare tutte le cifre e i numeri dell’operazione nelle stringhe corrette.

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Tuttavia, a tal proposito, è utile ricordare che se viene indicato il codice tributo errato si incappa in una violazione formale che, però, non viene punita da una sanzione, dato che si può sbagliare e in questo caso non si intacca quella che è l’obbligazione tributaria.

Questo non significa, però, che il contribuente che incappa in un errore del genere non è tenuto a correggere: anzi, lo deve fare nel minor tempo possibile, attraverso una richiesta di rettifica, che permette di aprire una procedura di revisione dei dati immessi sul proprio modello F24.

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Tale richiesta può essere avviata previa comunicazione a un qualsiasi sportello dell’Agenzia delle Entrate.Si incappa, invece, in una sanzione, anche molto salata, nel caso in cui non si rispettino le scadenze previste dai termini di legge.

Come si utilizza il codice tributo 1001

 Entriamo, quindi, nello specifico e vediamo come utilizzare il codice tributo 1001. Iniziamo con il fare un distinguo: quando si deve effettuare il versamento di suddetta imposta attraverso la compilazione del modello F24, da parte dei sostituti d’imposta, con quelle che sono le ritenute alla fonte sulle rendite AVS corrisposte nel mese precedente, coloro i quali posseggono una partita IVA possono accedere alla modulistica che si trova online, mentre chi non ha partita IVA potrà anche scegliere di utilizzare il modulo F24 nella sua forma cartacea.

In questo caso, però, si dovrà fare molta attenzione a indicare il codice tributo 1001, che è proprio quello con cui si va a identificare il versamento dell’Irpef per quelle che sono le ritenute su retribuzioni, pensioni, trasferte, mensilità aggiuntive e conguaglio.

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Per fare chiarezza sulla questione, è arrivata, solo lo scorso anno, la risoluzione 13/E (10 febbraio 2015) che ha consentito l’emanazione di un decreto semplificazioni, di cui si sentiva la necessità.

Sono stati, quindi, introdotti dei nuovi codici tributo che il sostituto d’imposta deve utilizzare. In poche parole, sono stati creati nuovi codici che servono al fine di andare a compensare le somme rimborsate nei confronti di lavoratori dipendenti e dei pensionati, in base a quelli che sono i vari prospetti di liquidazione delle dichiarazioni dei redditi nonché i vari dati inviati dai Caf o dai commercialisti.

I codici in questione sono i seguenti:

1631: codice che indica quelle che sono le varie somme a titolo di imposte erariali che sono rimborsate dal sostituto d’imposta quando si ha assistenza fiscale;

3796: codice che determina le somme a titolo di addizionale regionale all’Irpef, che vengono rimborsate dal sostituto d’imposta in caso di assistenza fiscale;

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3797: codice che riguarda le somme a titolo di addizionale comunale all’Irpef, che sono rimborsate dal sostituto d’imposta a seguito di assistenza fiscale.

Inoltre, si deve sottolineare anche che attraverso il modello F24 si possono andare a recuperare quelle che sono sia le ritenute che le varie imposte sostitutive che sono state versate in eccedenza dal contribuente.

Codice Tributo 3850: impariamo a conoscerlo

Codice tributo 3850

 

Tra i tanti codici tributo che si devono utilizzare per la corretta compilazione del modello F24 c’è anche il codice tributo 3850. A cosa fa riferimento suddetto codice, come e quando si usa? Andiamo a vedere insieme tutto quello che c’è da sapere, per utilizzare al meglio il codice in questione e, soprattutto, per riuscire a compilare senza errori il proprio F24, in modo tale da non fare errori che potrebbero comportare delle sanzioni pecuniarie.

Capita molto spesso di non sapere come utilizzare un codice tributo e capita molto spesso di essere indecisi sul da farsi. Ecco perché una piccola guida non può che fare bene.

Iniziamo, quindi, con il dire che il codice tributo 3850 viene utilizzato per disporre il pagamento di quello che è il diritto camerale che ogni impresa è obbligata a pagare alla Camera di Commercio di competenza. A tal proposito risulta utile ricordare che la suddivisione delle Camere di Commercio è fatta su base provinciale.

Ricordiamo altresì che l’obbligo è di tutte quelle aziende che sono iscritte o annotate presso il Registro delle Imprese della Camera di Commercio competente territorialmente.

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Come usare il codice tributo 3850

 Dopo aver chiarito a cosa serve il suddetto codice tributo, si deve anche ricordare che si può effettuare il versamento di questa imposta unicamente in una sola soluzione e, come sempre, lo si deve fare attraverso il modello F24.

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Si deve sottolineare che è possibile andare a compensare quanto dovuto per il diritto annuale con tutti quelli che sono i relativi crediti che riguardano i vari tributi: nel caso in cui ci sia un versamento in compensazione a saldo zero, gli importi da pagare si devono comunque maggiorare dello 0,40% e il versamento deve essere eseguito entro le scadenze previste per il pagamento con questo regime di maggiorazione.

Arrivati a questo punto, si deve altresì sottolineare che, al fine di completare in maniera corretta tutte quelle che sono le varie colonne del Modello F24, si deve tenere in conto che servono alcuni dati identificativi, dai quali non si può prescindere. Quali sono? Lo vediamo immediatamente!

La prima cosa da fare è quella di andare a indicare nella specifica sezione il codice tributo 3850, che, come abbiamo detto, serve per assolvere al pagamento di quello che è l’obbligatorio diritto camerale che ciascuna azienda deve pagare alla propria Camera di Commercio di riferimento.

Ma nella compilazione del Modello F24 si deve fare attenzione a molto altro. Ad esempio, si deve compilare correttamente il riquadro che concerne il codice ente locale che, in questo caso è la provincia della Camera di Commercio a cui si fa riferimento, che deve essere riportato come appare sulla targa automobilistica.

Solo in questo modo si andrà a identificare la Camera di Commercio che deve riscuotere il pagamento in questione.

Inoltre, si deve compilare anche il riquadro che concerne gli Importi a debito versati, nel quale si deve inserire l’esatto totale che l’impresa è tenuta a pagare.

A tal proposito, risulta utile ricordare che questo tributo nasce dalla somma di quello che è l’importo previsto per la sede e l’importo relativo alle unità locali, che sono presenti nella stessa provincia italiana. Se, quindi, si verifuca il caso di una impresa che ha delle unità che si trovano in diverse provincie, si devono compilare diverse righe dello stesso modello, andando a specificare quelle che sono tutte le sigle di ciascuna provincia alla quale si deve corrispondere la somma da pagare in riferimento ad ogni Camera di commercio.

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Alla luce di quanto detto, quindi, anche l’utilizzo di un codice tributo abbastanza inusuale come quello 3850 diventa molto più semplice e questo aiuta non poco nel momento in cui si deve andare a compilare il modello F24 per il pagamento dei tributi dovuti allo Stato e/o agli enti locali.

Codice tributo 2001 IRES: tutto quello che c’è da sapere

codice tributo ires

Sono tanti i codici da tenere in considerazione per effettuare il pagamento delle imposte. Formule indispensabili che consentono il versamento corretto di quanto dovuto, senza incorrere in dolorose sanzioni da parte dell’Erario. Uno dei codici tributi più importanti è senza dubbio il 2001.

Si tratta di un numero indispensabile per effettuare la compilazione esatta del modello F24 pagando l’IRES, l’Imposta sul Reddito delle Società.

E’ innanzitutto importante sapere che il codice tributo 2001 è previsto per il solo pagamento della prima rata dell’imposta mentre un altro codice, il 2002, viene applicato per realizzare il versamento in un’unica soluzione o per il pagamento esclusivo della seconda rata. Si tratta di una particolarità da tenere bene in considerazione per evitare di sbagliare nella trascrizione del modello.

Dopo aver accennato alla funzione del codice tributo 2001, andiamo a vedere, nel dettaglio, la compilazione del Modello F24 per il pagamento dell’IRES.

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Come compilare il modello F24 inserendo il codice tributo 2001

L’inserimento del codice tributo 2001 deve avvenire nell’apposita sezione del modello F24 dedicata alla voce Erario ed a quella indicante le “Imposte dirette – IVA ritenute alla fonte, Altri tributi, e Interessi”.

Una piccola differenza è prevista nella compilazione del modello: si tratta di un ulteriore spazio da riempire rispetto al classico pagamento. E’ infatti indispensabile indicare il numero delle rate attraverso le quali si effettua il versamento dell’imposta.

La rateizzazione del pagamento, come detto, va trascritta chiaramente nel modello F24, dopo aver indicato il codice tributo 2001 con le somme che compongono ogni tranche di versamento. Nell’apposita stringa 0104 il contribuente può anche indicare, attraverso il numero progressivo, il pagamento della prima delle quattro rate previste.

Scopri anche –> Codice tributo 1655

–> Codice tributo 3850

–> Codice tributo 1001

Sempre nelle stringhe apposite vanno trascritte le successive rate che il contribuente si appresta a pagare utilizzando, rispettivamente, la numero 0204 per il secondo versamento, la 0304 per il terzo e la 0404 per l’ultimo. Oltre al codice tributo ed agli altri dati sulle rate da versare, vanno indicate altre informazioni essenziali per la corretta compilazione del modello F24.

Risulta indispensabile trascrivere anche l’anno di riferimento per il quale si effettua il pagamento. Si tratta di un altro dato di fondamentale importanza per compilare il modello, senza incorrere in errori. La somma degli importi a debito deve essere scritta alla voce Totale A e precisata anche nella sezione “Erario” mentre gli importi a credito, se eventualmente presenti, vanno compilati nello spazio indicato con Totale B.

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Proprio i crediti vengono calcolati nella voce finale, quella del saldo. Nel caso in cui l’utente abbia un credito, nulla deve essere pagato all’Erario mentre, in caso contrario, il calcolo avviene prendendo in considerazione il risultato ottenuto calcolato tra i due valori. Insomma una compilazione particolarmente attenta deve caratterizzare il pagamento dell’IRES ed il codice tributo 2001 con particolare attenzione anche alle scadenze previste dall’Agenzia delle Entrate.

Quali sono le scadenze per il pagamento dell’IRES?

Il versamento della prima rata dell’IRES deve avvenire entro il 16 nel mese immediatamente successivo all’approvazione del bilancio della società.

E’ il mese di novembre a rappresentare la scadenza fondamentale per pagare l’Imposta sul Reddito della Società. Entro questo determinato periodo va versato, in un’unica soluzione, l’ammontare dell’acconto di detto mese mentre le rate successive, visto che il contribuente ha scelto per la ripartizione del versamento, deve avvenire sempre entro detto mese dell’anno corrente.

Il pagamento dell’imposta risulta una scadenza importante per le attività economiche del nostro paese: un balzello che scandisce tradizionalmente l’attività economica italiana da quando, nei primi anni del 2000, veniva indicata con la sigla IRPEG ed applicata ad una percentuale del 37% nel 2000 per poi scendere di un punto percentuale nei due anni successivi fino al 34% del 2003; ma a quanto ammonta l’aliquota attuale dell’IRES?

Come si calcola l’IRES?

L’IRES è un’imposta di tipo proporzionale e personale e che prevede un’aliquota del 27,50%: un ammontare che presto si ridurrà. A partire dal 2017, infatti, si prevede un’applicazione pari al 24% grazie alle nuove misure messe in campo nella Legge di Stabilità del 2016. Ma su quali soggetti ricade il pagamento dell’imposta?

Sono le società a dover corrispondere questa imposta: si tratta di compagnie di tipo cooperativo, le società di capitali e quelle di mutua assicurazione. Anche gli enti pubblici o privati sono tenuti al pagamento dell’imposta indicata con il codice 2001 o i cosiddetti trust che abbiano la residenza nel nostro paese e che non abbiano come finalità le attività di tipo commerciale.

L’imposta va a ricadere sul reddito d’impresa tranne nei casi, precedentemente indicati, in cui l’attività non può essere classificata come di tipo commerciale: queste ultime sono soggette, infatti, all’IRPEF: l’imposta sul reddito delle persone fisiche.

La compilazione del modello F24, con il codice tributo 2001, è quindi l’unico adempimento esatto per effettuare pagamento dell’IRES, attraverso le modalità previste. Solo la prima rata dell’imposta può essere corrisposta attraverso questo codice mentre cambiano le formule per i versamenti successivi.

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Indicare l’importo e il numero della rata pagata è indispensabile per effettuare un corretto versamento della stessa evitando di ripetere l’intera procedure o, peggio, incorrere in sanzioni pecuniarie.